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Caso camici, il governatore della Lombardia Fontana indagato: “Regione corretta”

Il governatore è indagato per frode in forniture pubbliche. Salvini lo difende: "Malagiustizia a senso unico"

Di Enrico Mingori
Pubblicato il 25 Lug. 2020 alle 08:30 Aggiornato il 29 Lug. 2020 alle 18:13
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Immagine di copertina
Il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana. Credit: ANSA/Mourad Balti Touati

Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, risulta indagato nel fascicolo sulla fornitura di camici alla stessa Regione da parte della società del cognato, la Dama spa. Il reato contestato al governatore è frode in pubbliche forniture. “Duole conoscere questo evento, con le sue ripercussioni umane, da fonti di stampa”, ha commentato su Facebook Fontana. “Sono certo dell’operato della Regione Lombardia che rappresento con responsabilità”.

L’inchiesta è condotta dalla Procura di Milano. La vicenda è quella portata alla luce dal programma tv Report. Il 16 aprile la Dama – il cui titolare è Andrea Dini, cognato di Fontana – vende alla Regione Lombardia 75.000 camici e 7.000 set sanitari per 513.000 euro. Passa qualche settimana, Report si interessa del caso e il 20 maggio Dini invia una mail ad Aria, la centrale acquisti della Regione Lombardia, in cui comunica di voler tramutare la vendita in donazione, rinunciando a farsi pagare i 49.353 camici e 7.000 set già consegnati. L’ipotesi dei magistrati è che Dini lo abbia fatto perché preoccupato di essere scoperto, volendo quindi far passare l’operazione economica per un semplice atto di generosità in una fase così difficile per la regione, alle prese con l’emergenza Coronavirus.

Per i pm l’operazione configura comunque un’assegnazione senza gara in conflitto di interessi (fra l’altro la moglie di Fontana, sorella di Dini – non indagata – detiene una quota del 10 per cento in Dama). Dini e Filippo Bongiovanni, direttore di Aria, sono indagati per turbata libertà di scelta del contraente.

Ma non solo. I magistrati ritengono anche che la Dama – dopo aver trasformato la vendita in donazione – non potesse comunque sottrarsi all’obbligo contrattuale di fornire alla Regione l’intera quantità di materiale per la quale si era impegnata il 16 aprile: all’appello mancano ancora circa 25mila camici, che – dopo la mail di Dini ad Aria – non sono più stati consegnati. E la Regione non li pretese. Di qui l’ipotesi di reato per frode in pubbliche forniture per Fontana (in concorso con Dini e Bongiovanni).

“Non sapevo nulla della procedura e non sono mai intervenuto in alcun modo”, si è sempre difeso il presidente. Ora però – racconta Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera – è spuntato un bonifico che lo stesso Fontana ha tentato di effettuare il 19 maggio, il giorno prima che suo cognato decidesse di trasformare la vendita in donazione. Il bonifico – 250mila euro – era destinato alla Dama spa e proveniva da un conto corrente svizzero intestato al governatore e gestito da un trust. Trattandosi però di un personaggio politicamente esposto e di una somma rilevante, l’antiriciclaggio ha segnalato l’operazione, che successivamente è stata cancellata.

Questo tentativo di bonifico, comunque, fa pensare che in realtà Fontana fosse a conoscenza di quanto era accaduto fra Regione e Dama e che in questo modo volesse compensare di tasca propria il cognato, che di lì a poco avrebbe appunto tramutato la vendita in donazione.

Messaggio politico elettorale. Committente: Tobia Zevi

Caso camici Lombardia, Salvini difende Fontana
Il leader della Lega, Matteo Salvini, difende Fontana: “Attilio Fontana ‘indagato’ perché un’azienda ha regalato migliaia di camici ai medici lombardi. Ma vi pare normale?”, scrive Salvini su Twitter. “La Lombardia, le sue istituzioni, i suoi medici, le sue aziende e i suoi morti meritano rispetto. Malagiustizia a senso unico e ‘alla Palamara’, non se ne può più”.

L’inchiesta di TPI sulla mancata chiusura della Val Seriana per punti:

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