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Il far west delle università telematiche: così i docenti si comprano master e certificazioni in tempi record per salire in graduatoria e accedere al concorsone

Da nord a sud migliaia di docenti italiani si stanno organizzando per collezionare nel minor tempo possibile il maggior numero di crediti formativi per accedere al "concorsone". Molti scelgono di farlo attraverso università online, ma alcune di loro riducono i corsi a un "supermercato dei crediti formativi" consentendo, ad esempio, di sostenere un esame a soli cinque giorni dall’iscrizione, all'interno di un corso per cui sono previsti 150 giorni di formazione

Di Giulia Cerino
Pubblicato il 25 Mag. 2020 alle 17:01
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“Nell’attestato d’iscrizione hanno scritto ‘corso di psicologia dell’apprendimento’ ma un corso vero e proprio non c’è mai stato. Per preparare l’esame ho dovuto leggere qualche dispensa e studiarmi dei quiz, da autodidatta. Che poi tu sia formato davvero o no a loro non interessa”. Li chiamano master telematici, corsi e formazione professionale online. Tutti riconosciuti e accreditati dal Ministero dell’Istruzione. Formalmente è sempre tutto a posto, tutto legale e secondo normativa. In realtà, dicono alcuni insegnanti che le hanno frequentate, spesso si tratta di un vero e proprio supermercato dei titoli perché di fatto i crediti formativi te li compri a 200, 500 o 700 euro, la formazione è blanda e l’esame è “impossibile non passarlo”.

A raccontare la sua esperienza è Gabriele*, un docente veneto, che a febbraio di quest’anno ha usato il bonus scuola da 500 euro voluto da Matteo Renzi per iscriversi a un corso di formazione da 24 crediti organizzato dall’associazione Mnemosine, un Ente accreditato dal ministero dell’Istruzione, che opera nel campo dell’università e della formazione docenti con corsi proposti dall’Università per stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria. “Sarò onesto con te, ho passato l’esame finale senza aver aperto libro…con tutti i problemi etici del caso…”. Gabriele racconta di essersi limitato a imparare a memoria una lista di quiz forniti da Mnemosine perché “hanno assicurato che le domande dell’esame le avrebbero pescate da lì, e così è stato”. La lista dei quiz forniti per Psicologia dell’apprendimento, Didattica speciale, Teorie e metodi di progettazione e valutazione didattica, come TPI ha potuto verificare contiene in effetti le domande dell’esame (qui quelli di Psicologia dell’apprendimento, qui quelli di Didattica e qui Teorie e metodi). C’è poi almeno stato un colloquio orale? “No, nessun orale, non mi hanno parlato di monte ore da rispettare, né di formazione. Il loro servizio è quello di fornirti quiz e dispense in anticipo”. Nessuna lezione quindi. Contattata per email Mnemosine fa sapere che i corsi da 24 crediti non sono online ma in “presenza” e si sono svolti regolarmente in tale modalità.

“Come in tutte le università statali la frequenza non è stata obbligatoria anche se vivamente consigliata. Ogni corsista – spiegano – è individuato univocamente ed ha accesso univoco alla propria area riservata nella quale trova il materiale didattico. Sul fatto del copiare o imbrogliare, prima di questo Coronavirus, gli esami si sono svolti dall’a.a. 2017/2018 ai primi di marzo 2020 sempre in presenza. Purtroppo quest’emergenza ha costretto a trovare delle soluzioni temporanea con l’identificazione univoca. Se l’emergenza dovesse persistere, stiamo studiando nuove forme per assicurare che eventuali “furbetti” possano barare e poi cercare di “denigrare” (volontariamente) il lavoro svolto dell’Università”. Dunque prima del Coronavirus – spiega Mnemosine – il colloquio orale c’è sempre stato. Eppure, anche la compagna di Gabriele – corsista nella sua stessa università – denuncia la completa assenza di colloquio orale “nonostante io abbia dato l’esame in presenza e molto prima che scoppiasse la pandemia. Io personalmente ho fatto solo tre esami a quiz con 10 crocette e una domanda aperta”. Secondo Mnemosine le denunce di questi corsisti sono false e anzi sono frutto del fatto che forse qualcuno “avrebbe voluto che noi commettessimo delle irregolarità e al nostro rifiuto tenta di spargere accuse diffamatorie”.

Sarà. Eppure la storia raccontata da Gabriele non è isolata. Ad aggiungere dettagli al suo racconto ci sono numerose testimonianze di docenti italiani alle prese con altri corsi online proposti dalle università telematiche. Proprio come su Amazon, in alcuni casi, gli esami da sostenere per fare punteggio si scelgono da una lista spuntando la casella e mettendoli nel carrello degli acquisti. “E più esami scegli di comprare più sconto avrai sulla fattura finale. Io – spiega Valeria, docente veneta – mi sono iscritta alla Icotea. Ho scelto questa università telematica perché era quella che mi avrebbe permesso di fare l’esame il più rapidamente possibile. Era un corso da 150 ore in pedagogia sociale e didattica dell’inclusione. Prima mi hanno chiesto di pagare il bollettino, poi mi hanno dato accesso alla piattaforma telematica. Lì ho trovato delle slides e delle dispense da studiare. Ma non mi è stata richiesta né presenza né ore di studio. Niente di niente. Inoltre, l’esame finale l’ho fatto da casa con un pc collegato alla piattaforma dell’università. Quel giorno però avevo anche un altro computer acceso accanto a me… l’esame l’ho passato copiando le risposte…senza che nessuno mi controllasse”. C’è stata una discussione orale? “No, niente di niente”.

Valeria come Gabriele ha deciso di autodenunciarsi perché “è scandaloso che il Ministero dell’Istruzione permetta una cosa del genere. È scandaloso che persone laureate come me siano costrette a ripiegare sulle università telematiche per collezionare crediti, di fatto comprandoseli. È scandaloso che dopo anni di studio universitario io debba accedere a un concorso per titoli e vedermi superata da gente che se ne compra uno, due o tre online e poi va ad insegnare senza reali competenze”. Contattata telefonicamente, anche in questo caso, Icotea, istituto qualificato nel campo della formazione accreditato dal Miur, smentisce categoricamente le parole di Valeria e assicura che tutto è sotto controllo e che l’esame orla c’è stato. Possibile che questi docenti mentano tutti?

Qui l’audio con le testimonianze degli insegnanti raccolte da TPI:

Da nord a sud, proprio in queste ore, migliaia di docenti italiani si stanno organizzando per collezionare nel minor tempo possibile il maggior numero di crediti formativi. Tutto è nato qualche tempo fa, quando il Ministero dell’istruzione ha indetto il bando ordinario per l’assunzione di 25mila docenti per la scuola secondaria di primo e secondo grado. Per accedere al concorsone previsto per quest’autunno è indispensabile avere nel proprio curriculum 24 crediti formativi nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche. Il punto non è solo ottenerli, ma soprattutto ottenerli in tempi brevi. In tempo per potersi iscrivere al bando di concorso che scade il 31 luglio di quest’anno.

Per capire meglio come funziona il mercato dei crediti formativi ho deciso di chiamare un’università telematica molto conosciuta a Roma. Mi risponde una gentile segretaria. “Il nostro pacchetto – spiega – comprende 24 crediti ma se vuole può includere anche un master da 1500 ore in consulenza pedagogica per scuole”. Il master funzionerà così: si paga l’iscrizione, si accede alla piattaforma online e lì si trova il materiale didattico da studiare. “Non ci sono esami intermedi per ogni modulo ma solo una tesina finale di quaranta pagine su un argomento a piacere scelto col prof”. E se invece del pacchetto volessi seguire solo il corso da 600 ore e 24 crediti, l’esame in cosa consiste? “Si pagano 700 euro. All’esame poi si tratta di rispondere ad un quiz a crocette”. I quesiti saranno pescati da una lista di domande messa a disposizione dei corsisti già al momento dell’iscrizione.

Per ottenere i miei agognati crediti dovrei studiare quattro materie da sei crediti. “In sede d’esame, la prof dell’ultima materia a volte fa come vuole ma generalmente si attiene a quello che scrive nelle dispense. Per le altre tre materie invece, bene o male, una letta alle dispense comunque bisogna darle…ma insomma esercitandosi coi quiz è tutto più semplice quello glielo assicuro”. Anche qui l’esame consisterà in alcuni quiz. Quando potrò sostenerlo? La prima sessione d’esame è a giugno, spiega la segretaria. “Ma siamo già a metà maggio. Ce la farò a studiare in così poco tempo?” “Sì…assolutamente sì” perché il materiale didattico “è già scremato per il superamento dell’esame”. Ma non erano 600 ore di formazione? “I tempi sono brevi e dobbiamo sbrigarci per farvi avere la certificazione in tempo per il concorsone”. Da ex studentessa universitaria non credo alle mie orecchie. Abituata ai tomi da mille pagine e ad esami che durano sei mesi mi viene quasi voglia di iscrivermi a uno di questi corsi. Prima però meglio fare un’altra verifica, per essere sicura di aver capito proprio bene. Decido di chiamare anche l’Icotea e mi fingo insegnante chiedendo informazioni.

“Buongiorno sono una docente e avrei bisogno di ottenere i 24 crediti formativi. Devo fare il concorsone e volevo capire quali sono i tempi perché ho bisogno della certificazione quanto prima”. Risponde una gentile signora che mi spiega: “Desidera acquisirli con corsi singoli o master? I tempi di rilascio sono comunque gli stessi”. Il corso da 24 crediti che mi interessa costa 649 euro. Nella mail informativa inviata da Icotea leggo nero su bianco che il corso che ho scelto ha una durata di 150 giorni e prevede 600 ore di formazione in quattro materie. Io però non posso aspettare così a lungo perché le candidature per il concorsone possono essere inoltrate dal 15 giugno e solo fino al 31 luglio 2020. Come faccio?  “Ogni esame si attiva dopo aver effettuato il pagamento, cinque giorni dopo l’iscrizione. I tempi per conseguire il titolo dipendono dalla sua disponibilità. L’esame consiste in un test a risposta multipla. Sono quattro test da trenta domande e ha due tentativi a disposizione. Questo è quanto le viene richiesto”. Cinque giorni per dare un esame. Ma il corso non durava 150 giorni? Richiamo Icotea per chiedere spiegazioni e questa volta mi paleso.

Mi risponde concitata la responsabile.  “Salve, sono una giornalista. Chiamo perché vorrei porre delle domande. La prima: ho ricevuto una denuncia da parte di Valeria, una docente veneta, che racconta di aver fatto il suo esame da 6 crediti copiando. Aggiunge anche che nessuno si è preoccupato di controllare o verificare che ciò non avvenisse”. “Allora la truffa l’ha fatta lei”, sentenzia la responsabile dell’università telematica. “Le nostre lezioni sono in Scorm”, un modello virtuale, cioè una raccolta di specifiche tecniche che consente, primariamente, lo scambio di contenuti digitali in maniera indipendente dalla piattaforma. “Ogni corsista  – spiega la signora al telefono – ha una password quindi le persone che si collegano sulla piattaforma sono monitorate. Sappiamo quando vedono le lezioni e all’esame non si può accedere se non segui. Il sistema è blindato. Icotea è un brand importante e chi dice queste cose vuole solo speculare perché il sistema non permette di andare avanti se non si seguono tutte le lezioni. “E se io metto play alla lezione e mi alzo dalla sedia e vado a farmi la doccia chi se ne accorge?” “No, non è possibile”. “Signora mi dicono che invece è possibile”. “No, non è vero”.

Ho un’altra domanda: possibile che Icotea non sappia che alcuni corsisti furbetti passano l’esame online imbrogliando? “Noi controlliamo l’IP del collegamento e a noi quello basta per dire che l’esame è regolare. Noi presupponiamo la buona fede, se la signora ci ha imbrogliato facendo il test è un suo problema”. “Ma in realtà signora è anche un vostro problema… l’ente di formazione accreditato dal Miur siete voi”, ribatto io. “Ma c’è anche il colloquio orale”, obietta lei. “In realtà, la ragazza con cui ho parlato io mi ha detto che non ha fatto nessun colloquio orale”. “No, non è vero, invece c’è”. E invece sembrerebbe non esserci proprio niente. Il giorno prima infatti, quando mi ero finta insegnante, l’Icotea mi aveva mandato anche delle informazioni scritte e alla voce “esame” specificava: “l’esame finale (da svolgere in 60 minuti) è un test di 30 domande a risposta multipla da svolgere direttamente in piattaforma. In tempo reale potrà visionare il voto conseguito. Nel caso in cui non è stato raggiunto il voto 18/30, si potrà ripetere nuovamente il test, senza costo aggiuntivo. Il docente potrà chiedere ai singoli corsisti un incontro live, al fine di porre domande o effettuare esercitazioni. Alla fine del corso, Icotea verificherà i report di accesso ed emetterà la certificazione finale solo se risulteranno scaricate le lezioni. In caso contrario, invierà via email una comunicazione sollecitando gli adempimenti richiesti”. Come spiegato chiaramente, la certificazione si ottiene solo se vengono scaricate le slides, il che ovviamente non significa averle studiate. Inoltre, il colloquio orale non è obbligatorio e a decidere se farlo o no è il docente, a discrezione.

Al telefono la responsabile di Icotea sembra poco disponibile a ragionare. Anche qui sostiene che vi sia un tentativo diffamatorio da parte dei docenti che vogliono fare ricorso. Io però ci riprovo ad avere risposte e le pongo un’ultima domanda. “Mi dicono che date la possibilità di preparare il primo esame dei 24 crediti dopo cinque giorni dall’avvenuta iscrizione. Ma scusi, come si fa a preparare un esame di pedagogia in cinque giorni chiamandola formazione? “No guardi è impossibile”. “Me lo ha detto la segretaria di Icotea”. “No no no, c’è qualcosa che non va”. Ci riprovo: signora la segretaria mi ha detto che il primo esame lo posso fare a cinque, a dieci, o a quindici giorni dall’iscrizione e che dipende da me, non da voi. “Allora forse è perché lei ha dichiarato che deve fare il concorso e le serve il certificato quanto prima. Per questo le hanno anticipato la data dell’esame”.

Forse non ho capito bene, allora rilancio: “Scusi ma che c’entra, se il corso da 24 cfu prevede 150 giorni di corso, voi che siete un’università seria accreditata dal Miur dovreste preoccuparvi della formazione e a prescindere dai tempi del concorsone dovreste comunque rispettare i moduli formativi, no?”. “E ma la signora con cui ha parlato lei per cosa si è iscritta allora? Per fare il concorso… il titolo le serve per quello…guardi, si rivolga a qualsiasi università d’Italia e le diranno che tutti stanno anticipando le date d’esame per stare nei tempi del concorsone”. Ma di quali università parla? “Anche La Sapienza”. La Sapienza fa fare gli esami in cinque giorni ai suoi iscritti??? “Sì perché siamo in uno stato d’emergenza e quindi vengono derogate alcune regole”. Ma chi ha deciso che si può derogare alle regole perché c’è il concorsone? “Signora se vuole diventare famosa, ha bussato alla porta giusta”. Che vuol dire scusi? “Ci vedremo nelle sedi istituzionali”. La telefonata finisce così, con tante risposte confuse e con un vago avvertimento. Sia chiaro, le modalità di svolgimento degli esami e i corsi proposti da Icotea e dalle altre università telematiche con le quali ho parlato sono tutti a prova di legge e costruiti secondo normativa. Ma se esista o no una ‘deroga’ sulle tempistiche dell’esame resta per ora un mistero perché, pur avendo chiesto chiarimenti al Miur, non è ancora arrivata una risposta.

Qui l’audio con le telefonate con Icotea:

A parlare chiaro è Antonio Antonazzo, sindacalista della Gilda degli insegnanti. “Si tratta di un vero e proprio pizzo per entrare nel mondo della scuola, nelle graduatorie d’istituto e partecipare ai concorsi. E sia chiaro, non è frutto di un accordo sindacale ma di un meccanismo voluto e avallato dalla legge”. “Io – dice – li capisco gli insegnanti che intraprendono questo percorso, sono giustificatissimi e noi stessi siamo costretti a indicargli questa via, perché se non fai così non puoi avere accesso all’insegnamento. Il problema è questo: le università statali spesso organizzano corsi di formazione per docenti ma hanno un limite strutturale: sono rigide. In sostanza i corsi iniziano in un preciso periodo dell’anno che non coincide coi bandi di concorso. Quindi se il corsista non riesce a rientrare in quell’arco di tempo, finisce per non avere altra possibilità se non quella di rivolgersi alle università telematiche che invece mettono a disposizione corsi di ogni tipo, in qualsiasi momento dell’anno e in tempi record”.

Antonazzo spiega che il materiale messo a disposizione dalle università telematiche spesso “è anche di qualità e volendo approfondire si può” ma l’esame se fatto da casa è senza controllo e anche quando è in presenza uno “i crediti se li compra”. Antonazzo conferma quanto detto dai docenti e cioè che le prove d’esame sono molto semplici, tant’è vero che “non conosco nessuno che non l’abbia superato”. E non è finita qui. “La norma – spiega Antonazzo – prevederebbe che solo 12 crediti (e non 24) possano essere presi per via telematica ma con un escamotage si raggira l’ostacolo. In pratica, anche se non sei all’università ma sei a casa, grazie alle video lezioni l’università dichiara di aver messo a disposizione del corsista delle lezioni in presenza e questo solo perché dall’altra parte dello schermo c’è un professore. Peccato che poi, spesso, la lezione sia registrata e non live”. E sulle tempistiche dell’esame? “Il tempo minimo per conseguire un titolo dovrebbe essere di due mesi, spiega Antonazzo. Ma io so che gli esami si fanno già dopo 15 giorni dall’iscrizione. Senza considerare che c’è anche chi ha battuto ogni record e ha dato l’esame tre giorni dopo essersi iscritto. D’altra parte se le università telematiche non facessero così i corsisti non si iscriverebbero…”.

Ma è possibile che il Miur non sappia queste cose? Questa e altre richieste di chiarimento sono state inoltrare per email al Dicastero. Per ora però non è arrivata nessuna risposta. A dare la sua versione è sempre Antonazzo il quale sostiene che al Miur sanno tutto ma “il problema è in Parlamento, non al ministero. Esiste da anni una lobby trasversale che porta soldi a queste università. La mazzata l’ha data Matteo Renzi che ha introdotto i 24 crediti formativi. Noi come Gilda degli insegnanti sono anni che chiediamo di eliminare questo sistema di crediti a pagamento”. Ma non c’è stato niente da fare. Invece di eliminarlo, il business dei crediti è stato rilanciato in vista del prossimo concorsone. E che poi in cattedra vi siano o meno insegnanti davvero preparati pare che in fondo non importi a nessuno.

*Nome di fantasia

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