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Coronavirus, farmacisti italiani senza mascherine ad alto rischio contagio: l’Esercito potrebbe produrle “ma il Ministero non ce l’ha mai chiesto”

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Coronavirus, farmacisti senza mascherine ad alto rischio contagio: l’Esercito potrebbe produrle “ma il Ministero non ce l’ha mai chiesto”

Le mascherine filtranti contro il Coronavirus scarseggiano, in alcune aree sono proprio introvabili. Eppure, l’AID – Agenzia Industria Difesa – potrebbe produrne in quantità e in modo tempestivo. Raggiunto al telefono, il generale di corpo d’Armata dell’Esercito, Antonio Zambuco, spiega: “Abbiamo la possibilità di produrre mascherine filtranti, la potenzialità c’è. Il Ministero della Salute ha ventilato questa ipotesi, ma non si è arrivati a tale conclusione, non è stata resa ancora operativa”. Manca l’ufficializzazione della richiesta, ma si potrebbe fare.

Le mascherine filtranti sono quelle di tipologia avanzata, possono bloccare polveri, fumi e nebbie di liquidi (fino al 98 per cento, una delle tipologie si chiama Ffp3), mentre le mascherine normali, quelle chirurgiche più diffuse a tre strati verdi o blu, possono non avere effetti filtranti (come se un moscerino possa essere fermato da una rete di calcio). Per capire l’ordine di grandezza: 1 milione di coronavirus messi in fila non raggiungono 1 millimetro.

 

 

I sanitari a rischio contagio sono sotto gli occhi di tutti, da nord a sud. Non solo medici e infermieri, come è indubbio pensare, ma anche i farmacisti: che sono in prima linea tutti i giorni. Ecco, per loro – i farmacisti – non ci sono dispositivi sanitari adeguati: non hanno l’obbligo dell’uso di mascherine filtranti. “Rischiamo di essere i nuovi untori, in farmacia entrano tutti, senza appuntamento” (e in ogni condizione di salute), dice Giovanni Zorgno membro del comitato centrale del Fofi (federazione Ordini Farmacisti Italiani). Quando entrano dalle 150 alle 200 persone al giorno – per farmacie di medie dimensioni -, a meno di un metro dal bancone, è difficile essere tutelati e tutelare gli altri. Le farmacie sono sempre aperte, hanno una funzione pubblica e ci va anche chi ha sintomatologie in corso: stati febbrili, tosse, ecc. In questi giorni sono state prese d’assalto visto che al Pronto Soccorso non si può andare e i medici di base fanno triage telefonico (ergo, nessuno mette piede negli studi medici ma si va direttamente in farmacia).

Ad ora, dall’Agenzia della Difesa ci confermano la presenza di 7.500 mascherine in deposito, ferme da anni e ora in verifica (da alcuni giorni, perché potrebbero essere dispositivi riutilizzabili), ma queste non sono sufficienti: ne andrebbero prodotte altre in tempi rapidi. Abbiamo girato la domanda al Ministero della Salute: perché non si ufficializza la richiesta all’Agenzia della Difesa, per avviare la produzione di mascherine filtranti? Ma non abbiamo ottenuto ancora alcuna risposta.

 

 

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