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Germania, 560.000 persone di nuovo in lockdown dopo il focolaio nel mattatoio Tönnies

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 23 Giu. 2020 alle 18:59 Aggiornato il 23 Giu. 2020 alle 22:38
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Germania, 560mila persone in lockdown

Dopo l’esplosione del focolaio di Coronavirus nel mega mattatoio di Toennis, a nord est della Germania, il Paese ha reintrodotto il lockdown nel distretto di Guetersloh, dove sorge lo stabilimento. Lo ha reso noto oggi, martedì 23 giugno, il ministro presidente del Land Nord Reno-Westphalia, Armin Laschet. “Per la prima volta in Germania, riporteremo un intero distretto alle misure che erano applicate settimane fa”, ha spiegato. Oltre 1.500 dei quasi 7 mila lavoratori del mattatoio di Toennis sono risultati positivi al Covid-19 finora, mentre il portavoce della cancelliera Angela Merkel, Steffen Seibert, ha fatto sapere che almeno 20 di questi sono ricoverati in ospedale, alcuni in terapia intensiva.

La misura di confinamento, intanto, colpirà circa 560mila persone e sarà valida fino al 30 giugno, quando si potrà capire se il virus si è nel frattempo diffuso anche tra chi non lavorava nel mattatoio o non era direttamente collegata ai dipendenti. Le autorità hanno annunciato che effettueranno tamponi a tappeto su tutta la popolazione, e i dipendenti degli altri stabilimenti per la lavorazione delle carni del Land, dove lavorano circa 20mila persone, sono già stati sottoposti ai primi test.

Le regole della nuova quarantena in Germania saranno le stesse imposte nel corso del primo lockdown: divieto di assembramento, chiusura totale di bar, palestre, ristoranti, cinema, così come di asili nido e scuole, cancellazione degli eventi culturali in programma. Intanto gli addetti dell’impianto, chiuso a tempo indeterminato, sono dalla scorsa settimana in quarantena insieme ai familiari. Ma, poiché secondo le autorità farla rispettare non risulta troppo facile, alcune unità dell’esercito federale e centinaia di poliziotti sono stati inviati nel distretto con l’obiettivo di vigilare sull’osservanza delle regole.

In tutto questo, il ministro Laschet ha accusato i responsabili dello stabilimento, dove gli operai lavorano oltre otto ore al giorno nella quasi totale violazione delle norme igieniche e di sicurezza, di non aver mostrato collaborazione: le informazioni relative ai dipendenti, obbligatorie per legge, sono state comunicate alle autorità in modo completo solo sabato mattina, quando probabilmente il virus già circolava tra i dipendenti, le famiglie e i contatti fuori dal nucleo familiare che non erano ancora stati avvisati o messi in quarantena. E, come riporta il Corriere della Sera, molti operai sono partiti con le proprie famiglie per far rientro nei Paesi d’origine. Non è escluso dunque che vengano richiesti danni all’azienda per vie legali.

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