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Taglio dei parlamentari, cosa prevede la riforma e cosa cambia

Tutte le principali informazioni sulla riduzione del numero di deputati e senatori

Di Donato De Sena
Pubblicato il 8 Ott. 2019 alle 13:15 Aggiornato il 8 Ott. 2019 alle 19:15
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Immagine di copertina

Taglio dei parlamentari: le principali informazioni

Oggi, martedì 8 ottobre 2019, è il giorno del via libera in Parlamento del taglio dei parlamentari. La Camera dei deputati ha approvato in via definitiva la riforma con 553 voti a favore e 14 contrari (Qui tutte le informazioni utili).

Qui indichiamo tutte le principali informazioni della riforma, cosa cambia e quanto si risparmia con la legge che riduce il numero di deputati e senatori.

Cosa cambia

Con la riforma il numero dei parlamentari si riduce di circa un terzo, passando dagli attuali 945 a 600. Ii deputati scendono da 630 a 400 e i senatori calano invece da 315 a 200. Si riducono del 36,5 per cento i componenti elettivi di Camera e Senato con 230 deputati e 115 senatori in meno.

La proposta di legge costituzionale approvata dal Parlamento chiede la modifica modificati gli articoli 56 e 57 della Costituzione che determinano il numero di deputati e senatori.

Il testo per il taglio dei parlamentari come ogni disegno di legge costituzionale dev’essere approvato due volte alla Camera e due al Senato. Nel dettaglio l’articolo 138 della Costituzione stabilisce che le leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni con un intervallo di almeno tre mesi, e devono essere approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.

La riforma è stato già approvata in prima deliberazione dal Senato in un testo unificato il 7 febbraio scorso, poi alla Camera dei Deputati il 9 maggio, e in seconda deliberazione di nuovo a Palazzo Madama l’11 luglio. Pochi giorni fa è arrivato l’ok della Commissione Affari Costituzionali di Montecitorio. Ieri è arrivata all’esame dell’Aula. Oggi è previsto il quarto ed ultimo via libera dell’assemblea.

La soglia della maggioranza assoluta alla Camera è fissata a quota 316 voti, la metà più uno dei complessivi 630 seggi.

Ovviamente con il taglio di deputati e senatori cambia il rapporto tra parlamentari eletti e abitanti.

L’agenzia si stampa Agi, ha confrontato dati Eurostat e database dell’Inter-Parliamentary Union, organizzazione che riunisce i parlamenti di gran parte degli Stati del mondo, per verificare in che misura il rapporto varia.

Ebbene, attualmente in Italia, considerando con 945 parlamentari eletti e i 60,4 milioni di abitanti, c’è un rapporto di un eletto ogni 64mila persone. Se passasse la riforma costituzionale, con 600 parlamentari eletti, avrebbe un rapporto di un eletto ogni 101mila abitanti.

Con il taglio dei parlamentari l’Italia diventa quarto Paese con la peggiore rappresentanza in Europa dopo la Germania, che ha un rapporto di un eletto su 117mila, la Francia, un eletto ogni 116mila, Olanda, un eletto ogni 115mila. Una dato simile sarebbe quello del Regno Unito, con un eletto ogni 102mila.

Il referendum

La riforma del taglio dei parlamentari potrebbe essere sottoposta a un referendum. Come stabilisce l’articolo 138 della Costituzione le leggi costituzionali sono sottoposte a referendum popolare se entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne fanno domanda un quinto dei membri di una Camera o 500mila elettori o cinque Consigli regionali. Trattandosi di un referendum confermativo non c’è bisogno di raggiungere il quorum del 50 per cento di partecipazione al voto.

Il referendum confermativo viene evitato quando la legge viene approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi.

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