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Omicidio WIlly, il patto tra i ragazzi sul Suv: “Silenzio sul pestaggio”

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 10 Set. 2020 alle 11:07
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Immagine di copertina

Omicidio WIlly, il patto tra i ragazzi sul Suv: “Silenzio sul pestaggio”

Sul Suv che da Colleferro, dove era appena avvenuto l’omicidio di Willy Monteiro Duarte, il ragazzo italo-capoverdiano di 21 anni morto dopo un pestaggio nella notte tra sabato 5 e domenica 6 settembre, i ragazzi di Artena avrebbero stretto un patto affinché ognuno di loro mantenesse il silenzio su quello che era accaduto. E’ quello che emerge dalle indagini sull’omicidio del giovane cuoco a Colleferro e dall’interrogatorio di garanzia tenutosi ieri a Rebibbia, in seguito al quale i fratello Marco e Gabriele Bianchi e Mario Pincarelli sono rimasti in carcere, mentre Francesco Belleggia è andato ai domiciliari.

Proprio Belleggia, durante l’interrogatorio, ha più volte ripetuto di non aver toccato Willy. Eppure, tre testimoni oculari hanno raccontato che proprio lui, con un braccio ingessato facilmente riconoscibile, era in mezzo al gruppo di ragazzi che si stavano picchiando davanti al pub “Duedipicche”. Nel viaggio di ritorno ad Artena, a bordo del Suv dei fratelli Bianchi, i ragazzi siglano il patto del silenzio sull’aggressione al giovane cuoco. L’idea era quella di indicare solo Mario Pincarelli come autore dei colpi mortali. “L’indagato Francesco Belleggia – si legge nell’ordinanza del gip, riportata da Repubblica – riferiva che i due fratelli Bianchi gli avevano consigliato di mantenere il silenzio sulle loro condotte”. Un consiglio che, vista la paura che i due incutevano in nemici e amici, sembrava più un’intimidazione.

Belleggia, tuttavia, ha deciso di rompere quel patto, raccontando agli inquirenti di aver visto Marco Bianchi dare un calcio “sul petto di Willy”. Gli altri, invece, accusano Pincarelli, come stabilito a bordo del Suv di ritorno ad Artena. Belleggia ha spiegato inoltre che la sera del 5 settembre si trovava nel pub con Pincarelli, quando quest’ultimo ha dedicato un commento volgare alla fidanzata di uno dei ragazzi di Colleferro. Belleggia, personalmente, si è scusato con il ragazzo. Ma poco dopo è stato proprio lui a far partire la rissa, sferrando il primo pugno a un amico di Willy e dei giovani di Colleferro, Federico Zurma. “Credevo mi stesse per colpire lui con una testata”, si è giustificato con il gip.

Nell’ordinanza che ha spedito Belleggia ai domiciliari, il giudice ha spiegato che la sua posizione relativamente all’omicidio di Willy “appare più sfumata”. Tuttavia, “le dichiarazioni rese da tre testimoni consentono di apprezzare anche a suo carico gravi e precisi indizi di colpevolezza per il reato cui si procede”.

Tutti gli approfondimenti di TPI sull’aggressione di Colleferro: 1. LA CRONACA: 21enne interviene per difendere un amico: massacrato a morte dal branco / 2. LA RICOSTRUZIONE: “Vi prego basta, non respiro più, così è morto Willy / 3. LA BIO: “Sognava di diventare come Totti”: chi era Willy / 4. I PROFILI: Dal culto per le arti marziali ai precedenti per spaccio: chi sono gli aggressori di Willy Monteiro / 5. LE INDAGINI: Colleferro, tre arrestati restano in carcere: Belleggia va ai domiciliari

6. Caso Willy, meno male che non lo avevate nemmeno toccato: l’autopsia rivela lesioni multiple sul suo corpo / 7. IL DETTAGLIO: Uno degli aggressori di Willy Monteiro insegnava arti marziali ai bambini / 8. LE OPINIONI: Willy ha pagato lo scotto più atroce, ma la sua morte può cambiare la percezione del razzismo in Italia (di G. Cavalli) / 9. Quel gesto vigliacco e codardo: infierire sul corpo di Willy quando era già in terra (di Lara Tomasetta) / 10. LA TESTIMONIANZA: “Per noi era come un figlio, sarebbe diventato un bravo chef”: parla il direttore dell’hotel dove lavorava Willy

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