L’educazione sentimentale nella fase 2

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 15 Mag. 2020 alle 11:37 Aggiornato il 15 Mag. 2020 alle 12:54
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Immagine di copertina
Credit: Ansa

È che la vita, il flusso sentimentale, non ci sta dentro i decreti e non si è ancora abituato del tutto al virus. Sbrodola da tutte le parti, è fatta di migliaia di piccoli particolari che ci vorrebbero milioni di pagine per scriverli tutti, per questo la fase 2 che arriva lunedì, la riapertura senza autocertificazione tenuta in tasca è qualcosa che ha lo stesso sapore della fase prima che non abbiamo ancora digerito, che ci è rimasta attaccata addosso con la casa come forse non l’avevamo mai vissuta prima, spazio quotidiano e costretto dove abbiamo dovuto inventarci per non impigliare gli spigoli di tutte le nostre fasi, della paura, del disorientamento, della speranza e poi della paura ancora e della speranza che si spegneva.

Qualche giorno fa ho accompagnato per la prima volta i miei figli dai nonni. Un saluto veloce, distanziato, con l’ombra delle mascherine a mortificare gli sguardi e con l’atteggiamento affettato di chi proprio non riesce a abituarsi alla paura degli affetti. Li ho osservati, le mie due generazioni che sono le mie sponde, mentre provavano goffi a interpretare questo volersi bene che va dal naso alla fronte, senza potere leggere le rughe dei sorrisi e gli angoli della bocca.I miei figli si sono messi tutti negli occhi, hanno provato a traslocare tutto il corpo nelle pupille per dire l’amore, il dispiacere e il senso di inadeguatezza a cui non riescono a dare un nome. Quanta tenerezza fanno i nonni e i bambini quando devono imparare un nuovo modo di volersi bene. Sono così uguali, così fragili. Lo chiamano distanziamento sociale ma è un riconoscersi nello stesso mare, come due buoni compagni di viaggio, due marinai.

La fase 2 saranno i nostri sguardi che hanno imparato a deviarsi, ad affettarsi dietro le mascherine e che ora vedono il pericolo dappertutto. Sarà questa nuova forma che dobbiamo imparare a indossare, questa affettività che esce a strisce dai pochi buchi che ci sono concessi per avere contatti con il mondo. E poi ci sarà la paura, la paura di chi ha dovuto rendersi conto che il mondo cambia irresistibilmente senza nemmeno avvisarci: chi ha subito un profondo cambiamento non può scrollarsi il dubbio che ne arrivi un altro, ancora peggiore. Volevamo imparare a cambiare il mondo, abbiamo avuto poche settimane per imparare a farci cambiare dal mondo. Buona fase 2, a noi, che abbiamo un vocabolario sentimentale da imparare in fretta e furia.

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