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“Pride by your side”: la mostra online per raccontare l’amore LGBT

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“Pride by your side”: la mostra online per raccontare l’amore LGBT

L’arte e una mostra online per raccontare e sostenere l’amore in tutte le sue forme. Questo l’intento di “Pride by your side”, l’evento partito lo scorso 20 giugno e che andrà avanti fino al 30 settembre, che si svolge all’interno di ARTSPACE, spazio che la galleria romana FMB Art Gallery di Francesco Maria Boni dedica agli eventi speciali. In particolare la mostra racconta il mondo LGBT e punta a mettere in evidenza l’orgoglio della diversità di ogni singolo individuo che si manifesta nel rapporto intimo che abbiamo con noi stessi, ma anche con il mondo esterno con il quale ci relazioniamo. Agli artisti sono state date delle parole chiave sulle quali lavorare ed esprimersi: orgoglio, identità, unicità, sesso e sessualità.

Un’onda pride, che vuole unirsi virtualmente alle celebrazioni della comunità LGBTQI+, che solitamente hanno inizio nel mese di giugno, e che quest’anno sono state fortemente condizionate dall’emergenza Coronavirus. Un viaggio alla scoperta del proprio io, un percorso per riscoprire l’amore e il sesso come espressione del proprio essere. In tutto l’esposizione conta trentadue artisti in mostra, italiani ed internazionali, con circa trecento opere, tra fotografia e pittura, street art e illustrazione. Importante sottolineare come i ricavati della galleria saranno devoluti a due associazioni LGBT italiane: Casa Famiglia Refuge LGBT e Plus – Persone LGBT+ sieropositive. Refuge è il primo rifugio temporaneo per gay, lesbiche, bisessuali e transgender che sono stati maltrattati o cacciati dalle loro famiglie, mentre Plus effettua test virologici in modo anonimo, sicuro, veloce e gratuito, presso le sedi e le sedi LGBT, consultazioni post-diagnosi, campagne di sensibilizzazione, consulenze vis-a-vis e seminari.

Questi gli artisti in mostra: Connor Addison, Emiliano Alfonsi, Alberto Alicata, Alessia Babrow, Thomas Bires, Keith Buswell, Salvador Manzano Carabante, Cinzia Carbonelli e Adriana Seganti, Lidia Cestari, Stefano Cipollari, Stefano Coviello, Bianca Demo, Yasmine Elgamal, Enrike, Yisrael Dror Hemed, Linda Kocher, Ernesto Notarantonio, Gonzalo Orquin, Stefano Pallara, Grigorii Pavlychev, Massimo Perna, Nadir Pecvik, Paola Di Valentini, Paolo Pilotti, Irene Poli, Stefano Regondi, Francesco Ruspoli, Kou Shou, Fabio Turri, Marko Tubic, Alberto Torres Hernandez, Richard Wallace.

“Questa prima edizione è stata tanto impegnativa quanto ricca di soddisfazioni – dichiara Francesco Maria Boni, ideatore dell’iniziativa – Prima di tutto per le innumerevoli adesioni da parte di artisti da tutto il mondo che voglio ringraziare pubblicamente per aver reso Pride by your side 2020, con il loro contributo ed entusiasmo, una mostra evento unica al mondo. È stato anche sorprendente il riscontro da parte del pubblico dei social e non solo, nonché le neonate relazioni artistiche, che daranno i loro frutti nei prossimi mesi, con tanti altri progetti in arrivo. L’appuntamento è quindi al prossimo anno, per una seconda edizione ancora più ricca”.

“Penso che il nudo sia sempre rivoluzionario – spiega ancora Boni – perché espone la parte più intima e vera di ognuno di noi. Un corpo nudo non ha barriere né sovrastrutture. Semplicemente è quel che si vede, nel bene e nel male, nel bello o nel brutto. Ed è proprio questa la sua forza: mostrare la propria verità con orgoglio e coraggio senza timore del giudizio altrui. Compito dell’artista è prendere in consegna quel corpo, con la sua storia annessa, e riuscirla a raccontare dando valore all’intimo umano, reinterpretandolo con i propri strumenti. Per mostrare quello che si cela dietro una forma, una posa, una staticità apparente. Nella ‘banalità’ dell’essere, noi siamo i nostri corpi”.

Leggi anche: 1. “I gay sono contro natura”, la youtuber Morenamore nella bufera: interviene anche Chiara Ferragni / 2. Il patriarca che accusò i gay di aver provocato la pandemia ora è positivo al Covid-19 / 3. Padova, coppia gay aggredita dal branco per un bacio, la denuncia: “Siamo stanchi di subire”

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