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Mare Jonio, i volontari a TPI: “Migranti spaventati quando li abbiamo salvati, ci hanno scambiati per la Guardia Costiera libica”

Di Valerio Nicolosi
Pubblicato il 20 Mar. 2019 alle 14:54 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 03:01
Immagine di copertina
Credit: Valerio Nicolosi

La Mare Jonio, la nave di Mediterranea che due giorni fa ha salvato 49 persone a largo della Libia, al momento si trova a Lampedusa in stato di fermo probatorio, che dovrà essere confermato o meno dalla Procura di Agrigento.

Si è parlato molto del capo missione Luca Casarini ma poco dei volontari a bordo, tutti molto giovani. Tra questi c’è Mario, studente di giurisprudenza di 24 anni, che ha preso parte al soccorso su un dei due gommoni.

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Mario, Chi vi ha avvertito della presenza del gommone?

Ci ha avvertito Moonbird, l’aereo di Sea Watch che viene pilotato dai “Piloti Volontari” e che quasi ogni giorno pattuglia quel tratto di mare. Sappiamo che quel giorno c’erano 3 “target”, quello che abbiamo soccorso noi, uno che è stato intercettato dai libici e uno che è affondato.

Com’è andato il soccorso?

Quando siamo arrivati i migranti erano molto agitati, pensavano che fossimo della Guardia Costiera Libica.

Alcuni di loro avevano provato la traversata diverse volte, ma erano stati sempre riportati indietro e mandati di nuovo nei campi di detenzione. Ci abbiamo parlato, hanno capito che non eravamo libici ma una nave da soccorso.

Però poi la Guardia Costiera Libica è arrivata davvero, cos’è successo a quel punto?

È arrivata una motovedetta, era vicina a noi e si sono agitati nuovamente. Erano molto nervosi, pensavano che li avremmo consegnati a loro. Abbiamo continuato a parlarci, a spiegare che eravamo europei, a quel punto hanno fatto il dito medio alla motovedetta libica.

Per loro, e questo ce lo hanno raccontato una volta a bordo, gli scafisti che pagavano per partire e la Guardia Costiera sono sempre d’accordo.

Paghi gli scafisti per partire e se non muori, la Guardia Costiera ti soccorre ti riporta a terra per riconsegnarti a loro.

Giulia è un’altra volontaria. Studentessa di filosofia e anche lei ventiquattrenne. Lei era sulla ponte e si occupava dell’accoglienza dei migranti a bordo.

Ci puoi raccontare le condizioni in cui erano le 49 persone?

Erano abbastanza provati dal viaggio, la loro navigazione è durata circa 10 ore. Soprattutto però, vengono da anni in Libia dove sono stati torturati. Alcuni di loro venivano usati nell’edilizia e sottoposti a giornate infinite di lavoro, senza sosta.

Gli davano degli antidolorifici per farli lavorare di più. Diciamo che complessivamente erano molto stanchi e provati ma non c’erano casi specifici tranne un caso di polmonite che è stato evacuato non appena siamo arrivati a Lampedusa.

C’erano minori con loro?

Si, 14 minori, tutti tra i 15 e i 16 anni. Tutti non accompagnati.

Dopo il soccorso com’è andata la gestione a bordo?

Poche ore dopo il soccorso sono arrivate onde di 3 metri e la notte è stata un inferno. Le persone soccorse sono state male. Alle 6 del mattino siamo arrivati a Lampedusa scortati dalla Guardia di Finanza e dalla Guardia Costiera. All’inizio pensavano fosse normale aspettare fuori dal porto poi hanno iniziato a sospettare qualcosa.

A quel punto avete parlato con loro e spiegato la situazione?

Avevamo la Guardia di Finanza a bordo, era chiaro che ci fossero dei problemi. Gli abbiamo spiegato che eravamo in stallo e in loro ha preso il sopravvento la frustrazione. Dopo 3, 4 o 5 anni in Libia, 10 ore di navigazione e una notte in mezzo alle onde di 3 metri, era assurdo che fossero bloccati a pochi metri da un porto europeo.

Hanno preso coscienza, si sono perfettamente resi conto di tutto. Se non fossero sbarcati subito, sarebbe stato un problema e credo che avrebbero protestato. Sarebbe stato davvero troppo frustrante.

Quando avete dato la notizia come hanno reagito?

È stato bellissimo, un’esultanza pazzesca…sono esplosi di felicità. Tutto molto genuino.

E ora?

Ora siamo a Lampedusa e siamo in attesa di capire quello che succederà con la nave.