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Nella casa del Grande Fratello Vip molte maschere e pochi volti

Di Max Deliso
Pubblicato il 19 Set. 2020 alle 14:04 Aggiornato il 19 Set. 2020 alle 14:06
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Immagine di copertina

Grande Fratello Vip: seconda puntata

Nel lungo tragitto della vita, scriveva Pirandello, si incontrano più maschere che volti. Certo, scomodare un premio Nobel per raccontare di presunto alcolismo, apologia del fascismo inconsapevole e Alba Parietti cancella qualsiasi significato alla teoria dei quanti e delle stringhe, a una magia di tacco di Zlatan Ibrahimović contro l’Inter e al numero di panini seccati da Ciccio nella fattoria di Nonna Papera durante una normale giornata di fancazzismo, ma tant’è, è la vita, mi viene da pensare.

Come ormai tutti sappiamo, Flavia Vento ha battuto ogni tipo di record e si è data dalla casa dopo 24 ore, 11 minuti e 18 secondi, decimo più, decimo meno. Da anni tutti, o meglio, alcuni di noi, popolo di masochisti catodici e massa allucinata di menti contorte e annebbiate dal Lotto alle Otto, si domandano se ci fa o ci è, se finge o è proprio una da mandare a navigare sulla Martesana durante un periodo di nubifragi e bombe d’acqua.

Flavia, piombata in studio nelle braccia di Signorini tirata a lucido, racconta della nostalgia per i suoi cani e dell’indifferenza della sua famiglia che non ha voluto dar loro ricovero, scagliandosi poi contro la contessina Patrizia De Blanck, rea di averla descritta come un’ubriacona pronta per un trattamento all’Arkham Asylum.

Il seguente e scontato vaffanculo della nobildonna romana, alter ego di Sgarbi ma con meno femminilità, arriva vigoroso e tonante, seguito come al solito da tutta una serie di imprecazioni portuali in vernacolo e da un’indignazione genuina e grassa, tanto da spingerla a offrire alla malcapitata Vento uno psicanalista a proprie spese e una seduta dal suo parrucchiere, lo stesso di Cristiano Malgioglio.

Flavia, indignata, chiama in causa Dio e tutti i Santi, quindi chiede di rientrare nella tenzone nel caso un’amica fidata si offrisse di occuparsi dei suoi cagnolini. La chiosa di Pupo, “Flavia Vento e i sette cani”, potrebbe vincere il premio di battuta definitiva del 2020.

Finalmente, tanto attesa, fa il suo ingresso nella maison televisiva Elisabetta Gregoraci, ex moglie del negazionista Flavio Briatore. Viene messa subito a confronto con tutti i maschi beta presenti, compreso Fausto Leali, che solo pochi istanti prima aveva detto raucamente di avere guardato un sacco di documentari sulla seconda guerra mondiale prima di affermare che Mussolini aveva fatto delle cose buone e regalato la pensione sociale agli italiani.

Qualcuno dovrebbe spiegare al canuto cantante che i contenuti storici di YouPorn sono fuorvianti e che i DVD in regalo con Libero non aiutano nella costruzione di una coscienza politica attendibile.

Arriva quindi il momento del telecronista juventino Francesco Oppini, che fin dalla presentazione annuncia forfait qualora sua madre si facesse viva in trasmissione. Purtroppo per lui la telefonata in diretta di Alba Parietti arriva come un colpo di mannaia, inesorabile e inevitabile, ma solo per rintuzzare una sterile polemica innescata dalla Tigre dei Materassi, l’inesauribile contessina De Blanck, che le aveva dato della stronza d’emblée durante una dissertazione filosofica assieme ad alcuni discepoli gieffini.

Insomma, una casa popolata da molte maschere e pochi volti, dove però sta uscendo piano piano quello che è il vero protagonista di questa edizione: Mario Balotelli.

Fausto Leali e Massimiliano Morra, invece, stanno in nomination, come se fregasse qualcosa a qualcuno, se non fosse per il fatto che a spedire il più bello d’Italia 2010 nell’inferno del televoto è stata l’ex morosa Adua Del Vesco, che con lui, pare, non riesce a comunicare a causa di un fantomatico muro empatico che fa il paio con la scoperta di un buco nero grande come cento soli a sette milioni di anni luce dalla terra.

Oggi non ci saranno pagelle, già così basta e avanza, oltretutto per capire questo programma mi hanno spiegato che bisogna studiare il modello drammaturgico di Erving Goffman, che era un sociologo, anche se quasi quasi preferisco Antonella Elia che percula Stefania Orlando, lo sguardo imbarazzato di Guenda Goria mentre mamma Ruta gesticola tarantolata urlando come Wanna Marchi e, infine, il lato B di Francesca Pepe, regalato all’audience allo stesso modo in cui un pescivendolo cura un’orata davanti a un pubblico di massaie, ma tant’è, è la vita, mi viene da pensare.

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