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“Amore, empatia e integrazione”, la lezione della premier neozelandese Jacinda Ardern per essere veri leader

Immagine di copertina
Jacinda Ardern

"Noi siamo voi'' è la risposta della Nuova Zelanda all'odio

“Questo è uno dei giorni più bui della Nuova Zelanda”. Così la prima ministra Jacinta Arden ha parlato alla nazione dopo il durissimo attacco alle due moschee di Christchurch di venerdì 15 marzo 2019.

Un giorno che ricorderemo per sempre, una strage che ha fatto 50 vittime. La premier della Nuova Zelanda ha reagito alle sparatorie di Christchurch con fermezza, compassione ed empatia.

Jacinta Arden è una donna di 38 anni e nel 2017 è diventata il primo ministro più giovane del paese. La leader laburista governava con il pancione e quando partorì portò la figlia di tre mesi alla riunione dell’assemblea generale delle Nazioni Unite.

“Ma c’era della sostanza? La domanda si pone per tutte le leader donne. Cosa c’è sotto? Dov’è la tempra?”. Bene, la tempra di Jacinda Ardern l’abbiamo vista “nella più orrenda delle circostanze”, scrive l’opinionista Suzanne Moore su The Guardian.

La premier neozelandese si è trovata faccia a faccia con una delle crisi più spaventose della storia del suo Paese e il mondo intero ha aspettato di vedere quale sarebbe stata la sua reazione di fronte alla strage di musulmani nelle due moschee per trovare una risposta universale al clima di odio e razzismo che si sta diffondendo ovunque. Che non risparmia nessuno, nemmeno quella striscia di terra isolata in mezzo al Pacifico come la Nuova Zelanda.

Jacinda Ardern ha mostrato “le qualità che definiscono la leadership in modo tale da rendere chiaro che lei è una leonessa e che chiamare asini molti dei nostri attuali leader non rende giustizia agli asini”.

Ardern di fronte alla strage “ha comunicato in modo rapido”, dando ai neozelandesi tutte le informazioni che poteva e fornendoli anche di “un linguaggio in cui dire l’indicibile, dar voce allo choc e al dolore”.

Jacinda Ardern ha usato le tre parole simbolo per parlare dei morti e dei feriti all’attacco, “loro sono noi”, e così “l’altro” dei musulmani come qualcosa di separato, diverso, non abbastanza parte di noi, è stato abbattuto in un colpo solo”.

Quando le è stato chiesto quale aiuto potessero dare gli Stati Uniti a un paese piccolo come la Nuova Zelanda colpito all’improvviso dal terrorismo suprematista, Jacinta Ardern ha risposto “simpatia e amore per tutte le comunità musulmane”.

La Nuova Zelanda era stata scelta perché era sicura, perché non c’era posto per l’odio o il razzismo. “Perché rappresentiamo la diversità, la gentilezza, la compassione, la casa per coloro che condividono i nostri valori. Rifugio per chi ne ha bisogno. ”

L’ultima promessa che la premier ha fatto in Parlamento è stata quella di non pronunciare mai il nome dell’attentatore. Per lasciare spazio solo alle vittime e non all’odio che quell’uomo rappresenta.

”Vi imploro di dire i nomi di coloro che abbiamo perso e non quello dell’uomo che ce li ha portati via – ha detto -. Quell’uomo cercava notorietà ma noi non gli daremo nulla”.

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