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Coronavirus, la Lombardia chiede la chiusura totale delle attività. Conte verso il sì

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 11 Mar. 2020 alle 11:33 Aggiornato il 11 Mar. 2020 alle 11:34
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Coronavirus, Lombardia chiede la chiusura delle attività: Conte verso il sì

Da ieri la Regione Lombardia chiede a gran voce la chiusura totale delle attività commerciali in tutta Italia, per fronteggiare al meglio l’emergenza Coronavirus: la notizia di oggi è che, dopo un’iniziale chiusura, il governo guidato dal premier Giuseppe Conte sta seriamente valutando l’ipotesi di accogliere la richiesta. Lui stesso, nella conferenza stampa di stamattina dopo il Cdm che ha stanziato 25 miliardi di euro come risorse straordinarie per contrastare l’epidemia, il presidente del Consiglio ha infatti dichiarato: “Ho sollecitato il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, a formalizzare le sue richieste, motivandole. Siamo in attesa di queste motivazioni: da parte del governo non c’è nessuna chiusura verso misure più restrittive. L’obiettivo prioritario è tutelare la salute dei cittadini”.

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, il presidente del Consiglio starebbe già lavorando su un nuovo decreto, che andrà a integrare e sostituire quello con cui tutta Italia è stata definita “zona protetta“, con forti limitazioni negli spostamenti. Conte ha dunque aperto alla possibilità di consentire alle Regioni di stabilire indipendentemente ulteriori chiusure, pur rimanendo all’interno di un quadro normativo nazionale. Purché vengano garantiti ugualmente i servizi essenziali: supermercati, farmacie, informazione. In altre parole: concedere maggiore libertà alle regioni di emanare ordinanze restrittive sulle attività commerciali, seppur di concerto con l’esecutivo.

La linea di Conte – che in conferenza ha più volte sottolineato come l’esigenza di tutela della salute pubblica vada coordinata con quella di evitare una crisi economica senza precedenti – non sarà dura come quella chiesta dalla Lombardia e in generale ieri da tutte le opposizioni. Ieri, tra l’altro, a Palazzo Chigi sono arrivati Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Maurizio Lupi (Noi con l’Italia), per chiedere formalmente la chiusura totale delle attività in tutta Italia. All’uscita, le dichiarazioni soprattutto del leader della Lega erano state molto dure contro il governo, reo secondo Salvini di non aver accolto le sue richieste.

Il problema più grande, per il presidente del Consiglio, è quello di coordinare le istanze delle varie voci in campo. Le autorità sanitarie, le opposizioni, ma anche le rappresentanze dei lavoratori e delle aziende, su tutte Confindustria. Senza dimenticare i possibili problemi di ordine pubblico derivanti da un’ipotetica chiusura totale delle attività, visto anche cosa è successo qualche giorno fa in molti supermercati d’Italia.

“È il tempo della fermezza – aveva dichiarato in mattinata Fontana – e chiediamo di chiudere tutto adesso (tranne i servizi essenziali) per ripartire il prima possibile. Le mezze misure, l’abbiamo visto in queste settimane, non servono a contenere questa emergenza Coronavirus“. A fargli eco anche l’assessore regionale al Welfare lombardo, Giulio Gallera: “Chiudere per 15 giorni interamente almeno la Lombardia può servire a ridurre o bloccare la diffusione del virus, lo dicono gli esperti. Perché noi altri 15 o 20 giorni con una crescita così forsennata delle persone nei pronto soccorso e nelle terapie intensive non li reggiamo, non li regge la Lombardia e non li regge l’Italia”. Oggi, a quanto sembra, il governo sembra quindi maggiormente intenzionato a dar loro ascolto, seppur con delle limitazioni.

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