Chi è Marco Piovella, il capo ultrà arrestato per gli scontri di Milano

Da una parte la laurea al Politecnico di Milano e il lavoro in azienda, dall'altra la vita come capo ultrà della Curva Nord dell'Inter

Di Futura D'Aprile
Pubblicato il 31 Dic. 2018 alle 12:22
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Immagine di copertina
Marco Piovella

Marco Piovella, arrestato il 31 dicembre per gli scontri tra i tifosi di Inter e Napoli fuori dallo stadio San Siro, è nato a Pavia nel 1984 ed è molto noto nell’ambiente degli ultras neroazzurri.

Secondo la ricostruzione effettuata dal Corriere, Piovella è figlio di ottima famiglia, ha conseguito una laurea al Politecnico di Milano, lavora in un’azienda in via Carlo De Angeli che si occupa di architettura della luce e non ha alcun precedente penale.

Dall’altra parte, una vita passata nello stadio di San Siro, nella Curva Nord, fino a diventare capo dello storico gruppo dei “Boys San” e responsabile delle coreografie realizzate dai tifosi interisti.

Contro Piovella, noto anche come “il Rosso”, è stato emesso un Daspo dopo i disordini in occasione di Inter-Juventus.

Il suo nome è finito tra gli indagati per gli scontri tra le tifoserie di Inter e Napoli dopo che Luca Da Ros, uno dei primi ad essere arrestati, lo ha indicato nel corso di un interrogatorio come l’ispiratore dell’agguato ai tifosi partenopei.

Piovella si era presentato in questura insieme al suo avvocato Mirko Perlino per confermare che era sì presente in via Novara al momento degli scontri, ma che non  era uno degli organizzatori.

Intanto restano in carcere Luca Da Ros, Francesco Baj e Simone Tria che secondo il giudice per le indagini preliminari potrebbero “concorrere alla dispersione di elementi probatori indispensabili per lo sviluppo delle indagini, e al condizionamento dell’acquisizione di ulteriori prove”. Inoltre, secondo il giudice, resta il pericolo di reiterazione del reato.

Chi è il tifoso dell’Inter morto

Capo ultras dei Blood Honour di Varese e campione MMA di scherma corta: Daniele Belardinelli era già conosciuto alle Forze dell’ordine perché sei anni fa scatenò due ore di guerriglia a Como per l’amichevole estiva con l’Inter. E proprio in quell’occasione, insieme ad altri componenti dei Blood Honour, prese il Daspo per cinque anni. 

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