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Vercelli, cinque anziani rifiutati da una Rianimazione muoiono dopo pochi giorni: l’ospedale aveva dato precedenza ai malati più giovani

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 3 Mag. 2020 alle 10:50 Aggiornato il 3 Mag. 2020 alle 11:35
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Immagine di copertina

Coronavirus, cinque ospiti di una casa di riposo rifiutati dalla rianimazione

Cinque ospiti di una casa di riposo di Vercelli sono stati rifiutati dalla Rianimazione dell’Ospedale perché il solo posto disponibile è stato assegnato a un paziente più giovane. Dopo pochi giorni gli anziani sono tutti morti. È accaduto a Vercelli la sera del 19 marzo, quando dopo il manifestarsi dei primi sintomi, il personale della struttura ha lanciato l’allarme e chiamato il 118. Al medico è bastato poco per riconoscere i sintomi del Covid-19, e i cinque pazienti sono stati dichiarati subito codice rosso, per un ricovero, ma nessuno di loro è riuscito ad entrare in ospedale: in Rianimazione al Sant’Andrea c’era solo un posto libero, e la priorità è stata data a malati più giovani. Così tutti quegli anziani, che secondo il medico dovevano essere ricoverati, si sono aggravati e hanno perso la vita.

L’episodio è accaduto la sera del 19 marzo, in piena emergenza Coronavirus, ma emersa solo ora nel corso dell’inchiesta che la Procura di Vercelli sta conducendo sulla casa di riposo di piazza Mazzini dove i cinque anziani sono morti e molti altri casi sono emersi da inizio marzo: i decessi sono stati oltre 40 e il sostituto procuratore Davide Pretti indaga adesso per omicidio colposo plurimo e procurata epidemia. Per ora nel registro degli indagati ci sono i nomi del direttore della casa di riposo, Alberto Cottini, e della direttrice sanitaria della struttura Sara Bouvet.

La sera del 19 marzo dopo che nessuno dei cinque anziani è stato accettato al Sant’Andrea, nei giorni in cui l’emergenza si faceva così grave da spingere l’ospedale a distribuire i pazienti di Covid tra le province limitrofe, il medico intervenuto nella casa di riposo ha allertato la Protezione Civile, che ha portato diverse bombole d’ossigeno, ma non è bastato: e così la preoccupazione che da giorni angosciava i familiari degli ospiti e i dipendenti è solo cresciuta. Dopo poco sono arrivati i primi esposti e la Procura di Vercelli ha iniziato ad indagare. Ad inizio aprile sono stati fatti i tamponi: su 84 pazienti 44 sono risultati positivi, e anche tra il personale si registrano alcuni casi. La Procura per ora ha disposto e fatto eseguire cinque esami autoptici sui corpi di altrettanti ospiti della casa di riposo morti tra il 2 e il 16 aprile. Gli esiti serviranno a stabilire se i decessi si possano attribuire al Coronavirus. Intanto, i carabinieri dei Nas di Torino e un consulente informatico della Procura di Vercelli hanno acquisito cartelle cliniche di ospiti e pazienti, ma anche tutta la corrispondenza per ricostruire le comunicazioni tra casa di riposo e Asl.

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