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Inchiesta Fondazione Open, la procura chiede il rinvio a giudizio per Matteo Renzi e altri 10 indagati. Il leader di Italia Viva denuncia i magistrati

Immagine di copertina
Credit: Ansa

Inchiesta Fondazione Open: chiesto il rinvio a giudizio per Matteo Renzi

La procura di Firenze ha chiesto il rinvio a giudizio di Matteo Renzi e altri 10 indagati, tra cui figurano anche Luca Lotti e Maria Elena Boschi, per l’inchiesta sulla Fondazione Open (qui tutto quello che c’è da sapere).

Al centro delle indagini dei magistrati c’è l’ipotesi di finanziamento illecito ai partiti anche se per alcuni indagati sono ipotizzati vario titolo i reati di corruzione e traffico di influenze illecito.

A essere stati rinviati a giudizio, con l’udienza preliminare che è stata fissata per il 4 aprile, sono stati: Matteo Renzi, Luca Lotti, Maria Elena Boschi, Alberto Bianchi (ex presidente della Fondazione Open) e Marco Carrai (amico di Renzi). A loro si aggiungono gli imprenditori Patrizio Donnini, Riccardo Maestrelli, Pietro Di Lorenzo, Alfondo Toto e Giovanni Carucci e Carmine Gianluca Anzalone, manager della British American Tobacco.

Il leader di Italia Viva, intanto, ha fatto sapere attraverso una nota diffusa dal suo ufficio stampa di aver “provveduto a firmare una formale denuncia penale nei confronti dei magistrati Creazzo, Turco, Nastasi”.

“L’atto sarà trasmesso alla procura di Genova, competente sui colleghi fiorentini” si legge ancora nella nota con l’ex premier che “ha chiesto di essere ascoltato dai pm genovesi riservandosi di produrre materiale”.

A Renzi, Lotti, Boschi, Carrai e Bianchi viene contestato il reato di finanziamento illecito. Il procuratore aggiunto Luca Turco e il pm Antonino Nastasi ipotizzano anche due reati di corruzione a carico di Luca Lotti, il quale, in cambio dei finanziamenti a Open, avrebbe lavorato per attuare “disposizioni normative” in linea con gli interessi di Toto costruzioni generali spa e American British Tobacco, le due società finite nell’inchiesta.

La richiesta di rinvio a giudizio coinvolge anche Piero Di Lorenzo, capo della Irbm di Pomezia, l’azienda che ha collaborato alla realizzazione del vaccino AstraZeneca insieme all’Università di Oxford, il quale avrebbe fatto cospicue donazioni alla Fondazione in cambio di favori politici, tra cui il via libera alla realizzazione “di una tv scientifica su piattaforma digitale e satellitare”.

L’INCHIESTA DI TPI SUI RENZI PAPERS

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