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Mare Jonio, indagato il comandante Pietro Marrone per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

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La nave Mare Jonio, che il 18 marzo aveva salvato da un naufragio 49 persone a largo della Libia, è stata posta sotto sequestro e le persone a bordo saranno interrogate dai pm a Lampedusa.

A riferirlo sono fonti del Viminale, che precisano che i 49 migranti soccorsi sono stati identificati. Si tratta di 35 uomini e 15 minori non accompagnati e provengono da Camerun, Gambia, Guinea, Nigeria, Senegal e Benin.

Intanto la Procura della Repubblica di Agrigento, guidata da Luigi Patronaggio e dal suo vice Salvatore Vella, ha aperto un’inchiesta a carico di ignoti, con l’ipotesi di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Ad essere interrogati sono stati il comandante Pietro Marrone, il capomissione di Mediterranea Luca Casarini, l’armatore Beppe Caccia e gli altri componenti dell’equipaggio.

Il procuratore aggiunto di Agrigento, Salvatore Vella, e il pubblico ministero Cecilia Baravelli hanno iscritto sul registro degli indagati il comandante Pietro Marrone della nave Mare Jonio, della Ong Mediterranea. Il fascicolo, aperto inizialmente contro ignoti, ipotizza il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Oggetto dell’inchiesta saranno anche le conversazioni radio tra i centri di coordinamento e soccorso di Roma e Tripoli e la nave Mare Jonio.

Si tratta degli stessi pm che ad agosto iscrissero nel registro degli indagati il ministro Salvini per sequestro di persona per il caso Diciotti.

Il sequestro della nave dovrà essere convalidato dai giudici entro 48 ore.

L’inchiesta dovrà accertare se la nave Mare Jonio ha operato illegittimamente soccorrendo i 50 migranti in zona sar libica senza obbedire al coordinamento da parte della Guardia costiera di Tripoli e violando gli ordini della Guardia di Finanza.

Ma dovrà anche accertare se il Viminale ha agito entro i limiti previsti dalla legge, ovvero se c’erano i presupposti affinché la Guardia di finanza impedisse l’ingresso in acque territoriali italiane di una nave italiana che trasportava persone soccorse in mare.

Perché Mediterranea non può essere accusata di immigrazione clandestina

 La Guardia di finanza aveva vietato via radio l’ingresso nelle acque territoriali e lo sbarco a Lampedusa, ma l’equipaggio di Mare Jonio ha disobbedito all’ordine.

“Essendo una nave italiana, abbiamo puntato al porto di Lampedusa anche per le condizioni del mare e di salute dei migranti”, aveva detto Alessandro Metz, armatore della nave.

Già Matteo Salvini aveva chiesto, di “arrestare l’equipaggio della Mare Jonio”. Per il ministro dell’Interno si è trattato non di un salvataggio, ma traffico di esseri umani.

“Hanno disobbedito due volte alle intimazioni della Guardia di Finanza di non entrare nelle acque territoriali e della Guardia Costiera libica che stava intervenendo in soccorso. Hanno mentito sulle condizioni del mare. È come se ti fermassero i carabinieri per un controllo stradale e tu, non una, ma due volte forzassi il posto di blocco perché evidentemente hai qualcosa da nascondere”, ha detto Matteo Salvini.

L’equipaggio della Mare Jonio si è difesa dicendo di essere andata a Lampedusa perché era il porto sicuro più vicino dove mettere al sicuro le persone soccorse.

Mediterranea a TPI: “Andare in Libia come voleva Salvini sarebbe stato un gravissimo crimine, non è un porto sicuro”

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