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Se il Coronavirus serve a ricordare ai politici italiani che esistono gli (eccellenti) ricercatori precari

Prima di collaborare per l’isolamento del virus, Francesca Colavita aveva già dimostrato ampiamente passione e competenza nella ricerca che ne facevano una candidata ideale alla stabilizzazione. Eppure, solo adesso, la politica torna a parlare di fondi e stabilizzazioni

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 3 Feb. 2020 alle 12:52 Aggiornato il 3 Feb. 2020 alle 13:43
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Immagine di copertina

Serve il Coronavirus per ricordare ai politici che esistono ricercatori precari

Francesca Colavita è la 31enne ricercatrice dello Spallanzani che ha avuto il merito, insieme ad altre colleghe e colleghi, di isolare – primi in Europa – il Coronavirus.

Il suo nome e la sua storia hanno giustamente trovato spazio sulle pagine dei quotidiani nazionali e non solo, così come tra i tanti messaggi pubblicati sui social da esponenti del mondo della politica.

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In breve tempo la sua storia di precariato è diventata virale e progressivamente – come di consueto – in molti hanno provato a cavalcare l’ondata di indignazione per il mondo della ricerca italiana storicamente mortificato dalla scarsa attenzione dei governi che nel corso degli anni si sono succeduti.

Francesca Colavita, 31 anni appena compiuti, originaria di Campobasso, ha avuto finora un contratto determinato allo Spallanzani. Un contratto a termine, che ha fatto per anni di Colavita una ricercatrice precaria a 1.500 euro al mese, nonostante il professionismo e le abilità.

Dopo essersi distinta nella ricerca sul Coronavirus, è arrivata la promessa dell’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato: “Colavita sarà stabilizzata, perché rientra nei criteri normativi. Ma queste persone che lavorano nel silenzio per tutti sono risorse insostituibili per tutti noi”.

Prima di collaborare per l’isolamento del virus, però, Colavita aveva già dimostrato ampiamente passione e competenza nella ricerca, come lei stessa afferma in un’intervista a Fanpage:

“Sono sei anni che lavoro per lo Spallanzani, prima con un co.co.co, ora con un contratto annuale. Guadagno sui 20mila euro all’anno”. Da qui l’appello: “L’Italia deve dare più dignità ai ricercatori. Il nostro lavoro non è un gioco: anche la più piccola ricerca è il tassello di un puzzle che porta cure ed effetti. Ma bisogna passare per i piccoli passi, esperimenti a volte molto basilari. Mi auguro che questa occasione possa contribuire a far vedere la ricerca in modo diverso”.

Francesca aveva già maturato una professionalità non da poco: in passato aveva studiato il virus dell’Ebola, trasferendosi per lunghi periodi in Africa, in particolare partecipando anche a progetti di sicurezza e cooperazione allo sviluppo in Sierra Leone.

Eppure solo isolare il virus del momento ha fatto sì che si tornasse a parlare di ricerca, di finanziamenti e di stabilizzazione degli “eccellenti” precari di cui l’Italia è piena.

“Siamo tutti enormemente orgogliosi di Maria Rosaria Capobianchi, Francesca Colavita e Concetta Castilletti, le ricercatrici dello Spallanzani che hanno isolato il Coronavirus. Nella guerra contro il tempo per debellare l’epidemia, la ricerca italiana ha un posto d’onore. Eppure i nostri ricercatori devono vedersela a loro volta con molti nemici: precarietà, scarsità di stipendi, di risorse, di strutture, dileggio di alcuni politici. Ecco, contrastare la precarietà. mettere tutti in condizione di non rinunciare a studiare e ad eccellere. Il Governo faccia di questo la priorità della sua agenda. È l’unico vero modo per dire grazie alle ricercatrici dello Spallanzani”, afferma il senatore Pd Francesco Verducci, vice presidente commissione Cultura e Istruzione del Senato.

Anche il segretario del Pd Nicola Zingaretti ha scritto su Facebook: “Dopo l’isolamento del Coronavirus allo Spallanzani, ecco un buon punto concreto per il confronto nella maggioranza. Rilanciamo la nostra proposta del Piano per l’Italia: l’aumento dei fondi per la ricerca e l’assunzione di 10.000 ricercatori”.

Ma nella legge di bilancio appena approvata non c’è traccia di quell’aumento di fondi. Ma il segretario dem sembra fare orecchie da mercante e insiste:

“Si è fatta una grande scelta investendo sul massimo possibile in questo paese con il presidente della Conferenza rettori, proprio per sottolineare quanto c’è attenzione sulla priorità del settore della ricerca”.

Così il segretario Pd Nicola Zingaretti a margine di una iniziativa in Regione Lazio sul Coronavirus, a chi gli ricordava che proprio su questi temi si era dimesso il ministro Fioramonti. “Ora, dopo la manovra di bilancio – aggiunge – siamo alla ricerca dell’agenda 2023, cioè di una agenda di riforme e di investimenti per il futuro dell’Italia. A Rieti il Pd ha cominciato a lavorare su un piano per l’Italia, pochi punti chiari e non a caso al primo punto per riaccendere i motori italiani c’è il tema della conoscenza, della scuola, della ricerca, con l’innalzamento e l’ampliamento dell’obbligo scolastico e tra le proposte gli investimenti sulla ricerca e assunzione di 10mila nuovi ricercatori”.

L’unica vera risposta su questa contraddizione arriva così: “Non lo abbiamo fatto perché ora c’è il Coronavirus – ha concluso – lo abbiamo detto mesi fa e su questo insisteremo perché l’agenda nuova non va fatta sulle polemiche e sulle divisioni ma su cose concrete che interessano il futuro di questo paese” .

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