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Proteste in Libano: il premier Hariri non si dimette ma apre a elezioni anticipate

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Il primo ministro prova a calmare la piazza con un piano di riforme e la promessa di un ritorno alle urne in tempi brevi, ma ai manifestanti non basta

Proteste in Libano: il premier Hariri non si dimette ma apre a elezioni anticipate

Dopo quattro giorni di proteste contro il carovita e la corruzione, il premier del Libano Hariri ha affermato che non si dimette, ma ha aperto alla possibilità di andare a elezioni anticipate.

Le dichiarazioni del primo ministro libanese arrivano quattro giorni dopo l’inizio della rivolta, che ha preso il via in seguito alla decisione del governo di tassare le telefonate fatte con WhatsApp, Facebook Messenger e FaceTime.

Il Libano vuole tassare le telefonate su Whatsapp: disordini e caos nel paese

Il tentativo dell’esecutivo, infatti, era quello di raccogliere soldi per affrontare la grave crisi fiscale, che sta attanagliando il paese.

La legge sulle chiamata su WhatsApp è stata successivamente ritirata, ma le proteste sono continuate senza sosta. Nella giornata di oggi, lunedì 21 ottobre, così, il premier Hariri ha annunciato una serie di misure fiscali, volte a calmare le protese, che prevedono, tra le altre cose, il taglio dello stipendio dei politici del 50 per cento.

Il Libano taglia gli stipendi dei politici del 50 per cento per calmare le proteste

Presentando il pacchetto di riforme, infatti, Hariri si è detto solidale con le decine di migliaia di manifestanti in piazza da cinque giorni, assicurando, inoltre, che le riforme economiche decise oggi vanno incontro alle richieste popolari.

Il premier, poi, ha confermato che non si dimette, ma ha aggiunto: “Non chiedo ai manifestanti di fermare le proteste. E se vogliono elezioni legislative anticipate, sarò a favore”.

Tuttavia, le promesse di Hariri non bastano ai cittadini. “Rimaniamo in piazza fino a quando tutto il sistema politico non si dimette, non bastano queste riforme e non bastano le dimissioni del governo” è il pensiero più diffuso tra i manifestanti che da giorni affollano il centro di Beirut e di altre città del Libano.

“Joker” sta diventando realtà: il capitalismo è una fabbrica di poveri e il mondo ha iniziato a ribellarsi

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