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Coronavirus, storia del medico di Wuhan arrestato e obbligato dalla polizia a mantenere il silenzio sui casi trovati già a dicembre

Il dottore aveva avvertito sui primi casi di polmonite, ma è stato costretto dalla polizia locale a firmare una lettera di segretezza. Anche lui ha contratto il virus e ora la Corte Suprema cinese gli dà ragione: "Il ritardo è stato cruciale per l'epidemia"

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 1 Feb. 2020 alle 12:20 Aggiornato il 1 Feb. 2020 alle 13:03
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Immagine di copertina
Medico al lavoro contro il Coronavirus Credit: Ansa

Coronavirus, medico di Wuhan aveva diagnosticato 27 casi già a dicembre

L’emergenza Coronavirus si sta espandendo in tutto il mondo. Sono quasi 12mila i casi di contagio accertati e 259 le persone morte a causa del virus. Sabato 1 febbraio nei media internazionali si affaccia l’ipotesi del ritardo per la quarantena a Wuhan, epicentro dell’epidemia, dovuto a un insabbiamento delle informazioni da parte del regime cinese. 

Oltre ai messaggi dei ricercatori e alle ammissioni dei politici locali sul silenzio durato oltre 10 giorni, c’è una storia nella storia. Quella del medico di Wuhan che a fine dicembre 2019 aveva già diagnosticato ben 27 casi di polmonite da Coronavirus. A riportarlo è giornale online di approfondimento Quartz.

Il medico che aveva previsto tutto

Il giornale cinese Beijing News (link in cinese) ha pubblicato le dichiarazioni di questo medico, che ha detto di “essere stato convocato dalla polizia di Wuhan a causa delle informazioni che ha condiviso in un gruppo di ex studenti di medicina il 30 dicembre 2019″.

Il dottore aveva detto al gruppo che c’erano ventisette casi di polmonite in ospedale da SARS, il virus che ha causato un’epidemia in Cina nel 2003.

Inizialmente il medico aveva lasciato il beneficio del dubbio per “identificare al 100 per cento il virus”, come riportato anche dal  South China Morning Post, ma non ha fatto in tempo a lanciare l’ìallarme: è stato infatti convocato due volte alla stazione di polizia locale e costretto a firmare una lettera promettendo di non divulgare ulteriormente l’epidemia.

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Coronavirus a Wuhan: i casi confermati

Lo stesso giorno in cui il medico ha condiviso i messaggi, le autorità sanitarie locali hanno annunciato che la città aveva confermato 27 casi di un nuovo tipo di virus, molti dei quali collegati a un mercato del pesce.

Dopo la convocazione, il medico ha curato un paziente che aveva la febbre e la cui scansione polmonare indicava polmonite. Tre giorni dopo, è stato il dottore stesso a contrarre la malattia e a essere trasferito in un reparto di isolamento. Anche i suoi genitori sono stati infettati e ricoverati in ospedale, secondo il South China Morning.

Il medico è tra le persone che sono finite sotto il giudizio della Corte Suprema cinese, che però oggi dà loro ragione.

La risposta della Corte Suprema cinese

Dopo venti giorni, la Corte Suprema cinese ha preso le parti dei medici che avevano avvertito sulla diffusione del Coronavirus e si è scagliata contro la polizia, sostenendo che gli ufficiali di Wuhan non avrebbero dovuto punire il gruppo di personale medico per “aver diffuso voci” sulla malattia.

In un articolo pubblicato sull’account dei social media della Corte suprema un giudice con sede a Pechino ha affermato che, sebbene le informazioni condivise nel gruppo non fossero accurate, avrebbero dovuto essere tollerate: “Quelle informazioni definite inizialmente rumors potevano invece essere fondamentali per far indossare le mascherine in tempo e fermare, grazie alla prevenzione, l’espandersi della terribile epidemia“.

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