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Il Governo non è la badante del popolo (di Selvaggia Lucarelli)

Di Selvaggia Lucarelli
Pubblicato il 14 Dic. 2020 alle 15:22 Aggiornato il 14 Dic. 2020 alle 15:23
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Milano, 13 dicembre 2020

E quindi ieri, 13 dicembre, gli italiani si sono riversati sulle strade per la montagna (innevatissima, quest’anno, neanche farlo apposta), nei bar a fare aperitivi e per le vie dello shopping, con l’urgenza di arraffare l’ultimo paio di calzini antiscivolo per il nonno. Questo nonostante i 400/800 morti, a seconda del bollettino funebre del giorno, e i contagi tutt’altro che sotto controllo. E che non siano sotto controllo lo dicono i numeri: siamo assestati da giorni intorno ai 20.000 contagi giornalieri e facciamo meno tamponi di qualche settimana fa . Per intenderci, la Germania ha annunciato un nuovo lockdown con 30.000 contagi, il doppio dei tamponi (ne sta facendo circa 2 milioni a settimana) e 20 milioni di abitanti in più. Ah, e con 20.000 posti di terapia intensiva più di noi. (Più altri 10.000 all’occorrenza).

Noi, invece, stiamo sfumando i colori. I dpcm non sono più dpcm, le ordinanze non sono più ordinanze, sono pitture ad acquerello. Il rosso si sfuma e diventa arancione, il giallo si fa quasi verde, l’arancione si annacqua, tutto diventa una natura morta con cipolle e agrumi. Col risultato è che nessuno, in qualunque zona del paese si trovi, si ricorda più cosa può fare e cosa no. L’altro giorno io e il mio fidanzato googolavamo per capire se lui mi potesse venire a prendere in stazione, lui sosteneva che in una zona rossa debba tornare a piedi da Rogoredo, io che in gialla si possa tornare in monopattino, lui che in arancione valga solo l’autostop. E questo vale ormai sempre, non ci ricordiamo più se il ferramenta è aperto, a che ora si debba tornare a casa, in quanti ci si possa sedere a tavola, se tra comuni ora ci sia il via libera o tra i confini ci siano i checkpoint come a Gaza, se per passare da una regione all’altra serva il permesso dell’ambasciata. Perfino Gallera si è confuso, aveva la musica nelle orecchie, le gambe andavano, è già tanto che non lo abbiamo dovuto ripescare nel Naviglio con le biciclette del comune e vecchi pneumatici.

È in questo clima di confusione totale che, sorpresa delle sorprese, ieri la gente è uscita di casa per passeggiare tra le luminarie e prendere d’assalto i negozi e i ristoranti. La Lombardia, tra l’altro, è passata da zona arancione a gialla proprio ieri. Proprio il giorno di Santa Lucia, di domenica, a dieci giorni dal Natale. Una decisione chiaramente anti-assembramenti. Le scene a cui si è assistito (Piazza Duomo che pareva un formicaio, la via centrale di Monza come l’incrocio di Shibuya a Tokyo, Via del Corso a Roma che veniva chiusa a intermittenza per la folla, le strade venete per la montagna trasformate in serpentoni interminabili di auto e così via) sono il risultato (inevitabile) non di una scelta, ma di più scelte. Un concorso di colpe da cui nessuno si può tirare indietro. Chiunque provi a scaricare sull’altro, è in cattiva fede.

Roma, 13 dicembre 2020  

È colpa di ordinanze e dpcm mollicci, contraddittori, pieni di buchi e vomitati compulsivamente, che danno l’idea di un qualcosa in enorme evoluzione, di una marea che avanza e si ritira in maniera macroscopica, quando la situazione epidemiologica da ottobre è e resta preoccupante soprattutto al Nord. Con dei segnali di miglioramento a tratti, certo, ma sempre preoccupante. E non è buttando acqua sulla tavolozza dei colori o mischiando colori primari e secondari a intermittenza, nel giro di manciate di giorni, che si vince. Soprattutto, non può essere il dpcm che si adatta al comportamento dei cittadini o all’andamento del virus. Il dpcm deve correre più in fretta del virus e dei cittadini, deve farsi trovare alla stazione di servizio quando arrivano.

Ora, dopo le scene pietose di ieri, arriva un nuovo dpcm? E cosa pensavano Conte e ministri, che in una domenica pre-natalizia tutti gli italiani sarebbero rimasti a casa a preparare dolcetti allo zenzero? C’è poi la responsabilità dei governatori di Regione, dei Toti e dei Fontana che giocano a mettere in piedi sfinenti prove di forza col governo e a rosicchiare più libertà possibile per i cittadini, perché gli italiani a Natale non sono disposti a rinunciare al pranzo, al cenone, alla messa, al presepe vivente, alla tombola con le bucce dei mandarini, al mercante in fiera, alla poesia del nipotino, alla lasagna di nonna, alla pennica sul divano di zia.

Gli stessi governatori di Regione che oggi rilasciano dichiarazioni laconiche ai giornali, come Fontana che “Sono preoccupato”. Lo stesso Fontana che i primi di novembre, quando era evidente che Milano e la zona ovest della Lombardia stessero diventando un pericoloso focolaio, tuonava “Zona rossa in Lombardia? Uno schiaffo in faccia alla Lombardia e a tutti i lombardi!”. E con lui il sindaco di Milano Beppe Sala che si disse contrario alla decisione del governo sul lockdown lombardo perché un virologo lo aveva rassicurato via sms.

Monza, 13 dicembre 2020

Lo stesso Sala che oggi ha dichiarato: “Gli assembramenti? Non sono colpa dei cittadini, i cittadini fanno quello che gli dici di fare, il governo prenda delle decisioni e io le supporterò, c’era da aspettarsi tutto questo”. Insomma, un mese fa il governo faceva male a chiudere, ora fa male a lasciare aperto e “non è colpa dei cittadini”. Per la cronaca, la totale deresponsabilizzazione dei cittadini che lo devono rivotare a breve come sindaco, guarda caso. Per stare più tranquillo e non attribuire colpe ai milanesi ha addirittura specificato che “Molti ieri venivano dall’hinterland”. Insomma, sarà colpa di quelli di Sesto San Giovanni.

E invece no. Basta con questa storia che “i cittadini fanno quello che gli è permesso di fare”. Le strade, la città non sono le discoteche che “se le apri poi la gente che vuoi che faccia?”. In discoteca si sta solo lì, in quel modo lì: a ballare più o meno appiccicati agli altri, urlandosi nelle orecchie e in faccia per parlare, con un drink in mano. La libertà di uscire si può gestire con intelligenza. Se i cittadini sono incoscienti e indisciplinati non è solo colpa del governo. Certo, il governo non può affidarsi totalmente al buonsenso dei cittadini perché in troppi abbiamo dimostrato di non averne, ma nel mezzo di una pandemia, in città come Milano o Monza che sono focolai, non può neppure trasformasi in badante fissa. Qui al Nord la morte c’è stata, c’è, ci sono rischi, pericoli, insegnamenti che ormai dovrebbero essere acquisiti. E invece no, folla in strada, l’impellenza di buttarsi nella mischia pre-natalizia, la totale incoscienza, la mancanza di attenzione, senso di responsabilità e lungimiranza.

E sì, è colpa anche dei cittadini, così come di un governo incerto, dei governatori che esercitano pressioni (“Surreale nuovo lockdown a Natale, no alla pandemia emotiva”, ha detto Toti oggi), di sindaci ondivaghi, di virologi strabordanti e di una parte del paese che non è capace di proteggere se stessa e i cittadini più fragili, gli ultimi che moriranno prima del vaccino ormai alle porte. E dico “una parte” perché checchè ne dica qualche sindaco che assolve i cittadini perché “fanno quello che gli è consentito di fare”, tanti italiani ieri, pur potendo uscire, sono rimasti a casa. Ed è grazie a loro che morirà qualche vecchietto improduttivo in meno, in una rsa, per una pandemia che è solo emotiva. Finché non ti seppelliscono.

Leggi anche: Natale e Capodanno, governo verso una stretta con zona rossa nazionale

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