Libano, esplosione al porto di Beirut: incidente o attentato? Tutte le ipotesi

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 5 Ago. 2020 alle 08:57 Aggiornato il 5 Ago. 2020 alle 09:01
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Immagine di copertina

Esplosione Beirut: tutte le ipotesi, dall’incidente all’attentato

Che cosa ha provocato la devastante esplosione avvenuta al porto di Beirut nel pomeriggio di martedì 4 agosto? È stato un incidente o un attentato? Fin da ieri voci contraddittorie e incontrollate si rincorrono sulle origini della terribile deflagrazione che finora ha provocato, secondo l’ultimo bollettino ufficiale, più di 100 morti e oltre 4mila feriti. Ad alimentarle anche le dichiarazioni di personaggi di spicco, come ad esempio il presidente degli Usa Donald Trump, che ha parlato di un’esplosione causata “da una bomba di qualche tipo”. Dichiarazioni successivamente smentite da fonti della Difesa degli Stati Uniti, le quali hanno affermato che non ci sono al momento indicazioni di un attacco. Attualmente, dunque, quella dell’incidente rimane la pista più probabile, anche se nessuna pista viene tralasciata al momento. Di seguito, tutte le ipotesi in campo sulle origini dell’esplosione al porto di Beirut.

Esplosione Beirut, l’ipotesi più probabile: quella dell’incidente

È la tesi più probabile al momento nonché quella ufficiale. Dopo numerosi voci e tesi che si sono rincorse per diverse ore, infatti, è stato il premier libanese, Hassan Diab, a ufficializzare il fatto che la terrificante esplosione avvenuta nel porto di Beirut è stata provocata dalla deflagrazione di 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio. La sostanza, confiscata anni fa ad alcuni contrabbandieri, si trovava in un magazzino situato nei pressi del porto della capitale del Libano e, probabilmente, è deflagrata a causa delle scintille sprigionatesi durante un’operazione di saldatura nel magazzino stesso. Una prima versione, invece, parlava di un deposito di fuochi d’artificio andato a fuoco e successivamente esploso. Se, come confermato dal premier libanese, la causa è da ricercarsi nell’esplosione del nitrato di ammonio, resta da capire perché una sostanza così pericolosa si trovava abbandonata in un capannone senza alcuna misura di sicurezza. Lo stesso presidente del Libano, Michel Aoun, ha definito “inaccettabile” che tale quantitativo esplosivo si trovasse lì e ha anche assicurato che i responsabili subiranno “la più dura delle punizioni”. A supporto della tesi dell’incidente, inoltre, vi sono anche le immagini amatoriali che da ieri circolano sui social. Prima dell’impressionante deflagrazione, infatti, sono ben visibili le fiamme di quello che sembrerebbe essere un incendio.

L’ipotesi dell’attentato terroristico dietro l’esplosione al porto di Beirut

L’ipotesi dell’attentato è stata rilanciata subito dopo l’esplosione. La natura della deflagrazione, paragonata dal governatore della capitale libanese Marwan Abboud a quelle di “Hiroshima e Nagasaki”, ha subito fatto pensare a un attacco organizzato. Ad alimentare questo voci anche la notizia, poi smentita, su una seconda esplosione che sarebbe avvenuta nei pressi della residenza dell’ex premier sunnita Hariri. A questo, ovviamente, si aggiunge la delicata situazione politica del Paese da sempre terreno di scontro tra Hezbollah e Israele. Senza considerare che l’incidente avviene alla vigilia del verdetto sull’attentato che uccise l’ex primo ministro Hariri per cui sono sospettati proprio alcuni appartenenti Hezbollah. Ad alimentare le voci su una possibile bomba, inoltre, anche le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che ha parlato dell’esplosione di “una bomba di qualche tipo”. Tesi poi smentite da fonti della difesa statunitense.

Esplosione Beirut: l’ipotesi del deposito Hezbollah colpito da Israele

È stata avanzata anche una terza ipotesi sull’origine dell’esplosione al porto di Beirut. Ovvero, che Israele abbia bombardato un deposito di armi (forse missili) Hezbollah. Una tesi immediatamente smentita da Israele, che ha fatto sapere di non avere nulla a che fare con la deflagrazione avvenuta al porto, anche se una fonte dello Stato ebraico ha tenuto a sottolineare che, secondo informazioni non corroborate, il magazzino dove è avvenuta l’esplosione veniva utilizzato da Hezbollah. Anche Hezbollah ha dichiarato di non avere nulla a che fare con l’esplosione. Tuttavia, poche ore prima dell’esplosione, il premier israeliano Benjamin Netanyahu aveva lanciato avvertimenti proprio a Hezbollah all’indomani di un raid israeliano contro obiettivi in Siria in risposta a un attentato nelle Alture del Golan. “Abbiamo colpito una cellula e ora colpiamo i mittenti. Faremo quello che è necessario per proteggerci” aveva dichiarato Netanyahu.

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