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Home » Esteri

Donald Trump si sottopone al terzo checkup in 13 mesi: “Sto benissimo”

Immagine di copertina
Il presidente Usa Donald Trump. Credit: ZUMAPRESS.com / AGF

Il presidente Usa, che compirà 80 anni il 14 giugno, atteso oggi al Walter Reed National Military Medical Center per un controllo di routine. Ma foto e sondaggi raccontano un'altra storia

A meno di tre settimane dal suo 80esimo compleanno, Donald Trump, il presidente più anziano ad essersi mai insediato alla guida degli Stati Uniti si sottoporrà oggi, martedì 26 maggio 2026, al terzo ciclo di controlli medici degli ultimi 13 mesi presso il Walter Reed National Military Medical Center, nei pressi di Washington D.C.
L’agenda sanitaria dell’inquilino della Casa bianca, già anticipata dal suo staff all’inizio di questo mese con la rassicurante formula di rito dei “controlli medici e odontoiatrici annuali di routine nell’ambito di regolari cure preventive”, non ha fatto altro che alimentare le speculazioni, tra lividi sulle mani, caviglie gonfie e un calo nei sondaggi sulla fiducia nella lucidità del presidente. “Sto benissimo”, ha più volte assicurato Trump, senza riuscire a placare le polemiche.

La versione ufficiale
Il precedente appuntamento risale all’aprile del 2025.  Ad ottobre dello stesso anno però, Trump, che compirà 80 anni il 14 giugno prossimo, era tornato al Walter Reed National Military Medical Center per quello che fu definito un approfondimento “programmato”, una precisazione che, anziché chiudere la questione non fece che alimentare i dubbi. All’inizio dell’anno poi si era parlato di un ulteriore controllo, senza che fossero resi noti dettagli precisi sulla natura degli esami a cui si sarebbe sottoposto il presidente.
Il suo medico personale, il dottor Sean Barbabella, aveva cercato di sgombrare il campo dalle preoccupazioni più serie affermando che gli accertamenti erano serviti a “escludere in maniera definitiva problemi cardiovascolari”. A ottobre poi aveva aggiunto che Trump avrebbe il cuore e il sistema vascolare di un 65enne.

Immagini online
Le foto degli ultimi mesi infatti mostrano lividi visibili sulle mani di Trump, alcuni apparentemente coperti dal trucco. La spiegazione fornita dalla Casa bianca chiama in causa i farmaci anticoagulanti assunti dal presidente; che ha ammesso di assumere cardioaspirina in dosi superiori a quelle raccomandate, che provoca gonfiore come effetto collaterale. Trump invece ha personalmente attribuito i lividi alle frequenti strette di mano.
A luglio scorso poi, la Casa bianca aveva ufficializzato la diagnosi di insufficienza venosa cronica agli arti inferiori, una condizione tutt’altro che rara nelle persone anziane, che si manifesta con un gonfiore alle caviglie. Il rimedio principale sarebbe il movimento regolare ma il tycoon non ha mai nascosto la sua allergia all’esercizio fisico.
A tutto questo si aggiungono due visite dentistiche di routine tenute in Florida, mentre la Casa bianca continua a ribadire che il presidente si trova in “eccellenti condizioni di salute”. Lo stesso Trump sottolinea a ogni occasione gli ottimi risultati conseguiti nei test cognitivi somministrati durante i controlli al Walter Reed National Military Medical Center.
Ma queste rassicurazioni non sono bastate a placare il chiacchiericcio, soprattutto sui social, dove circolano spesso video e foto del presidente con gli occhi semichiusi, come fosse addormentato, durante gli eventi pubblici.

Fiducia in calo
Anche i sondaggi sembrano dare corpo a questi dubbi, almeno parzialmente. Soltanto il 40% degli americani, secondo una rilevazione condotta ad aprile da Ipsos per il Washington Post e l’ABC, ritiene che Trump abbia ancora la lucidità necessaria per svolgere il suo ruolo, in calo rispetto al 47% del settembre scorso. Il 44% lo giudica in buona forma fisica, anche qui segnando però un calo rispetto al 54% di appena sette mesi fa. Numeri che raccontano un’erosione lenta ma costante della fiducia, indipendentemente da quello che dice la Casa bianca, nelle capacità di Trump.
Va ricordato che i presidenti statunitensi non sono legalmente obbligati a rendere pubblico il proprio stato di salute, sebbene lo facciano per consuetudine. Una routine che lo staff di Trump sembra applicare in modo selettivo.

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