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Proposta di legge sui campi rom in Piemonte, le associazioni: “È razzista e illegale”

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Il disegno di legge punta a superare i "campi nomadi" creando delle aree di transito dove i rom potranno sostare al massimo per 3 mesi e solo se in possesso di alcuni requisiti, ritenuti discriminatori

Nuova legge sui campi rom in Piemonte, le associazioni: “È razzista e illegale”

Un disegno di legge che punta all’abolizione dei capi rom formali, ma senza percorsi di inclusione adeguati né soluzioni abitative alternative. È la denuncia che arriva da associazioni italiane ed europee a proposito della proposta di legge approvata l’8 novembre dalla Giunta regionale del Piemonte dopo essere stata presentata dalla Lega.

Il disegno di legge è intitolato Norme in materia di regolamentazione del nomadismo e di contrasto all’abusivismo.

Secondo l’Associazione 21 Luglio,  l’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI)  e il Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC) introduce misure discriminatorie e rappresenta un’ulteriore violazione dei diritti umani per i rom che vivono nei cosiddetti “campi nomadi” in Italia.

Nel 2018, nella Regione Piemonte risultavano insistere sul territorio 19 “campi nomadi” formali nei quali vi abitano 2.175 rom, la maggior parte dei quali sono cittadini italiani.

“Questo disegno di legge si rivolge alle suddette comunità rom trattandole come dei criminali imponendo loro controlli, sanzioni e sorveglianza, misure quest’ultime contrarie ai loro diritti fondamentali in quanto cittadini italiani e in quanto esseri umani”, sottolineano le associazioni in un comunicato.

Cosa prevede il disegno di legge sui campi rom in Piemonte

La proposta di legge, presentata alla fine di ottobre, punta a superare gli attuali campi nomadi stanziali sostituendoli con “aree di transito” dotate di determinate regole, incluso il pagamento delle utenze e un tempo massimo di permanenza.

Alle “aree di transito” le persone rom potranno accedere con una smart card pagando utenze e sosta, presentando documenti validi di identità e di proprietà di eventuali veicoli e dimostrando di avere un reddito. L’area sarà delimitata, con servizi igienici e videosorvegliata e la permanenza massima sarà di tre mesi, salvo per le famiglie con minori che potranno restare fino alla fine dell’anno scolastico.

L’obiettivo, come spiegato all’Ansa dall’assessore regionale alla Sicurezza Fabrizio Ricca, è di “cancellare il concetto di campi nomadi come adesso li conosciamo con nuove regole chiare e trasparenti”. “Una legge”, sostiene Ricca, “per tutelare il nomadismo e avere una completa legalità all’interno dell’area”.

Questa legge è ritenuta tuttavia discriminatoria e illegale da Associazione 21 Luglio, ASGI e ERRC perché “impone de facto il nomadismo su una fascia di popolazione rom già di per sé vulnerabile e socialmente fragile e su delle comunità rom che nella maggior parte dei casi non sono definibili come “nomadi”, se non nei soli casi in cui risultano oggetto di sgombero forzato”, come si legge nel comunicato co-firmato dalle associazioni.

I requisiti richiesti per i rom che intendono vivere nelle “aree di transito”, come l’obbligo di presentare il numero di immatricolazione e l’assicurazione dei veicoli di proprietà al Comune di riferimento, nonché l’applicazione obbligatoria del microchip per gli animali domestici, non sono richiesti infatti per la presentazione delle richieste di accesso alle case di edilizia residenziale pubblica e di housing sociale che coinvolgono i “non rom”.

Altre norme ritenute discriminatorie sono relative alla possibilità di allontanare i rom da dette aree nel caso in cui abbiano rifiutato una proposta di inserimento lavorativo o di frequenza scolastica dei bambini irregolare e quella che rende le aree monitorabili attraverso degli impianti di sorveglianza.

“Il disegno di legge dimostra una comprensione assolutamente equivoca delle comunità rom, qualificate come nomadi, che vivono in Italia e tale documento evidenzia che qui non vi è in realtà alcuna intenzione di attuare politiche che mirano effettivamente a favorire l’inclusione dei rom”, ha dichiarato il presidente di ERRC Ðorđe Jovanović. “Se le autorità vogliono effettivamente proteggere i diritti e migliorare la vita dei rom in Piemonte, dovrebbero investire risorse ed energie in soluzioni integrate che forniscano percorsi di inclusione dei rom nell’istruzione, nel settore abitativo, nel lavoro e nei servizi sociali”.

“A partire dagli anni Ottanta, si è sedimentata l’errata convinzione che i rom in Italia appartenessero a una cultura nomade; tale concezione ha consentito la creazione dei cosiddetti “campi nomadi”. Una vasta letteratura scientifica, supportata anche dalla Strategia Nazionale, ritiene invece che il fenomeno del nomadismo debba essere relegato ad un lontano passato. Per tale motivo, questo disegno di legge, oltre ad essere discriminatorio e incostituzionale, si basa su una totale mancanza di conoscenza della questione dei rom in Italia e nella regione Piemonte”, ha sottolineato il presidente di Associazione 21 luglio, Carlo Stasolla.

I possibili profili di incostituzionalità

Oltre ai profili potenzialmente discriminatori già evidenziati, secondo le associazioni la proposta di legge regionale appare di dubbia legittimità costituzionale e internazionale sotto un profilo della competenza legislativa regionale. Inoltre, violerebbe l’art. 120, comma 1 della Costituzione, che vieta ad ogni regione di prevedere provvedimenti che ostacolino la circolazione e il soggiorno delle persone e il loro lavoro.

“Se implementato, questo disegno di legge che parla di nomadi, sgomberi e campi come le uniche soluzioni per i rom ivi dimoranti avrà come effetto un’ulteriore segregazione delle comunità rom presenti sul territorio e continuerà e perpetrare il ciclo vizioso di sgomberi forzati, persecuzione e povertà”, concludono le organizzazioni, che stanno vagliando tutte le opzioni, comprese le vie legali, per contestare il provvedimento.

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