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Morte ultrà Inter, altri due arresti nella curva nerazzurra

Di TPI
Pubblicato il 17 Gen. 2019 alle 16:59 Aggiornato il 17 Gen. 2019 alle 17:42
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Immagine di copertina

Altri due ultras dell’Inter sono stati arrestati per la morte di Daniele Belardinelli, il tifoso inerista morto dopo essere stato investito da un suv durante gli scontri prima della partita Inter-Napoli, il 26 dicembre 2018.

Dopo Francesco Baj, Simone Tira e Marco Piovella, sono finiti in manette anche Nino Ciccarelli e un altra persona legata agli ambienti del tifo organizzato interista.

Nei giorni scorsi erano stati concessi gli arresti domiciliari invece a Luca Da Ros. Per la morte di Belardinelli gli indagati sarebbero al momento 27.

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L’ordinanza del Gip – L’attacco degli ultras dell’Inter contro i sostenitori del Napoli all’esterno dello stadio San Siro è stata “un’azione di stile militare, preordinata e avvenuta a distanza dal Meazza”, aveva scritto il gip di Milano, Guido Salvini, nell’ordinanza con cui aveva convalidato la prima ondata di arresti.

Si è trattato, rileva ancora il gip, di “un agguato ai tifosi della squadra opposta che erano giunti a Milano e stavano transitando in una via ancora lontana dalla sede dell’incontro sportivo”. Il magistrato stigmatizza l’accaduto come “espressione tra le più brutali di una ‘sottocultura sportiva di banda’ che richiama piuttosto, per la tecnica usata, uno scontro tra opposte fazioni politiche”. 

Nell’ordinanza, il gip scrive che “la stessa morte di Belardinelli, oltre al ferimento dei quattro tifosi napoletani, è una conseguenza della rissa” di cui sono accusati i tre ultras, “anche indipendentemente dalle particolari circostanze che possono averla cagionata”. 

Inoltre, rileva il gip, “nessuno degli attuali indagati sembra aver assistito direttamente al momento in cui Belardinelli era stato travolto da una vettura forse un Suv o una monovolume che sorpassando a sinistra alcuni furgoncini della colonna napoletana aveva investito il giovane più o meno al centro della platea stradale di via Novara”. 

> Le alleanze tra ultras ora fanno paura

I tre indagati, ricorda il magistrato, si sono riconosciuti nelle riprese video delle violenze. Per loro l’arresto va confermato, scrive ancora il gip, “poiché è altamente probabile che gli indagati, organicamente inseriti nell’ambiente ‘ultras’, ove non sottoposti a misure potrebbero concorrere alla dispersione di elementi probatori indispensabili per lo sviluppo delle indagini”. 

Esiste inoltre “il concreto ed attuale pericolo, per le specifiche modalità e circostanze del fatto, nonché per la personalità degli arrestati – come emerge dalla dinamica dei fatti – che gli stessi possano commettere altri delitti della stessa specie di quello per cui si procede”. 

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