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Coronavirus, l’esperto: “L’epidemia non finirà quest’anno”

Il professor Yuen Kwok-yung, dell'università di Hong Kong: "Prima tutti i Paesi temevano la Cina, ma adesso è il contrario: è Pechino a rischiare di essere contagiata, di nuovo"

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 8 Mar. 2020 alle 19:50 Aggiornato il 9 Mar. 2020 alle 13:41
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Coronavirus, quando finisce l’epidemia? L’esperto: “Non quest’anno”

CORONAVIRUS, QUANDO FINISCE? – Mentre l’Italia scopre sempre di più gli effetti preoccupanti dell’emergenza Coronavirusla Cina – da cui l’epidemia è partita a fine dicembre – sembra vedere ormai la luce in fondo al tunnel: tuttavia, secondo il professor Yuen Kwok-yung, dell’università di Hong Kong, non c’è molto da esultare perché “il Covid-19 non sarà debellato entro la fine dell’anno”. Sono dunque troppo ottimistiche, secondo l’esperto, le stime cinesi secondo cui, almeno nel Paese del Dragone, ad aprile non ci saranno più nuovi contagi da Coronavirus.

A sostegno della sua tesi, Yuen ha dichiarato nel corso di un’intervista televisiva che la situazione in Cina potrebbe migliorare in estate (già, oggi, ad esempio sono stati registrati “solo” 44 nuovi casi rispetto a ieri, un record assoluto), ma in inverno potrebbe esserci una ricaduta. Il motivo? L’epidemia potrebbe essere importata dagli altri Paesi, soprattutto da quelli dell’emisfero meridionale. “Pensiamo che l’epidemia probabilmente non finirà” – ha detto Yuen – perché ci saranno quelli che chiameremo ‘contagi importati al contrario’. Mi spiego meglio: all’inizio altri Paesi temevano la Cina, ora è Pechino a temerle perché da loro i casi sono moltissimi e potrebbero reintrodurre il virus anche qui”.

Per questo motivo, il professore ha elogiato le iniziative del governo di Hong Kong, che negli ultimi giorni ha deciso che tutte le persone che rientrano dall’Iran, dalla città di Daegu e dalla provincia di Gyeongsang settentrionale nella Corea del Sud e dalle regioni Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto in Italia (i tre Paesi con più contagi al mondo dopo la Cina), dovranno affrontare una quarantena obbligatoria di 14 giorni. Un modo per contenere al massimo l’epidemia e garantire la maggiore sicurezza dei cittadini. “Se tutti si lavano la mano, indossano sempre una maschera e mantengono le distanze sociali, il rischio di infezione sarà ridotto. È una questione di conformità”, ha aggiunto il professore, che ha spiegato anche che il ceppo originario di Coronavirus è ormai mutato ma che non per questo è diventato più letale.

In ogni caso, sull’ipotetica data di conclusione del Coronavirus, Yuen è stato perentorio: “Tra il tempo necessario per sviluppare il vaccino e per renderlo poi somministrabile, servirà ancora un anno, forse un anno e mezzo”.

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