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Beirut, l’italiano sopravvissuto: “L’esplosione mi ha scaraventato al muro. Salvo grazie al seminterrato”

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Stefano Baldini

Libano, l’italiano a Beirut: “Salvo grazie al seminterrato”

Stefano Baldini, 59 anni, agronomo di Prato, vive a Beirut da circa due anni. È un cooperante della Fondazione Giovanni Paolo II. E martedì 4 agosto è sopravvissuto alla violenta esplosione che si è verificata nella zona portuale della città, costata la vita ad almeno 135 persone.

“Il seminterrato mi ha salvato la vita”, racconta a FirenzeToday. Il 59enne si trovava nel suo ufficio, “un seminterrato del convento francescano di San Giuseppe nel quartiere Geitawi, a 400 metri in linea d’aria dal luogo della deflagrazione. Il botto è stato terribile, spaventoso, come uno tsunami d’aria, ha divelto muri e spaccato vetri, finestre, infissi. Se non fossi stato in questa sorta di cantina, non mi sarei salvato”.

“Erano circa le 18, stavo sistemando le ultime scartoffie e poi sarei tornato a casa. Sono stato investito da un botto incredibile, uno spostamento d’aria micidiale, lì per lì ho pensato a un terremoto perché tremava tutto, edifici compresi, sembrava il terreno si fosse alzato”, spiega Baldini.

“Io stesso sono stato sollevato per via della deflagrazione – ha aggiunto ancora – la spinta incredibile dell’aria mi ha scaraventato contro il muro, i vetri mi hanno tagliato un po’ ma sostanzialmente me la sono cavata bene. La porta d’ingresso è stata spazzata via, nel pavimento c’è un grosso buco. Ho solo tre tagli, lievi. Ho avuto molta, molta fortuna”.

“Ho realizzato cosa è accaduto, una vera e propria catastrofe: mi sono messo a piangere per mezz’ora, appena l’adrenalina è scesa”, racconta il cooperante.

“Inizialmente pensavo fosse una cosa localizzata nel quartiere, ma nonostante mi allontanassi dall’ufficio continuavo a vedere macerie, morte e distruzione. Non finiva mai. Ho pensato: anche la casa sarà distrutta. In realtà, mentre in ufficio sono saltati anche i muri, in casa è andata leggermente meglio, sono andati distrutti infissi, finestre, la pavimentazione del terrazzo ma i muri hanno retto”.

“Ho visto scene di devastazione, il Libano è in ginocchio ma sto vedendo anche il meraviglioso spirito dei libanesi, in queste ore. Sopratutto dei giovani: girano a gruppi per la città, offrendo acqua e focacce. Mi hanno già fermato 4 volte oggi. Sono meravigliosi”, racconta a Massimo Mugnaini di FirenzeToday.

“Ho moglie e due figli, abitano verso Prato, li ho tranquillizzati tutti. Domani prenderò l’aereo e rientrerò in Italia, non vedo l’ora di riabbracciarli. Presto però sarò di nuovo qua, con la stessa felicità che mi prende ogni volta che torno a Beirut”, conclude.

Leggi anche: 1. Accogliamoli tutti, i libanesi (di Luca Telese) / 2. “L’esplosione di Beirut è una tragedia annunciata, quel porto è il simbolo della corruzione in Libano” / 3. “A Beirut, come a Damasco, è morta la speranza”: parla lo scrittore siriano Shady Hamadi / 4. Libano, esplosione al porto di Beirut: incidente o attentato? Tutte le ipotesi 

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