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Mediterranea a TPI: “Andare in Libia come voleva Salvini sarebbe stato un gravissimo crimine, non è un porto sicuro”

Di Laura Melissari
Pubblicato il 19 Mar. 2019 alle 10:49 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 03:02
Immagine di copertina
Un frame del reportage di Channel 4 in Libia, che documenta l'orrore nelle carceri

La nave Mare Jonio, della missione Mediterranea saving humans, con a bordo circa 50 migranti salvati a largo della Libia, si trova di  fronte Lampedusa. La Guardia di Finanza non ha autorizzato lo sbarco.

La nave è arrivata vicino la costa di Lampedusa intorno alle 7.30 di martedì 19 marzo 2019.

Al momento è in corso una ispezione della Guardia di Finanza.

“Via radio ci era stato dato un ordine impossibile da eseguire, cioè di spegnere i motori in mezzo a onde molto alte, che avrebbe messo a repentaglio, come abbiamo spiegato alle autorità italiane, la sicurezza degli ospiti e dell’equipaggio. Non abbiamo potuto fermarci fino a che non ci è stato dato un punto ridossato dove farlo”, ha spiegato a TPI Alessandra Sciurba di Mediterranea.

“Nel mondo del diritto, abbiamo semplicemente fatto quello che si doveva fare. Ci troviamo esattamente dove dovevamo trovarci, a ridosso del porto sicuro più vicino, rispetto al punto più vicino a dove le persone erano state soccorse, abbiamo ricevuto le coordinate di un punto di fonda a 300 metri a sud di Lampedusa”.

“L’ispezione si sta svolgendo come un’ispezione di routine, con toni molto tranquilli. Ci sono 3 motovedette della Guardia di Finanza, una della Guardia Costiera. Si stanno accertando delle condizioni delle persone salvate”.

“Abbiamo come bussola solo quello che c’è scritto nelle norme. Rispetto a quelle non c’è nessun motivo perché non ci venga concesso lo sbarco. Una volta che le persone sono fuggite dalla Libia, ai naufraghi si applica il diritto del mare, che dice che il soccorso si dichiara concluso non appena le persone sono sbarcate nel porto sicuro più vicino. Per noi era senza dubbio quello di Lampedusa. Era l’unica scelta possibile. Siamo dentro il diritto. Se così ragionasse anche lo Stato, i tempi in cui si risolverebbe tutto sarebbero veloci. Ma noi siamo perfettamente aderenti alle norme e alle procedure che dovevamo seguire”.

Salvini ha detto che la decisione di dirigersi a Lampedusa, invece di tornare indietro in Libia è stata una scelta politica. Sciurba sostiene che quella fosse l’unica scelta possibile in base al diritto del mare, dal momento che la Libia è tutto tranne che un porto sicuro.

“Consiglio a chiunque dice che dovevamo dirigerci verso la Libia di riguardare i video di Channel 4 che hanno fatto il giro del mondo. Se fossimo andati in Libia, lì si che avremmo commesso un crimine, molto grave. Il nostro comandante avrebbe potuto affrontare un processo penale gravissimo, per respingimento di persone verso un paese che usa sistematicamente tortura e trattamenti inumani e degradanti, come denunciato dall’Onu a dicembre 2018. In Libia in maniera sistematica si verificano sistematici orrori, come stupri, violenze ed esecuzioni sommarie.

Qui il video in cui si mostrano gli orrori a cui sono sottoposti i migranti in Libia: