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Lombardia, i camici per i medici forniti dalla ditta della moglie di Fontana. Il caso

La vicenda emerge da un'inchiesta di Report. La replica della Regione Lombardia: “Il presidente non ne era a conoscenza". E spunta anche il caso Lombardia Film Commission, fondazione legata alla Regione. Sotto i riflettori l'acquisto di un immobile e presunti legami tra la Lega e la 'ndrangheta

Di Lorenzo Zacchetti
Pubblicato il 7 Giu. 2020 alle 09:16 Aggiornato il 7 Giu. 2020 alle 13:54
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Immagine di copertina
Attilio Fontana Credits: ANSA

Non c’è davvero pace in Regione Lombardia, dove la tempesta politica continua a infuriare. Nemmeno il tempo di archiviare il controverso caso-Baffi e subito altri due casi ben più spinosi esplodono dalle parti di Palazzo Lombardia. L’edizione odierna del Fatto Quotidiano riporta un’anticipazione della puntata di Report che andrà in onda domani e nella quale si racconta una storia che riguarderebbe direttamente il Presidente Attilio Fontana. L’inchiesta di Giorgio Mottola (in collaborazione con Norma Ferrara) verte sulla fornitura di camici per la Regione Lombardia, nel periodo di piena pandemia di Covid-19.

La vicenda viene anticipata questi termini: “Il 16 aprile la Dama SpA si aggiudica, senza gara, una fornitura di camici alla Regione Lombardia – tramite Aria, l’agenzia regionale pubblica degli acquisti – per 513mila euro. La Dama spa, che produce il noto marchio Paul&Shark, appartiene per il 10%, tramite la DIVADUE srl, alla moglie di Attilio Fontana, Roberta Dini. Il resto delle quote fa riferimento, tramite una fiduciaria svizzera, al fratello: Andrea Dini”.

Il Fatto Quotidiano pubblica anche la versione della Regione Lombardia: “Della vicenda il presidente non era a conoscenza. Sapeva che diverse aziende, fra cui la Dama Spa, avevano dato disponibilità a collaborare con la Regione per reperire con urgenza Dpi in particolare mascherine e camici per strutture sanitarie”. Viene inoltre precisato che, il successivo 22 maggio, Dama Spa ha stornato la fattura. Aria e il Presidente Fontana in seguito hanno spiegato che tale storno è avvenuto prima che Regione saldasse la fattura, quindi senza movimento materiale di denaro. Nel contempo, Fontana ha annunciato una querela nei confronti de Il Fatto Quotidiano e una diffida a Report dal mandare in onda “un servizio che non chiarisca in maniera inequivocabile come si sono svolti i fatti e la mia totale estraneità alla vicenda”

All’inviato di Report, Andrea Dini ha spiegato che si sarebbe trattato di un equivoco sulla natura della collaborazione con l’ente: non una fornitura, bensì una donazione. “Quando io non ero in azienda durante il Covid, chi se ne è occupato ha male interpretato, ma poi me ne sono accorto e ho subito rettificato tutto, perché avevo detto ai miei che doveva essere una donazione”, ha detto Dini, come dovremmo vedere integralmente nella puntata di Report di domani (sempre che vada in onda, vista la diffida di Fontana).

“È una vicenda ancora troppo opaca. Il presidente Fontana chiarisca se, all’ombra del dramma del Covid, ci sono stati o meno affari di famiglia.” Lo dice il senatore di LeU Francesco Laforgia, annunciando una interrogazione urgente in merito “a ciò che emerge in queste ore a seguito di inchieste giornalistiche”

Lo stesso Report, ma soprattutto il settimanale L’Espresso, hanno portato alla luce un’altra vicenda delicata: quella relativa a Lombardia Film Commission, fondazione deputata a sostenere la realizzazione di video e film nella regione. In questo caso, sotto i riflettori dei colleghi è finito l’acquisto di un’immobile sito a Cormano, in provincia di Milano, per 800mila euro. Un’operazione risalente al 2018, all’inizio dell’attuale mandato della Regione..

La questione è da tempo oggetto di dibattito a Palazzo Lombardia e si è fatta ancora più calda dopo l’ulteriore articolo pubblicato dall’Espresso la scorsa settimana. La consigliera del PD Paola Bocci spiega: “È trascorso più di un mese da quando abbiamo fatto richiesta di audizione in commissione del nuovo vertice di Lombardia Film Commission e nel frattempo sono uscite nuove, inquietanti, rivelazioni relative all’acquisto del capannone di Cormano, vicenda già di per sé oscura che lo stesso assessore all’Autonomia e Cultura Stefano Bruno Galli bollò come ‘imprudente’. Perché Regione Lombardia continua a rimandare l’audizione? Chiediamo chiarezza e trasparenza. Sulla vicenda della compravendita dell’immobile di Cormano abbiamo fatto formale richiesta di accesso agli atti, per avere copia dei verbali di tutte le sedute del Cda e dell’assemblea dei soci in cui si è parlato del notevole investimento compiuto nel 2018. Anche la crisi del settore dell’audiovisivo è sempre più marcata, ed è una ragione in più per cui è necessario ascoltare al più presto dalla voce del presidente Alberto Dell’Acqua quali siano le iniziative che intende assumere per dare sostegno e contribuire a rilanciare il comparto”.

Dell’inchiesta nei giorni scorsi si è discusso anche a Palazzo Marino, dove il Presidente della Commissione Cultura Angelo Turco ha chiesto che il Comune di Milano esca dalla compagine societaria: “Secondo il settimanale, parliamo di flussi di denaro pubblico alla Lega, prestanome della ‘ndrangheta, plusvalenze anomale nell’acquisto della sede a Cormano e del coinvolgimento di figure direttamente collegate al partito di Salvini. Ho sottolineato il ruolo del Comune, da sempre critico sulla gestione dell’ente, e proposto che, in assenza di chiarezza da parte della Regione, il Comune faccia un passo indietro rispetto al proprio ruolo di socio”, ha dichiarato l’esponente Dem.

A fargli eco è anche David Gentili (Milano Progressista), presidente della commissione antimafia del Comune, il quale ha suggerito “che l’Amministrazione Comunale rivaluti se proseguire a sostenere ancora la Fondazione Lombardia Film Commission alla luce delle nuove rivelazioni che Giovanni Tizian e Stefano Vergine hanno pubblicato sulle pagine dell’ultimo numero de L’Espresso”. L’assessore alla cultura del Comune Filippo Del Corno ha auspicato che “le ombre” sulla questione vengano dissipate, altrimenti “l’ipotesi avanzata dai consiglieri Turco e Gentili dovrà essere considerata e probabilmente assunta”.

Il fatto che il clima sia molto “caldo” in città lo si capisce anche dalla scritta apparsa in un sottopasso sotto il cavalcavia Schiavo, nella zona sud dei Navigli: “Fontana assassino, Sala zerbino”. Un fatto grave e preoccupante, soprattutto in considerazione del fatto che il Presidente della Regione era già stato offeso con il medesimo epiteto con scritte rivendicate dai Carc (Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo). La prefettura di Varese ha disposto di proteggere Fontana mettendolo sotto scorta, mentre il suo avvocato Jacopo Pensa ha depositato in procura un dossier sul “clima d’odio” che si è tradotto in insulti e minacce sia sui social che inviati attraverso lettere anonime.

Sembra invece più tranquillo, fortunatamente, il clima intorno a Giulio Gallera, anch’egli nelle scorse settimane oggetto di forti polemiche. Secondo quanto appreso da TPI, l’assessore al Welfare sarebbe peraltro prossimo all’avvicendamento nella Giunta regionale.

“Fontana assassino, Sala zerbino’ è la grande scritta in bianco apparsa sul muro di un sottopasso nella zona sud dei Navigli, fra via Chiesa Rossa, sotto al cavalcavia Schiavoni, Milano, 6 giugno 2020. ANSA/MATTEO CORNER

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