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“A Bergamo serviva la zona rossa da subito, è un dolore enorme vedere i tuoi amici cadere”: parla l’ex direttore del Papa Giovanni XXVIII

L'ex direttore del Giovanni Paolo XXIII racconta la situazione

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 13 Mar. 2020 alle 09:23 Aggiornato il 13 Mar. 2020 alle 12:28
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Credit: Ansa

Coronavirus Bergamo, il medico: “Dolore vedere i tuoi amici cadere”

“Dobbiamo trovare entro domani almeno cento posti per i malati di Covid-19 che non hanno ancora bisogno di cure intensive, così liberiamo letti per quelli più gravi”, dice Giuseppe Remuzzi, ex direttore del dipartimento di Medicina dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, una dei comuni più colpiti dall’emergenza Coronavirus.

Le sue parole spiegano molto sulla situazione: “Mi sento come un soldato che perde i suoi compagni. Un mio amico dottore ricoverato in pneumologia in situazione critica, altri due intubati. Quando vedi queste cose, con le persone che sono cresciute con te in questi anni, che cadono mentre il nemico avanza, ti viene da piangere, non ce la fai. Mentre parliamo vedo le ambulanze che continuano a passare, e su ogni ambulanza c’è un essere umano che non respira. Ecco come sto”.

Secondo Remuzzi, a Bergamo andava immediatamente creata la zona rossa, come è stato per Codogno e per il Lodigiano. “La situazione è peggiorata sempre di più e al momento è incontrollabile”. Mancano i medici e i tecnici: “Nelle ultime due settimane abbiamo formato 1.500 infermieri e medici. Abbiamo un disperato bisogno di personale. Abbiamo oculisti e dermatologi che stanno imparando l’assistenza respiratoria”.

“Qualcosa di enorme – racconta il medico – Due martedì fa erano tre morti. Sette giorni dopo, 33. Oggi, 58. Avranno anche avuto altre malattie, ma senza virus sarebbero ancora qui. E le polmoniti di questa settimana sono più gravi di quelle della settimana scorsa”.

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