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Coronavirus, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori: “Sulla mancata zona rossa molti errori e ritardi”

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Il primo cittadino bergamasco ha anche ammesso di aver sbagliato in prima persona sottovalutando i primi casi di Covid-19

Coronavirus, Giorgio Gori: “Sulla mancata zona rossa molti errori e ritardi”

Sulla mancata zona rossa nella bergamasca sono stati fatti “molti errori e ritardi”: lo ha dichiarato il sindaco di Bergamo Giorgio Gori in un’intervista a La Stampa in cui ha ripercorso i giorni dell’emergenza Coronavirus, durante i quali la sua città è diventata epicentro mondiale della pandemia di Covid-19. Secondo Gori l’errore principale commesso da tutti, lui compreso, è quello di non aver capito cosa stava accadendo: “Eravamo convinti tutti che il virus potesse passare nel giro di poche settimane senza stravolgere le nostre vite. È una assoluta ammissione di errore da parte mia. Sicuramente ho sbagliato. E non ho ricevuto pressioni dagli industriali. In quei giorni ho parlato con il direttore generale di Confindustria di Bergamo, ed era favorevole all’opzione della chiusura”.

Sulla mancata zona rossa nella Val Seriana, di cui TPI ha svelato i retroscena in un’inchiesta giornalistica in più parti, secondo Gori “la decisione di istituire la zona rossa poteva essere presa sia dalla regione sia dal governo. Non credo sarà facile accertare le responsabilità. In quel momento anche un giorno contava. Poteva fare la differenza”. Il sindaco di Bergamo, infatti, ribadisce che sono stati fatti degli errori come “chiudere e riaprire l’ospedale di Alzano“, senza dimenticare che “la partita dell’Atalanta contro il Valencia a Milano è stato un acceleratore. Anche io, quella sera, ero in tribuna con mio figlio: non sapevamo”. Gori, però, ricorda anche che “non erano solo gli amministratori lombardi a minimizzare”. “Il primo contagio è del 23 febbraio” ha ricordato il sindaco del Partito Democratico – “eravamo zona gialla. Ristoranti e bar aperti, ma ricordo Roberto Burioni in televisione spiegare che prendeva le stesse precauzioni di una normale influenza e ricordo Ferruccio De Bortoli invitare le persone ad uscire”.

Sulle zone rosse istituite in altre Regioni, Gori afferma: “In Emilia-Romagna, nel Lazio e in Campania sono stati istituite per decisione Regionale. Fontana quindi aveva facoltà di chiudere”. E proprio sull’operato della Regione Lombardia, Gori non risparmia critiche all’istituzione guidata da Attilio Fontana affermando che è “inadeguata a fornire i dati sull’epidemia, fare autocritica è necessario. Il cambio del direttore generale della sanità lombarda mi sembra un segnale eloquente”.

L’inchiesta di TPI sulla mancata chiusura della Val Seriana per punti:

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