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Rom, diminuiscono gli sgomberi forzati dei campi: sono 145 nel 2019. Ma attenzione agli sgomberi “indotti”. Il Rapporto annuale dell’Associazione 21 luglio

Il Rapporto annuale 2019 sarà presentato oggi alle 16 in diretta sulla pagina Facebook "Associazione 21 luglio" con il presidente Carlo Stasolla, il direttore UNAR Triantafillos Loukarelis, Antonio Ciniero dell'Università del Salento e Tommaso Vitale di Sciences Po

Di Anna Ditta
Pubblicato il 17 Giu. 2020 alle 12:15 Aggiornato il 17 Giu. 2020 alle 12:31
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Immagine di copertina
Credit: ANSA / Chiara Acampora

Sono stati 145 gli sgomberi forzati di campi rom messi in atto nel 2019 in tutta Italia, con un calo del 26 per cento rispetto all’anno precedente. Scende anche il numero di rom in emergenza abitativa nel nostro Paese, che dai 28mila del 2017 ai 25mila del 2018, arriva, nel 2019 a 20mila. A evidenziarlo sono i dati contenuti nel Rapporto annuale 2019 dell’Associazione 21 luglio, che si occupa di diritti umani e che dal 2015 monitora la condizione delle comunità rom in emergenza abitativa, la prassi politica e il rapporto tra il “sistema campi” – per il quale il nostro paese è tristemente noto in Europa – e il resto della società italiana.

Dei 20mila rom che vivono nelle baraccopoli formali e informali d’Italia, il 55 per cento ha meno di 18 anni. Circa 12.700 vivono nelle baraccopoli istituzionali (che sono complessivamente 119, presenti in 68 comuni). In tali aree il 47 per cento dei residenti negli insediamenti formali ha la nazionalità italiana; il 42 per cento è originario dell’ex Jugoslavia mentre, per il resto, si tratta di cittadini comunitari. Sono invece 7.300 i rom stimati presenti nelle baraccopoli informali e nei microinsediamenti. I più grandi sono concentrati nella Regione Campania e al loro interno l’aspettativa di vita è di 10 anni inferiore rispetto a quella della popolazione italiana.

Dal Nord al Sud, gli sgomberi forzati in Italia e gli esempi virtuosi

Gli sgomberi forzati degli insediamenti rom è in calo costante rispetto agli anni precedenti: le operazioni di questo tipo erano state 195 nel 2018, 230 nel 2017 e 260 nel 2016. Tuttavia, il segnale “non deve illudere troppo”, come sottolinea il presidente dell’Associazione 21 luglio Carlo Stasolla. In parte, infatti, il dato è dovuto al calo delle famiglie presenti negli insediamenti informali e alla pratica degli sgomberi “indotti”, cioè a seguito delle pressioni esercitate dalle forze dell’ordine, che portano gli abitanti a un tale livello di esasperazione da spingerli a optare per un allontanamento volontario.

Con l’espressione “sgomberi forzati” vengono indicati, in particolare, quelli messi in atto in assenza delle garanzie procedurali previste dalla normativa internazionale, come la genuina consultazione degli interessati, un preavviso congruo e ragionevole e la predisposizione di soluzioni alternative abitative adeguate. “Ogni azione di sgombero forzato, non finiremo mai di dirlo”, scrive Stasolla nell’introduzione al rapporto, “rappresenta sempre e comunque una grave violazione dei diritti umani, senza mai rimediare all’inadeguatezza dell’alloggio o alle criticità di carattere igienico-sanitario, reiterandole invece altrove e con maggiore intensità e gravità”.

Delle 145 operazioni di sgombero forzato condotte nel 2019, 66 sono avvenute nel Nord Italia, 60 nel Centro Italia e 19 al Sud. Un’eccezione rispetto alla diminuzione del numero di sgomberi è rappresentata dalla città di Roma, dove le azioni di sgombero ogni anno continuano ad aumentare. Uno sgombero forzato particolarmente violento è stato condotto a maggio del 2019 nel comune di Giugliano, in Campania (qui il reportage di TPI) e ha coinvolto 450 rom di origine bosniaca, di cui la metà minori, senza alcun meccanismo utile alla riallocazione abitativa. Le circa 70 famiglie sgomberate si sono insediate in un’area dismessa nella zona industriale, senza alcun riparo o servizio primario, costrette a dormire in camper, furgoni o autovetture e vivendo in condizioni igienico-sanitarie del tutto precarie. Sul caso di Giugliano pende ancora un ricorso presentato da alcune delle famiglie coinvolte dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Il 2019 è stato caratterizzato, oltre che dagli sgomberi, anche da alcuni provvedimenti normativi che hanno riguardato direttamente rom e sinti in emergenza abitativa. Il primo è quello contenuto nella direttiva n.16012/110 del 15 luglio, emanata dall’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini, per la ricognizione degli insediamenti e il “censimento etnico” dei rom presenti nei campi, con lo scopo dichiarato di incoraggiare l’esecuzione di sgomberi. Il secondo provvedimento è il disegno di legge “Norme in materia di regolamentazione del nomadismo e di contrasto all’abusivismo” presentato dall’assessore alla Sicurezza della Regione Piemonte Fabrizio Ricca, che prevede l’abolizione dei campi rom formali e la creazione di “aree di transito” per un periodo massimo di tre mesi e una serie di misure imposte agli abitanti. Entrambi i provvedimenti – sottolinea la 21 luglio – hanno un “profilo potenzialmente discriminatorio”.

Esistono tuttavia anche degli esempi positivi di politiche messe in atto a livello locale per il superamento dei campi rom. L’Associazione 21 luglio evidenzia in particolar modo i casi di Ferrara, Sesto Fiorentino e Palermo, definiti “esempi virtuosi anche in considerazione dell’impegno, comunicato dai rappresentanti istituzionali, di dare sostenibilità, negli anni, all’azione inclusiva”.

Antigitanismo e discorsi d’odio

L’Osservatorio 21 luglio nel 2019 ha registrato un totale di 102 episodi di discorsi d’odio nei confronti dei rom di cui 39 sono stati classificati di gravità media-alta. La media giornaliera che si ricava è di circa 2 episodi a settimana. Rispetto al 2018 il dato complessivo rivela, rispetto al 2018, un decremento del 18 per cento. Il calo può derivare dalla maggiore attenzione del discorso politico e mediatico nei confronti dei flussi migratori in entrata. Alcuni attori politici e pubblici nazionali e locali ormai hanno quasi abbandonato il ricorso a dichiarazioni manifestamente discriminatorio e incitante all’odio prediligendo invece un utilizzo di affermazioni stereotipate, collocandosi così al riparo da eventuali sanzioni.

La situazione a Roma

Nel 2019 nella città di Roma si è assistito complessivamente a 45 operazioni di sgombero forzato, in aumento del 13 per cento rispetto al 2018 (quando erano state 40) ma anche rispetto al 2017 (33 sgomberi forzati) e al 2016 (che ne aveva registrati 28). Lo scorso anno la Capitale è stata inoltre teatro di alcune proteste legate al tema dei rom in emergenza abitativa e avvenute nelle zone di Torre Maura e di Casal Bruciato.

Nel quartiere di Torre Maura, ad aprile 2019, è stato registrato il tentativo di organizzare un “centro di raccolta rom“, una struttura finalizzata all’accoglienza di sole persone identificate come rom. Questo – nota l’Associazione 21 luglio – nonostante si tratti di un’opzione “segregante e discriminatoria” e nonostante il Piano della Giunta capitolina preveda “il graduale superamento delle residenzialità dei campi, dei centri di raccolta e dei villaggi della solidarietà presenti sul territorio capitolino”. L’inaugurazione del centro è avvenuta il 1 aprile 2019, ma a seguito delle proteste registrate nel quartiere nei giorni immediatamente successivi, l’immobile non è stato più destinato all’uso originario.

A Casal Bruciato, invece, il 6 maggio è iniziata una protesta dopo che una famiglia del villaggio La Barbuta ha fatto il suo ingresso in una casa popolare regolarmente assegnata. Sotto l’appartamento per alcuni giorni si è tenuto un presidio del gruppo di estrema destra Casapound, che ha lanciato minacce e polemiche. Un caso simile era avvenuto qualche giorno prima con un’altra famiglia rom regolarmente assegnataria.

L’analisi dell’Associazione 21 luglio

Secondo l’Associazione 21 luglio “certamente in Italia qualcosa sta cambiando e potremmo trovarci di fronte all’inizio di una nuova stagione”, tuttavia “bisognerà attendere il 2020 per vedere eventualmente il consolidarsi di un trend”. Sul fronte romano l’Associazione scrive che il 2019 “ha lasciato una profonda disillusione nei confronti di un Piano rom che non è mail decollato. “L’Amministrazione Capitolina, testardamente chiusa e isolata nelle sue certezze, ha lasciato le parole “superamento dei campi” solo nei buoni propositi, per poi vederli sfumare nell’incompetenza che regna sovrana negli uffici capitolini e nella superficialità dei suoi amministratori”, sostiene Carlo Stasolla. “Ne è prova il fatto, a titolo esemplificativo, che da 5 anni giace nei cassetti del Consiglio Comunale una proposta di iniziativa popolare sul superamento dei campi rom che ancora deve essere discussa e portata ai voti, segno inequivocabile della barriera che, sul tema “campi rom” la Giunta Capitolina ha consapevolmente costruito attorno a sé al fine da isolarsi da qualsiasi dialogo e confronto”.

Il Rapporto annuale 2019 sarà presentato oggi, mercoledì 17 giugno, alle ore 16 in diretta sulla pagina Facebook “Associazione 21 luglio” con il presidente Carlo Stasolla, il direttore UNAR Triantafillos Loukarelis, Antonio Ciniero dell’Università del Salento e Tommaso Vitale di Sciences Po. Modera Anna Ditta, giornalista TPI.  La presentazione ha avuto il Premio di Rappresentanza del Presidente della Repubblica.

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