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Morire di Coronavirus nelle case di riposo: così gli anziani più fragili diventano vittime del contagio

Il 90 per cento dei defunti a causa della pandemia aveva più di 70 anni. La polemica politica sulla gestione delle RSA e le indicazioni degli esperti di SIGOT (Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio)

Di Lorenzo Zacchetti
Pubblicato il 3 Apr. 2020 alle 17:38
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Quasi il 90 per cento dei defunti finora registrati a causa del Coronavirus aveva più di 70 anni. Benché le statistiche ufficiali vadano prese con le opportune cautele, il dato di fondo è chiarissimo e implacabile, come confermato a livello globale anche dall’OMS. Oltre agli ospedali, dove il numero di anziani ricoverati è molto elevato, il problema riguarda in particolare le RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali). Se già la convivenza in regime di comunità rappresenta un elevato rischio di contagio (come ad esempio nel caso del carcere) le persone che si trovano in casa di riposo hanno in più il problema della fragilità.

Definire questa condizione non è scontato come potrebbe sembrare. Il Prof. Alberto Pilotto, presidente eletto di SIGOT (Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio) spiega: “Parliamo di ‘anziano fragile’ con riferimento a quel soggetto che, di fronte a un evento di stress, quale è la pandemia da Covid-19, non è in grado di rispondere in maniera adeguata e quindi soccombe, con un aumentato rischio di eventi negativi: mortalità, disabilità e aggravamento delle proprie condizioni generali”. “Le priorità spesso vengono stabilite prevalentemente in base all’età del paziente, anche se presa singolarmente l’età non può fornire indicazioni precise sulla prognosi del soggetto, basti considerare la grande eterogeneità funzionale e clinica che presentano anziani della stessa età”, evidenzia il Prof. Pilotto.

“Per questo è necessario valutare il grado di fragilità del paziente, che è dato dalle comorbidità e dall’assetto funzionale, cognitivo e psicosociale dell’individuo. Questa valutazione multidimensionale è molto importante nell’approccio clinico all’anziano, tanto che negli ultimi decenni la Geriatria ha promosso la metodologia della valutazione multidimensionale come strumento cruciale per la prevenzione e la cura dell’anziano. Sulla base di questo principio, SIGOT ha promosso uno studio che coinvolgerà anche alcuni paesi Europei sulla valutazione multidimensionale degli anziani con infezione da Covid-19. Lo studio misurerà il ruolo della fragilità nell’accesso alle terapie invasive e sulla mortalità nei pazienti anziani affetti da Coronavirus. Solo così riusciremo a capire il peso della fragilità nel determinare le conseguenze di questa infezione”.

Il problema è particolarmente sentito laddove il Coronavirus si è manifestato con maggior virulenza, ovvero in Lombardia. Nei giorni scorsi, il Forum del Terzo Settore ha parlato di “strage degli innocenti”, ma il bilancio in seguito si è ulteriormente aggravato per via di numerosi decessi: nel solo mese di marzo ce ne sono stati ben 79, nelle sole due residenze comunali del Quartiere Corvetto a Milano. Ciò ha spinto il Consigliere di Municipio 4 Giacomo Perego a richiedere al Presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana di “prendere in mano subito le situazioni di propria responsabilità, come la gestione dell’emergenza sanitaria nelle case di riposo”. Una richiesta che, spiega l’esponente del PD, “non ha a che fare con la polemica politica. Non possiamo permettere che l’inerzia a proteggere le persone più fragili vada oltre! Dove sono i protocolli della Regione Lombardia? Come si difende la vita umana anche dentro queste strutture? Mi sembrano domande di umanità, prima che di politica. La vita di un anziano malato ha uguale valore e dignità da preservare”.

Inevitabilmente, lo scontro politico fa da sottofondo a una vicenda che vede proprio in Regione Lombardia il suo fulcro. Il Vicepresidente dell’Assemblea, Carlo Borghetti del PD, durante l’ultima seduta del Consiglio ha perso le staffe per via del rifiuto da parte della maggioranza di discutere le proposte avanzate dal centrosinistra per contenere il contagio, respingendo la richiesta di un consiglio straordinario dedicato alla sanità. Il dibattito quindi si è spostato fuori dall’aula e Borghetti ha invitato la Regione a rivedere la propria strategia, facendo in modo che nelle RSA non vengano alloggiati pazienti positivi al test COVID: “In Lombardia, secondo l’ISS tra febbraio e marzo la mortalità nelle RSA è del 19,2%, in Veneto è del 6,2%: il Veneto ha adottato la strategia opposta della Lombardia, anche sui tamponi agli operatori sociosanitari”.

L’europarlamentare Pierfrancesco Majorino, già assessore alle Politiche Sociali del Comune di Milano, invoca addirittura l’intervento della Prefettura: “La situazione nelle case di riposo della Lombardia è drammatica. La Regione sta facendo di tutto per mettere a tacere, come polvere da nascondere sotto il tappeto, un contesto terribile che si è determinato in queste settimane, laddove non si dava alcuna importanza agli aspetti riguardanti la gestione del Coronavirus all’esterno delle strutture ospedaliere”. “Possiamo affermare che le RSA, sia nel territorio metropolitano che all’esterno di esso, pur con numeri diversi e magari a fronte di tentativi recenti messi in atto dai gestori, sono bisognose di investimenti a tappeto, anche a prescindere dalla natura giuridica dei singoli istituti. A fronte di tale scenario, credo si renda indispensabile l’intervento delle Prefetture. In particolare nell’ambito territoriale dell’area metropolitana milanese credo che l’intervento diretto del Prefetto attraverso l’istituzione di un Comitato ad hoc potrebbe svolgere quella funzione di controllo mirato e di coordinamento degli interventi che, evidentemente, altri non riescono a garantire”.

Sul tema, anche il centrodestra esprime delle critiche. Stefano Bolognini, assessore alle Politiche Sociali della Regione Lombardia, nei giorni scorsi ha criticato il Governo nazionale per la mancanza nel Decreto Cura Italia di “fondi per le persone con disabilità gravi e gravissime e per i ‘caregivers’ che con grande amore si prendono quotidianamente cura di loro”. L’esponente leghista si è quindi augurato che nel decreto previsto per il mese di aprile “vengano stanziati soldi per il potenziamento del Fondo Nazionale per la Non Autosufficienza, FNA. Un fondo istituito proprio al fine di sostenere economicamente le persone con disabilità gravi e gravissime che necessitano di assistenza domiciliare continua”.

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