“Mia figlia depressa per paura del Covid. Forse è scappata per proteggere Gioele”: parla il padre di Viviana Parisi

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 13 Ago. 2020 alle 09:36 Aggiornato il 13 Ago. 2020 alle 09:44
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Immagine di copertina

“Mia figlia era depressa per il Covid”: parla il padre di Viviana Parisi

Luigino Parisi, 71 anni, piange la morte della figlia Viviana, la dj 43enne originaria di Torino trovata senza vita sabato 8 agosto nel bosco di Caronia (Messina) a circa 500 metri dal luogo dove era scomparsa cinque giorni prima. Ancora nessuna traccia, invece, del figlio Gioele, 4 anni, che presumibilmente era con lei quando lunedì 3 agosto Viviana Parisi si è scontrata con un furgone sull’autostrada Messina-Palermo per poi sparire nel bosco adiacente il guard rail. E a Repubblica, racconta: “La mia Viviana era speciale e mi mancherà tantissimo il suo sorriso. L’ultima volta l’ho sentita il giorno prima della scomparsa. Era a Patti con mio genero Daniele e il mio nipotino Gioele. Erano contenti, erano al mare”.

Ancora tanti gli aspetti da chiarire dopo che i risultati dell’autopsia non hanno ancora permesso ai medici legali di comprendere quale sia stata la vera causa della morte della donna, e tutte le strade – omicidio, suicidio, o incidente? – restano ancora aperte. Ma per gli avvocati della famiglia Viviana sarebbe caduta dall’alto, rompendosi le ossa. Intanto il padre si augura che almeno il nipotino Gioele sia ancora vivo “Lui è eccezionale, lo adoro e manca tanto anche ai suoi gattini”, racconta al quotidiano il signor Parisi.

“Forse Viviana voleva proteggere il suo bambino e per questo è scappata dopo l’incidente in galleria. Aveva paura che le togliessero il bambino. Mi chiedo perché quei due operai sul furgone che si è scontrato con lei, non l’hanno bloccata subito quando l’hanno vista scappare. Forse si poteva salvare”, ipotizza ancora il padre della dj. Quella mattina, la donna aveva detto al marito, Daniele Mondello, di essere diretta a Palermo per acquistare un paio di scarpe nuove al figlio. “Era felice, era una mamma a tutto tondo. Era la sua prima esperienza da mamma e ricorderò sempre il suo attaccamento a Gioele. Era molto gelosa del suo bambino”, aggiunge Parisi, e ricorda di quando, a febbraio, l’epidemia da Covid ha avuto effetti devastanti sulla salute mentale della figlia.

“A febbraio è entrata nel tunnel della depressione, aveva paura del virus. Fumava e prendeva caffè. Aveva paura che marito e figlio venissero contagiati. Iniziò a leggere la Bibbia, anche a voce alta sul terrazzo. Io ero contrario, non sono un fanatico della Chiesa”. La figlia allora voleva tornare a Torino, rivedere il padre e la madre, ma i genitori si opposero. “Le dissi di ‘No’, vista la situazione del virus”, ricorda l’uomo. “Io sarei venuto a settembre. Ma non c’è stato tempo. Mi diceva che le davano quelle pasticche ma lei non era pazza. Io percepivo il suo malessere e quindi le consigliavo anche io di prenderle. Aspettavo la pensione di mia moglie per trasferirci in Sicilia e restare per sempre con lei. Mai avrei immaginato tutto questo. Resterò però fino a quando non troveranno il mio nipotino”, conclude addolorato Parisi.

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