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I cani anti Covid fanno meglio dei tamponi: fiutano i positivi con un’efficacia del 95 per cento

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 24 Nov. 2020 alle 11:22 Aggiornato il 24 Nov. 2020 alle 11:24
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Immagine di copertina
Un cane addestrato a riconoscere il Sars Cov 2 Credits: Twitter

I cani da fiuto possono scovare il nuovo Coronavirus dal 95 al 100 per cento dei casi: è questa la scoperta del dottor Riad Sarkis, dell’Università St. Joseph di Beirut, che è parte del progetto di ricerca franco-libanese nato proprio per valutare l’impiego di questi animali negli aeroporti per individuare le persone positive al virus Sars-CoV-2.

Tutto è nato, ha detto Sarkis alla Bbc online, “dalla constatazione che i reparti Covid hanno un odore particolare e il fiuto dei cani ce lo ha confermato. Nei test, infatti, il cane fiuta diversi campioni di sudore umano affiancati: nei casi negativi si avvicina al successivo campione, mentre nei casi positivi si ferma davanti allo stesso campione, avvertendoci della positività”.

“Con i tamponi – ha osservato il ricercatore – abbiamo un’attendibilità del 70 per cento. Con i cani quasi del 100 per cento”. A Sarkis fa eco l’addestratore di cani David Berceau, che ha preparato a tale scopo una femmina di pastore belga. “Sono cani atletici con un’elevata resistenza. Sono veramente efficaci nello scovare il virus, e nel distinguere tra casi positivi e casi negativi”.

I cani anti-Covid potrebbero presto arrivare anche in Italia. È il progetto su cui sta lavorando l’organizzazione Onlus Mddi (Medical Detection Dogs Italy). “L’olfatto dei cani è incredibile e oggi già li usiamo per scoprire le malattie metaboliche e i tumori, con una percentuale di successo del 95-97 per cento. Per far questo lavoriamo su campioni biologici, ma non abbiamo esperienza su come maneggiare il virus attivo. In Germania, ad Hannover, stanno lavorando con il virus inattivo e noi stiamo studiando come fare”, spiega il direttore tecnico di Mddi, Aldo La Spina.

Il cane, grazie a una mucosa olfattoria particolarmente estesa (si calcola una superficie di 2 metri quadrati nel pastore tedesco contro i 5 cm quadrati nell’uomo), alla conformazione del naso (presenza nel cane di un recesso olfattorio che garantisce la permanenza e l’analisi degli odoranti per più tempo), e all’elevato numero di neuroni olfattori sulla mucosa olfattoria stessa, riesce a percepire una quantità straordinariamente elevata di sostanze organiche volatili. Prelevando, quindi, campioni dal paziente, il cane è in grado di segnalare molti composti organici volatili tra i quali i metaboliti derivati da infezioni virali come il Covid 19.

Dopo le malattie metaboliche e i tumori, il fiuto del migliore amico dell’uomo potrebbe dunque essere davvero d’aiuto per scovare anche il Coronavirus.

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