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Zona rossa, la scienza si smarca dalla politica: “Vi avevamo avvisato che andava fatta, non ci avete ascoltato”

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 12 Giu. 2020 alle 15:40 Aggiornato il 12 Giu. 2020 alle 16:04
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Nel continuo rimpallo di responsabilità tra il governo e la Regione Lombardia sulla mancata istituzione della zona rossa nei comuni bergamaschi di Alzano Lombardo e Nembro durante i primi giorni di marzo, la scienza si smarca dalla politica, e ribadisce forte e chiaro di aver fatto tutto il possibile per offrire agli amministratori le evidenze scientifiche necessarie a prendere le giuste decisioni a tempo debito. Il 2 marzo l’Istituto Superiore di Sanità evidenziava, in una nota visionata in esclusiva da noi di TPI “l’incidenza di contagi da Covid-19” nei due comuni e ne raccomandava l’isolamento immediato e la chiusura. Che, come noto, non è avvenuta, e ora l’obiettivo dei pm di Bergamo che indagano sulla mancata chiusura, e che oggi a Roma hanno sentito il premier Conte in un colloquio di tre ore, è quello di capire se spettava istituirla al Governo o alla Regione, e se il non aver isolato i due comuni sia stata una delle cause che ha portato all’alto numero di morti per Covid nella Val Seriana.

Ma il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità e membro del Comitato Tecnico Scientifico Silvio Brusaferro, che è stato già sentito dai Pm il 10 giugno in qualità di persona informata sui fatti, non ci sta. E agli atti dell’inchiesta è stato acquisito proprio il verbale della riunione svolta il 3 marzo dal Cts, in cui si dà conto di una telefonata tra gli scienziati del comitato e l’assessore alla Sanità Giulio Gallera.  Nella nota, riportata oggi dal Corriere della Sera, è scritto: “Nel tardo pomeriggio sono giunti all’Istituto superiore di Sanità i dati relativi ai Comuni di Alzano e Nembro. Al proposito è stato sentito per via telefonica l’assessore Gallera e il direttore generale Caiazzo che confermano i dati relativi all’aumento. I due Comuni si trovano in stretta prossimità di Bergamo e hanno una popolazione rispettivamente di 13.639 e 11.522 abitanti. Ciascuno dei due paesi ha fatto registrare attualmente oltre 20 casi, con molte probabilità ascrivibili ad un’unica catena di trasmissione. Ne risulta pertanto che l’R0 è sicuramente superiore a 1, il che costituisce un indicatore di alto rischio di ulteriore diffusione del contagio”.

Nel verbale viene specificato che fu proprio il Comitato a proporre “di adottare le opportune misure restrittive già adottate nella “zona rossa” anche in questi due Comuni al fine di limitare la diffusione nelle aree contigue”. E il giorno dopo Brusaferro inviò una relazione a Palazzo Chigi per ribadire la necessità di “chiudere”. La scienza, dunque, aveva tracciato la strada, e anche se il premier Conte, nel ribadire la sua tranquillità rispetto alle scelte prese in quei giorni, ha affermato di non poter disporre all’epoca di un “nessun manuale”, la nota dell’Iss e del Cts, e la relazione di Brusaferro, potevano essere considerate come tale. Proprio come ha fatto notare lo stesso Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, che in un’intervista rilasciata al programma di Rai Tre Agorà, ha ribadito quella che è stata sin dall’inizio la posizione della comunità scientifica e dei consulenti del governo in merito alla chiusura dei due comuni divenuti poi il lazzaretto d’Italia. “Noi abbiamo sollevato l’attenzione sulle aree dove c’erano il numero maggiore di casi e sono state fatte, con una tempistica stringente e non perdendo assolutamente tempo, tutte le analisi che hanno permesso al decisore politico di fare le scelte del caso”, ha dichiarato. Scelte poi diverse da quelle suggerite dalla scienza, che ora non vuole essere coinvolta nello scarica barile tra governo e Regione.

Durante il colloquio che si è svolto oggi tra il premier e la pm di Bergamo Maria Cristina Rota, Conte ha ribadito ancora una volta che la Regione Lombardia aveva gli strumenti tecnici per agire in autonomia come hanno fatto altre Regioni. Intanto, nel corso delle indagini, la Procura ha acquisito tutto il materiale d’inchiesta esclusivo di TPI, tra cui proprio la nota ufficiale di risposta che il premier ha inviato al nostro giornale per spiegare di chi era la responsabilità di istituire la zona rossa nella Val Seriana. Acquisite anche le dichiarazioni di Marco Bonometti, presidente di Confindustria Lombardia, e la lettera di Giuseppe Marzulli, il direttore dell’ospedale di Alzano che il 25 febbraio chiedeva di chiudere l’ospedale a causa del Covid-19 rimanendo però inascoltato. Tutte testimonianze raccolte da TPI e dalla giornalista Francesca Nava.

L’inchiesta di TPI sulla mancata chiusura della Val Seriana per punti:

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