“Kobe Bryant è colpevole dell’incidente in elicottero che lo ha ucciso”: lo dice il legale del pilota defunto

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 14 Mag. 2020 alle 13:11 Aggiornato il 14 Mag. 2020 alle 13:12
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Kobe Bryant colpevole dell’incidente in elicottero: lo dice il legale del pilota

Kobe Bryant è colpevole dell’incidente in elicottero in cui è morto”: sono passati quasi quattro mesi da quel tragico giorno ma adesso, nel processo che si è aperto per accertare le responsabilità dello schianto del velivolo che ha portato al decesso del campione NBA e altre 8 persone lo scorso 26 gennaio, emerge una nuova versione dei fatti. E’ quella fornita dal rappresentante legale del pilota defunto Ara Zobayan, secondo cui il campione NBA avrebbe delle responsabilità per quello che è successo sulle colline di Los Angeles. Tutti a bordo, ha spiegato il rappresentante legale (che è il fratello di Zobayan), erano consapevoli dei rischi di volare in quelle condizioni climatiche, con una fitta nebbia che limitava fortemente la visibilità.

“Tutti – ha detto l’uomo davanti ai giudici, secondo quanto ricostruito dal portale Tmz – conoscevano i rischi e hanno accettato volontariamente di volare. Tale negligenza è stata un fattore sostanziale nel causare l’incidente”. Il processo contro il pilota defunto, accusato di negligenza per aver volato nonostante la nebbia e aver raggiunto una velocità eccessiva, è stato fortemente voluto dalla moglie di Kobe Bryant, Vanessa, che ha citato in giudizio anche la compagnia Island Express e gli agenti di polizia che hanno scattato delle foto pochi minuti dopo l’incidente. Anche la difesa della compagnia aerea si è concentrata sul concetto di “tragica fatalità”, dal momento che “Kobe Bryant e Gianna avevano una reale conoscenza di tutte le circostanze, dei particolari pericoli e di una valutazione dei rischi associati al volo e all’entità di questi. Hanno proceduto ad affrontare un rischio noto e si sono volontariamente assunti il pericolo di incidente o di lesioni che ne avrebbero impedito il procedimento per il risarcimento dei danni”.

Le indagini hanno confermato che quel 26 gennaio, attorno a Los Angeles, c’era una nebbia molto fitta e che l’elicottero, prima di mettersi in viaggio, ha girato in cerchio per 15 minuti in attesa dell’autorizzazione a volare. Al momento dell’impatto su una delle colline della zona, il velivolo viaggiava a 296 chilometri orari. Nessuna delle 9 persone presenti a bordo – compresa la figlia 13enne del campione NBA, Gianna – è sopravvissuto allo schianto.

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