Liegi-Bastogne-Liegi 2026: Paul Seixas all’esame di Tadej e Remco
Domenica 26 aprile si chiuderà la campagna del Nord con la quarta delle cinque classiche monumento stagionali. Dopo Milano-Sanremo, Giro delle Fiandre e Parigi-Roubaix, andrà in scena l’edizione 112 della Liegi–Bastogne–Liegi, denominata la Doyenne per la sua anzianità. In realtà, pur essendo la più antica tra le classiche, la Liegi non è la più disputata a causa di un’interruzione di 14 anni tra il 1894 e il 1908. Il record per edizioni svolte, infatti, spetta alla corsa delle pietre che quest’anno ha toccato quota 123.
Si pedalerà per 259 chilometri, sette in più dell’anno scorso. Come da tradizione, i 100 iniziali, fino al passaggio a Bastogne, saranno privi d’asperità. La musica cambierà totalmente nel rientro verso Liegi, infarcito di difficoltà che raggiungeranno il loro culmine nel trittico storico conclusivo di salite, composto dalle tre Cote (Redoute, Forges e Roche-aux-Faucons).
Le ultime cinque Doyenne sono state nel segno degli eterni duellanti: il campione del mondo Tadej Pogacar (UAE Team Emirates XRG) e il fiammingo Remco Evenepoel (Red Bull Bora Hansgrohe). Lo sloveno, trionfatore solitario nelle ultime due edizioni, aveva già conquistato nel 2021, proprio sul traguardo di Quai des Ardennes, il suo primo successo in una gara monumento al termine di un’incredibile volata a cinque in cui aveva beffato negli ultimi metri l’allora campione del mondo, il francese Julian Alaphilippe (Tudor Pro Cycling Team). Il millennial belga era poi subentrato con due vittorie consecutive nel 2022 e 2023, anche se va detto che era mancato lo scontro diretto con il fuoriclasse di Komenda, assente nel primo caso per la morte della madre della compagna, Urška Žigart. e caduto a metà gara, fratturandosi il polso, dodici mesi dopo.
Difficile a credersi ma domenica si potrebbe assistere all’irruzione sulla scena di un terzo incomodo, desideroso di porre fine al duopolio. Il dominio di Tadej e Remco, infatti, verrà messo in discussione dal nuovo fenomeno del ciclismo mondiale: il 19enne francese Paul Seixas. Il nativo di Lione, d’origine portoghese, ha già dato del filo da torcere al campione del mondo, cedendo per ultimo a inizio marzo sulle Strade Bianche. Dopo 50 giorni, i due torneranno a confrontarsi. Tadej, nel frattempo, ha messo in carniere, Sanremo e Fiandre, finendo secondo alla Roubaix, mentre il vincitore dell’ultimo Tour de l’Avenir, per parte sua, ha dominato il Giro dei Paesi Baschi, prima di trionfare mercoledì scorso nella Freccia Vallone sul Muro d’Huy. Dovere di cronaca impone di menzionare quattro outsider che, realisticamente, potranno aspirare a un posto sul podio: il già citato Alaphilippe, il tandem Lidl Trek composto dal teatino Giulio Ciccone, secondo l’anno scorso, e dal danese Mattias Skjelmose, sconfitto in volata da Evenepoel domenica scorsa all’Amstel Gold Race, e il britannico Thomas Pidcock (Pinarello Q36.5 Pro Cycling Team), bruciato per mezza ruota da Pogacar il 21 marzo scorso sul traguardo di Via Roma.
Saranno 19 in tutto i corridori azzurri al via d’una classica che ha visto ben 12 affermazioni italiane. Dopo l’estemporaneo successo di Carmine Preziosi, un avellinese emigrato in Belgio, nel 1965, nel quarto di secolo dal 1982 al 2007 ci sono stati ben 11 trionfi tricolori. Iniziò Silvano Contini il giorno di Pasqua del 1982, seguito da Moreno Argentin, con tre vittorie consecutive tra il 1985 e il 1987, coronate nel 1991 con una splendida accoppiata Freccia Vallone – Liegi. A cavallo del nuovo millennio ci sono state le due doppiette toscane del pisano Michele Bartoli, 1997 e 1998, e del livornese Paolo Bettini, 2000 e 2002. Davide Rebellin nel 2004 ha conquistato la Doyenne, completando, primo nella storia, il tris delle Ardenne, Amstel – Freccia – Liegi, poi ripetuto da Philippe Gilbert nel 2011. L’ultima vittoria azzurra nel 2007 porta la firma dell’abruzzese Danilo Di Luca, un prestigioso preludio del suo trionfo al successivo Giro d’Italia.