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Vi racconto come Silvia Romano ha trasformato la mia paura in speranza

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 10 Mag. 2020 alle 09:46 Aggiornato il 10 Mag. 2020 alle 10:20
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Immagine di copertina
Silvia Romano. Credit: Ansa

Indefinito giorno di quarantena. Ho smesso di contarli da quando l’ansia mattutina mi è diventata quasi una compagnia, come un uccellino che si appoggia sul balcone e che aspetti per confermare un affetto congiunto che ti consenta di non dichiararti solo e rinchiuso. Nel pomeriggio arriva la notizia della liberazione di Silvia Romano, giovane ragazza rapita e poi sepolta dalla bile, dall’odio e da certa ignoranza che cerca tutti i giorni un nemico da additare anche se è una vittima. C’è la gioia, certo, una gioia che esplode perché arriva in un momento inaspettato, si accende sul crinale della paura che ormai tutto fosse perso: il nemico più pericoloso nei rapimenti è l’usura del tempo che leviga la speranza, giorno dopo giorno, portandosi via una centimetro al giorno come uno scoglio che diventa cavo o come una spiaggia che finisce mangiata.

La liberazione di Silvia Romano è il rigetto di un dolore che avevo trapiantato e di cui mi ero scordato. Liberano Silvia e vomiti di diciotto mesi che hanno stretto i nodi della preoccupazione.La liberazione di Silvia Romano però è anche la prepotente testimonianza di un mondo che c’è, che continua a esserci e che continua a muoversi anche sotto le braci del Covid. È la realtà che bussa alla porta e che ti ricorda di esistere ancora, forse per questo la notizia freme per tutto il Paese come una scossa di speranza che si era assopita. Il ritorno di Silvia nel mondo degli emersi, mentre noi ci siamo sommersi per sfuggire al virus, rinchiusi per salvarci, ristretti per non rischiare, è un’iniezione di consapevolezza che no, non esiste solo il Covid e che la realtà riesce ancora a raccontarci storie buone, il tempo continua a sciogliere i nodi, il presente non è immutabile ed è una notizia che ci permette di sperare di tornare anche noi.

Ho letto della liberazione di Silvia e mi sono guardato costretto nelle mie piccole cose, spaventato dalla metratura dei miei orizzonti e dallo sguardo che s’è fatto breve per il timore di infettarsi, anche lui, nei momenti di debolezza. Ancora una volta una storia di coraggio allarga i confini, i nostri, e ci riporta là fuori dove abbiamo paura di andare. Oggi è il giorno della mamma, la mamma di Silvia come regalo ha ottenuto la restituzione del cuore e anche noi ci sentiamo bene come non capitava da un po’. Dobbiamo alzare gli occhi per vederla tornare. Da quanto non alzavo lo sguardo, davvero, mi sono detto. Quanto ossigeno buono c’è ancora qui intorno.

Leggi anche: 1. Bentornata Silvia, oggi più che mai abbiamo bisogno del meglio della tua generazione / 2. Chi è Silvia Romano, la volontaria rapita in Kenya / 3. I filmati, le trattative coi terroristi, lo scambio finale: le tappe della liberazione di Silvia Romano 

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