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Home » Politica

Elezioni europee, nel simbolo Pd non c’è il nome di Elly Schlein e in quello del M5S compare l’hashtag #pace

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Si è concluso il deposito dei contrassegni per le elezioni europee che si terranno l’8 e il 9 giugno. Il numero di contrassegni depositati è stato di 42, leggermente in calo rispetto di 49 delle scorse europee. Poche le sorprese rispetto alla vigilia, ma diverse novità rispetto alle ultime tornate elettorali.

Nel corso di tutto il deposito ha tenuto banco la questione del nome della segretaria Elly Schlein da inserire nel contrassegno elettorale del PD: una questione che ha aperto un notevole dibattito all’interno del partito con prese di posizioni abbastanza forti e diversi mal di pancia. Alla fine, al fianco del logo del PD comparirà solo la miniatura del logo del Partito Socialista Europeo, di cui i Dem fanno parte.

Novità anche per il Movimento Cinque Stelle, che aggiunge bel logo la parola #pace : si tratta del primo caso di hashtag in un simbolo in un’elezione nazionale.

Nella prima tornata nazionale dopo la morte del suo fondatore, Forza Italia riconferma il suo contrassegno con la scritta “Berlusconi presidente”, e inserisce una pulce col simbolo di Noi Moderati, con cui il partito ha un accordo.

Poche modifiche grafiche per Fratelli d’Italia (che toglie il cerchio concentrico tra il nome di Giorgia Meloni e quello del partito), nessuna per la Lega, che non inserisce riferimenti al fatto che le liste ospiteranno candidati dell’UDC. I centristi presentano invece ugualmente il proprio simbolo, ma solo a scopo cautelativo, ed è uno dei due scudi crociati presenti sulle bacheche del Viminale insieme a una Democrazia Cristiana (in passato tale simbolo è stato depositato da più persone anche nella stessa occasione). Nessuna novità nemmeno per Alleanza Verdi e Sinistra.

In linea con gli annunci della vigilia il contrassegno di Stati Uniti d’Europa, che ospita sei simboli (Italia Viva, +Europa, PSI, Libdem e Radicali Italiani): il nome Stati Uniti d’Europa è però presentato anche da un’altra lista legata al mondo radicale che deposito il simbolo già nel 2019 e lo stesso concetto è espresso nel no e di “Stati Uniti aderenti all’Euro”.

Anche la lista di Azione, come annunciato, presenta ben 8 simboli al suo interno: un affollamento non paragonabile a quello dei 20 simboli all’interno del contrassegno della lista Libertà di Cateno De Luca, un record secondo l’esperto di simboli politici ed elettorali Gabriele Maestri.

Ci sono poi Democrazia Sovrana e Popolare di Marco Rizzo e Francesco Toscano e Pace Terra Dignità, promossa da Michele Santoro: entrambe si stanno cimentando con la difficile raccolta firme.

Non mancano poi gli autonomisti: due liste valdostane e i sudtirolesi dell’SVP, così come le certezze: la terza posizione in bacheca di Sacro Romano Impero Cristiano di Mirella Cece e l’ultima di Italia dei Diritti, con Antonello De Pierro che tradizionalmente consegna in zona Cesarini. E ricompaiono simboli storici che non sempre hanno trovato spazio sulle schede negli ultimi anni, come Forza Nuova e Italia Reale. Non mancano i doppioni oltre a quelli già citati: due Italexit (uno dentro la lista Libertà, uno in tandem con gli animalisti), due Pirati, e ben tre Insieme Liberi (uno all’interno del contrassegno Libertà di Cateno De Luca)

È bene sottolineare che non tutti i contrassegni finiranno sulla scheda: ci andrà chi gode dell’esenzione dalla raccolta firme, mentre chi si cimenterà nella raccolta delle sottoscrizioni ci sarà solo raggiunto l’obiettivo, e non per forza in tutte e cinque le circoscrizioni.

Non è però detto che chi deposita il simbolo lo faccia per andare sulla scheda: essere sulle bacheche del Viminale può essere anche un modo per testimoniare l’esistenza di una forza politica o per evitare che quello stesso simbolo sia usato da altri. Inoltre, l’ordine di deposito dei contrassegni non influisce in alcun modo sull’ordine con cui compariranno sulla scheda.

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