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Trump è ricercato per omicidio in Iraq per raid Usa su Baghdad

Un tribunale iracheno ha spiccato un mandato di arresto per il presidente uscente degli Stati Uniti, che rischia addirittura la condanna a morte per il raid dell'anno scorso in cui morì il generale iraniano Qassem Soleimani

Di Andrea Lanzetta
Pubblicato il 7 Gen. 2021 alle 11:24
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Immagine di copertina
Donald Trump. Credit: © Chris Kleponis/CNP via ZUMA Wire

Il presidente uscente degli Stati Uniti, Donald Trump, lascerà il proprio incarico il 20 gennaio da ricercato per omicidio, rischiando addirittura la condanna a morte in Iraq. Mentre si discute ancora sul coinvolgimento e le responsabilità dell’attuale inquilino della Casa bianca nelle violenze perpetrate il 6 gennaio 2021 a Washington dai suoi sostenitori, che assaltando il Campidoglio hanno provocato almeno 4 vittime e decine di feriti e arrestati, un tribunale iracheno ha infatti spiccato oggi un mandato di arresto per Trump sulla base di una denuncia presentata dalla famiglia di Abu Mahdi al-Muhandis, leader delle Kataib Hezbollah, un gruppo paramilitare iracheno filo-iraniano, ucciso nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2020 in un raid americano in cui perse la vita anche il generale iraniano Qassem Soleimani.

Secondo il Consiglio supremo giudiziario iracheno, un giudice della Corte penale distrettuale di Rusafa a Baghdad ha emesso un mandato di cattura nei confronti del presidente uscente degli Stati Uniti sulla base di una denuncia presentata dalla famiglia di al-Muhandis, allora numero due delle Forze di Mobilitazione Popolare, la coalizione di milizie paramilitari per lo più sciite filo-iraniane attive in Iraq. Il mandato si basa sull’articolo 406 del Codice penale iracheno, che prevede la condanna a morte per chiunque risulti coinvolto in un omicidio premeditato.

Il raid, giustificato allora dal Pentagono secondo cui il generale iraniano “stava mettendo a punto attacchi contro diplomatici americani e personale in servizio in Iraq e nell’area”, era stato rivendicato da Trump durante una sua visita a Mar-a-Lago, in Florida. “Non abbiamo ucciso Soilemani per un cambio di regime o per iniziare la guerra. Ma siamo pronti a qualunque risposta sia necessaria”, aveva detto allora il presidente degli Stati Uniti. “Il generale Soleimani stava preparando nuovi attacchi: il suo regno di terrore è finito”.

All’inizio della settimana, l’Iran aveva inviato una seconda richiesta all’Interpol per emettere un mandato internazionale d’arresto contro Trump.  Il 5 gennaio, secondo quanto annunciato alla stampa dal portavoce della magistratura iraniana Gholamhossein Esmaili, Teheran ha infatti chiesto all’organizzazione internazionale impegnata nella cooperazione di polizia e nel contrasto al crimine di emettere un “avviso rosso” per l’arresto del presidente uscente e di altri 47 funzionari statunitensi per il coinvolgimento a vario titolo nel raid in Iraq.

Una minaccia molto più pericolosa contro il tycoon era stata esplicitata a fine dicembre dal successore di Soleimani, il comandante iraniano della Forza speciale Quds, Ismail Ghaani che, secondo l’emittente al-Arabiya, in una sessione tenuta a porte chiuse il 30 dicembre 2020 nel parlamento iraniano, aveva minacciato di far assassinare Trump, oltre al segretario di Stato, Mike Pompeo, all’ex segretario alla Difesa, Mark Esper, e alla direttrice della Cia, Gina Haspel.

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