Le polemiche su Silvia Romano ricordano quelle sulle “due Simone” e su Greta e Vanessa

Di Clarissa Valia
Pubblicato il 11 Mag. 2020 alle 10:43 Aggiornato il 11 Mag. 2020 alle 17:02
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Silvia Romano, Simona Pari, Simona Torretta, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo. Credit: Ansa

Silvia Romano, Greta Ramelli, Vanessa Marzullo e le due Simone

Con il ritorno in Italia di Silvia Romano, la cooperante milanese rapita in Kenya il 20 novembre 2018, si è tornato a polemizzare sul presunto riscatto che lo Stato italiano avrebbe pagato per la sua liberazione. “Quanto ci è costato liberarla?”, “Quanto ha pagato lo Stato? Ci sono cose più importanti”, sono alcuni commenti che si leggono sui social in queste ore. Silvia Romano è stata criticata anche per la lunga tunica verde, che ha indossato scendendo dal Falcon che l’ha riportata in Italia dalla Somalia, e per la sua conversione all’Islam.

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Silvia Romano, Roma, 10 maggio 2020. Credit: ANSA/FABIO FRUSTACI

Ma le critiche che sono state mosse a Silvia Romano non sono una novità. Lo stesso avvenne per Simona Parri e Simona Torretta, soprannominate dalla stampa “le due Simone”, sequestrate nel 2004 in Iraq, a Baghdad, nella sede della Ong per cui lavoravano all’età di 29 anni. Furono liberate dopo 5 mesi e mezzo di prigionia. Al loro arrivo all’aeroporto di Ciampino si tenevano per mano sorridenti e indossavano lunghi caftani colorati. Dopo la liberazione ai giornalisti dichiararono che sarebbero ripartite per fare volontariato. E così fu: Simona Torretta pare sia in Libano impegnata in un progetto umanitario che coinvolge i bambini e Simona Pari in Guatemala.

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Roma. Foto dell’anno 2004. Iraq, le due italiane Simona Pari (L) e Simona Torretta al loro arrivo a Ciampino si tengono per mano. Credit: MAURIZIO BRAMBATTI ANSA-CD

Dopo le due “Simone”, ci fu il caso delle due cooperanti italiane Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, rapite in Siria nel 2014 e poi liberate nel 2015. Anche in quel caso le due giovani donne furono criticate per le foto ad Aleppo prima del rapimento dove entrambe si mostravano sorridenti e vestite da “hippy”. Secondo le malelingue erano in andate in Siria a divertirsi, non per fare volontariato.

Greta Ramelli (C) e Vanessa Marzullo (R) accolte dall’allora ministro degli Esteri Paolo Gentiloni all’areoporto di Ciampino a Roma il 16 gennaio 2015. Credit: ANSA/MASSIMO PERCOSSI
Greta Ramelli (S) e Vanessa Marzullo (nella foto tratta dal suo profilo Facebook) durante una manifestazione per la Siria a Milano. Le due giovani volontarie italiane, originarie della Lombardia. Credit: ANSA/FACEBOOK
Vanessa Marzullo e Greta Ramelli. Credit: ABACAPRESS.COM

A sollevare le polemiche sul riscatto ci ha pensato anche Matteo Salvini che commentando la liberazione di Silvia Romano da Lucia Annunziata a Mezz’ora in più, su Rai tre, ha detto: “È chiaro che nulla accade gratis”. “Auguro lunga e serena vita a questa ragazza, ma per rispetto di coloro che rischiano la vita per salvare altre vite, prima di dire ‘la prima cosa che farò sarà tornare in un luogo a rischio’, ci penserei due volte, ma ognuno fa quello che vuole della sua vita…”, aggiunge Salvini facendo riferimento al caso di Greta e Vanessa. “Prima di fare cose che mettano a rischio la vita di donne e uomini delle forze dell’ordine in Italia o nel Mondo bisogna pensarci cento volte “, ha detto l’ex ministro dell’Interno.

Anche la giornalista Flavia Perina ha sollevato la questione in un post Facebook dal titolo ironico “Il dress code delle rapite” e in un lungo articolo su Linkiesta.it.

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