“L’esplosione di Beirut è una tragedia annunciata, quel porto è il simbolo della corruzione in Libano”

A parlare a TPI è Andrea Dessì, responsabile di ricerca nell’ambito del programma Mediterraneo e Medio Oriente dello IAI, che spiega quali ripercussioni avrà questo tragico incidente sul futuro del Paese, ma anche sui delicati equilibri geopolitici della regione mediorientale

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 5 Ago. 2020 alle 12:27 Aggiornato il 5 Ago. 2020 alle 14:28
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Oltre 100 morti e più di 4mila feriti, una città, Beirut, devastata da un’esplosione avvenuta al porto e al centro di veleni e sospetti, il tutto avvenuto in un Paese, il Libano, già dilaniato da corruzione e crisi economica, oltre che dall’epidemia di Coronavirus. La terribile deflagrazione avvenuta a Beirut nel pomeriggio di martedì 4 agosto 2020 apre interrogativi non solo sul futuro di un Paese che una volta veniva definito la “la Svizzera del Medio Oriente”, ma anche sui delicati equilibri geopolitici della Regione. Che risvolti avrà questa tragedia sul Libano? E ancora, l’esplosione avrà ripercussioni sui rapporti già tesi tra Israele e la milizia sciita di Hezbollah? TPI lo ha chiesto ad Andrea Dessì, responsabile di ricerca nell’ambito del programma Mediterraneo e Medio Oriente dello IAI (Istituto Affari Internazionali).

La tragica esplosione avvenuta al porto di Beirut sarebbe, secondo la tesi ufficiale fornita dalle autorità libanesi, frutto di un tragico incidente. Tuttavia, Trump parla di una deflagrazione causata da “una bomba di qualche tipo”, mentre Israele e Hezbollah si lanciano accuse reciproche. Lei che idea si è fatto?
Dopo l’esplosione sono iniziate a circolare subito una serie di teorie, molte delle quali puntavano il dito contro Hezbollah, accusata di avere del materiale bellico all’interno del deposito esploso, o contro Israele, responsabile, secondo le congetture, di un’azione militare con la milizia sciita. Ovviamente c’è una grande storia di conflitto tra Libano e Israele e queste voci e teorie sono frutto proprio della grande tensione che cova tra i due Paesi. Tuttavia, ritengo che la tesi ufficiale, ovvero quella di un tragico incidente, sia al momento la più probabile. A supporto di questa teoria ci sono già diversi documenti che testimoniano come le autorità del porto di Beirut avessero già allertato le autorità giudiziarie per smaltire le 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio che si trovavano in un magazzino dopo essere state sequestrate nel 2014.

Si tratta senza dubbio di un tragico incidente, che però, va contestualizzato all’interno di un sistema governativo libanese completamente allo sbando. Si può definire, dunque, come un tragico errore, ma che è quasi fisiologico nella mancanza di organizzazione e nell’endemica corruzione che c’è all’interno del sistema governativo libanese. Ancora di più perché parliamo del porto di Beirut, che è riconosciuto all’interno della capitale come l’apice dell’esempio della corruzione governativa e statale del Libano. Addirittura questo porto viene chiamato dai libanesi come “la tana dei quaranta ladroni” proprio per la corruzione e le negligenza al suo interno.

Questa tragedia avviene in quale momento storico per il Libano?
Questo drammatico incidente arriva nel momento peggiore per il Libano. Il Paese sta passando un periodo di estrema difficoltà e si trova sull’orlo del collasso economico. Pochi mesi fa il Libano per la prima volta ha dovuto annunciare il default su alcuni dei debiti che doveva ripagare. Il Paese sta attraversando una triplice crisi. La prima è di natura socio-politica con l’accrescere, dall’ottobre dell’anno scorso, delle proteste da parte della popolazione contro il governo, l’élite al potere e il sistema settario. La seconda è di natura economica. Il Libano è a un passo dalla bancarotta, non ci sono soldi per pagare gli stipendi e sono state inserite tutta una serie di misure cautelari per prevenire che le persone possano ritirare i soldi dal proprio conto. La terza crisi è di natura regionale, che vede lo scontro continuo tra Israele e Hezbollah, in cui rientra anche il conflitto in Siria e lo scontro tra Israele e l’Iran.

Che ripercussioni potrebbe avere sul futuro del Libano e anche nella geopolitica del Medio Oriente questa tragedia?
Per il Libano sarà sicuramente un evento molto importante, che difficilmente sarà superato senza ripercussioni politiche, economiche e sociali. Il porto di Beirut è un’arteria fondamentale per l’approvvigionamento di materiali di prima necessità per tutto il Libano. Quindi la sua distruzione avrà un impatto economico, in una situazione già tragica economicamente, molto duro su tutta la società. Negli ultimi anni, i prezzi del cibo sono triplicati nell’ultimo anno e questa tragedia avrà una ripercussione ancora peggiore sulla vita quotidiana dei cittadini libanesi. Politicamente questo evento rimarca ancora una volta molte delle rivendicazioni della piazza contro l’élite che, nonostante sia al potere da decenni, non è riuscita a risolvere alcune delle questioni fondamentali per il Paese.

Questo evento, e già lo si vede dai social media, rafforzerà sicuramente il senso di abbandono da parte di grandi ceppi della popolazione da parte del governo e le rivendicazioni contro la corruzione. Presto, quindi, potrebbero riaccendersi le proposte popolari, che potrebbero scaturire in tensioni intra-religiose ed etniche. Non credo che la tragedia avrà un impatto sulla regione mediterranea o mediorientale, ma avrà sicuramente un impatto sulla stabilità interna del Paese e sui rapporti tra il Libano e i sostenitori economici esterni, incluso il Fondo Monetario Internazionale con cui il Libano inevitabilmente dovrà iniziare prima o poi un negoziato per ricevere dei presiti, ma ancora di più con i principali sostenitori del Libano, primo fra tutti la Francia.

L’esplosione al porto di Beirut potrebbe riaccendere le tensioni mai sopite tra Israele e Hezbollah e provocare una nuova guerra?
Le tensioni tra Hezbollah e Israele sono all’ordine del giorno. Sicuramente negli ultimi mesi sono aumentate e dopo essersi “spostate” nel Golfo Persico in seguito alle tensioni tra Usa e Iran, adesso sono ritornate in Siria e in Libano. Le tensioni sono aumentate per via delle azioni preventive da parte di Israele in Sira contro Hezbollah con la milizia sciita che promette una ritorsione. Tuttavia, Hezbollah non ha interesse ad aprire una guerra aperta con Israele per via di tutte le problematiche economiche, sociali e politiche del Libano. Anche da parte israeliana non credo vi sia alcun interesse nell’intraprendere una vera e propria guerra. Non a caso Israele ha subito dichiarato la sua estraneità all’esplosione avvenuta al porto di Beirut. Non credo, dunque, che questa tragedia possa diventare una scintilla che possa far aumentare il rischio di un conflitto, ma l’incidente dimostra le debolezze interne dello Stato libanese, che andranno sicuramente risolte in qualche maniera senza ingerenze esterne, che andrebbero soltanto ad aumentare il sostegno a Hezbollah e il circolare di teorie cospiratorie che distolgono l’attenzione dalle responsabilità delle élite politiche ed economiche in Libano.

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