Crisi Usa-Iran, le alleanze sul campo: chi sta con chi. E l’Italia?

Dopo l'uccisione del generale iraniano Soleimani le tensioni tra Stati Uniti e Iran sono alle stelle. Qualcuno parla addirittura di terza guerra mondiale. Quali sarebbero le alleanze se si scivolasse davvero in un conflitto?

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 4 Gen. 2020 alle 13:30 Aggiornato il 4 Gen. 2020 alle 13:49
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Immagine di copertina

Chi sta con chi nella crisi Usa-Iran: le alleanze sul campo. E l’Italia?

Con il riacutizzarsi della crisi tra Usa e Iran, il Medio Oriente è tornato a essere considerato una polveriera pronta a esplodere: tanti focolari di guerra, con obiettivi e protagonisti diversi e soprattutto con intricati sistemi di alleanze tra le varie potenze, inclusa l’Italia.

Dopo l’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani (qui il suo profilo) in un raid condotto dagli Stati Uniti nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2020, le tensioni tra Usa e Iran hanno raggiunto il loro massimo storico. Sia nelle manifestazioni di piazza a Teheran, sia durante i funerali del generale a Baghdad, si sono levate chiare minacce nei confronti del “nemico occidentale”, che dovrà “cominciare a comprare bare per i suoi soldati”. Il nuovo raid, nella notte successiva, che ha portato poi alla morte di un comandante delle milizie sciite irachene Hashd al Shaabi ha contribuito ad alimentare ancora di più la crisi.

Trump ha sottolineato che il gesto americano è arrivato “per fermare la guerra e non per iniziarla”, visto che “Soleimani stava progettando un attacco ai diplomatici americani”. Il presidente iraniano Hassan Rouhani, invece, ha dichiarato che le sanzioni imposte dagli Usa stanno rovinando l’economia del Paese.

Da decenni il Medio Oriente è il fulcro di una guerra continua. Si combatte in Siria, dove negli ultimi mesi l’invasione turca ha portato a un’escalation di violenze, ma si combatte anche in Yemen. C’è una guerriglia costante tra Israele e palestinesi, ma anche tra israeliani e libanesi. In questo contesto, Arabia Saudita e Iran si contendono il dominio geopolitico della zona, sia intervenendo militarmente nei conflitti locali, sia siglando accordi commerciali e alleanze politiche. Mentre nel debole Iraq, diviso e sconvolto dalle proteste interne, lo stesso Iran porta avanti una guerra per procura che vede coinvolti anche gli Usa.

In Medio Oriente, infatti, intervengono anche le potenze mondiali: gli Stati Uniti, la Russia, la Turchia, la Cina. Oltre a tanti gruppi locali: tra gli altri, i combattenti del residuo Stato islamico, gli Hezbollah libanesi, le milizie sciite.

In questo complicato scenario, cerchiamo di ricostruire le alleanze in campo nella crisi tra Usa e Iran.

Crisi Usa-Iran, chi sta con chi

Non è un caso che l’uccisione di Soleimani sia avvenuta quindi proprio a Baghdad, in Iraq. Usa e Iran si stanno contendendo da mesi la supremazia nel Paese. Se la situazione dovesse scivolare in una vera e propria guerra (nei giorni scorsi, qualcuno ha persino parlato di terzo conflitto mondiale), è immaginabile che al fianco degli Stati Uniti si schiererebbe l’Arabia Saudita. Washinghton e Riad, del resto, sono alleati da tempo, anche se ieri l’Arabia Saudita ha invitato alla cautela chiedendo “stabilità nella regione”. Negli ultimi tempi, infatti, c’era stato un tentativo di riavvicinamento diplomatico con Teheran, che oggi sembra essere a rischio.

Con gli Stati Uniti si è invece già schierato apertamente Israele. Il premier Benjamin Netanyahu ha manifestato a Trump “tutto l’apprezzamento per aver agito con determinazione, potenza e velocità”, ma nel frattempo è rientrato di corsa a Gerusalemme dal suo viaggio in Grecia. Il timore, infatti, è di ritorsioni dirette da parte dell’Iran.

Al fianco dell’Iran, invece, si schiererebbero gli Hezbollah libanesi: il gruppo ha sempre garantito il proprio appoggio agli sciiti (che in Iran sono la stragrande maggioranza) ed è anche grazie al fatto di aver favorito questa alleanza che Soleimani aveva costruito la sua grande fama.

L’obiettivo dell’Iran, comunque, sarebbe quello di continuare a tenere il conflitto lontano dai propri confini nazionali. Teheran ha sempre preferito guerre per procura che battaglie frontali, anche a causa della debolezza del proprio esercito rispetto agli avversari globali. A suo favore, inoltre, l’Iran ha una conformazione del territorio che lo rende una vera fortezza: a difenderlo, su tre lati ci sono le catene montuose, mentre sul quarto l’oceano.

Crisi Usa-Iran, chi non si è schierato

Ma la stragrande degli attori mondiali ha deciso di non schierarsi nel possibile conflitto tra Usa e Iran. Anche alcuni Paesi che, sulla carta, sarebbero alleati di Trump.

Tra questi c’è la Turchia di Recep Tayyip Erdogan, amico degli Usa ma che rappresenta anche un potenziale mediatore con l’Iran, al cui fianco è stato nei negoziati sulla Siria. La Turchia ha chiesto cautela e diplomazia. Altro possibile mediatore è la Russia di Vladimir Putin, altro storico alleato di Trump che negli ultimi tempi ha lavorato con Turchia e Iran sempre nei negoziati sulla Siria.

L’Unione europea non si è schierata, ma con la nuova crisi vede tramontare il sogno di salvare l’accordo sul nucleare con l’Iran. Tramite una nota dell’Alto rappresentante Josep Borrell ha chiesto di “fermare l’attuale ciclo di violenza in Iraq prima che sfugga al controllo”, chiedendo ai partner “dotati di influenza” di esercitare la “massima moderazione”. Anche l’Italia, con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, si è accodata all’appello di Borrell: “Siamo tutti concordi sul fatto che un’altra crisi rischia solo di compromettere anni di sforzi per stabilizzare l’Iraq. La priorità è la lotta all’Isis”. Mentre Matteo Salvini ha apertamente lodato l’azione di Trump.

Per quanto riguarda i singoli Stati europei, il Regno Unito ha fatto sapere che il conflitto in Iran “non è nei propri interessi”, esortando tutte le parti in causa a rinunciare alla guerra. La Gran Bretagna, inoltre, paga l’attuale detenzione in Iran della cittadina britannica Nazanin Zaghari-Ratcliffe, accusata di spionaggio. Schierarsi apertamente contro Teheran, dunque, non può essere nei suoi interessi.

La Francia, tra i protagonisti della riapertura dei rapporti diplomatici europei con l’Iran attraverso l’accordo sul nucleare del 2015, ha chiesto all’amministrazione Trump di fare un passo indietro dopo l’uccisione di Soleimani. “Qualsiasi azione unilaterale Usa è pericolosa”, ha dichiarato il segretario di Stato per gli Affari europei Amélie de Montchalin.

Diverso il punto di vista della Germania, che ha messo in guardia contro un’escalation di violenza tra Usa e Iran, ma allo stesso tempo ha lanciato una stilettata a Teheran: “L’azione americana è stata una reazione a una serie di provocazioni militari di cui l’Iran è responsabile”, ha detto un portavoce del governo tedesco, Ulrike Demmer, citato da Reuters.

La Cina ha infine evitato di schierarsi apertamente, anche per non mettere a repentaglio il rinnovato dialogo con gli Usa sulla guerra commerciale, con la firma della prima fase dell’accordo annunciata da Trump per il 15 gennaio. Ma Pechino ha anche bisogno di Teheran, visto che negli ultimi anni i rapporti commerciali (soprattutto riguardo all’importazione di petrolio in Cina) sono aumentati e migliorati.

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