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“Manteniamo le distanze!”: la giovane attrice che ha rimesso al suo posto Sgarbi

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Più delle urla, per una volta, potè la pacatezza. È bastato il garbo fermo di uno scricciolo, Sara Serraiocco, attrice pescarese di appena trent’anni, per rimettere in riga Vittorio Sgarbi, il leone (spompato) della polemica in circolo allo stato brado alla 77esima edizione della Mostra del cinema di Venezia. Il fattaccio si è consumato sabato sera, nella dimora dei Dogi Morosini a Ca’ Sagredo, dove si consegnavano i riconoscimenti Kinéo. Alla Serraiocco andava il “Premio internazionale”. A consegnarlo, l’Onorevole Sgarbi. Calato al Lido rigorosamente senza mascherina, con la tipica protevia e la faccia sfottente che veste spesso, convinto sia un brillante abito da gran soirée. Ma con il tipico corredo di una pornostar, Vittoria Risi. Perché il sotteso machismo nell’età senile si consuma così. E il nostro esteta del trash sotto sotto forse si sente un po’ il nostro Gabriele D’Annunzio. Va a sapere.

“Non potevo avere maggior fortuna” dice Sgarbi al microfono, sul palco, rivolto all’attrice: “per la sua capacità, per la sua intelligenza e poi per la sua cattiveria, perché le donne oggi sono cattive”. Qui il volto sorridente della ragazza già muta in un broncio ben poco da frivolo gala mondano. Poi c’è l’imbarazzo: il critico d’arte vuole stringerle la mano, ma lei prima cerca di evitare, tentenna, vive male quel contatto fisico inopportuno in tempi di dovute precauzioni da Covid-19. Poi cede, abbozza uno stentato, faticosissimo sorriso. Infine c’è il supplizio della foto di rito, con il “Tutti stretti, sorridete!” a beneficio dei fotografi. Mentre Sgarbi le si avvicina pericolosamente al volto e le sussurra qualcosa, con lei che non si volta mai verso di lui ed è chiaramente al limite della sopportazione. È lì che Sara sbotta, implacabile in un educato ma perentorio: “Però… Magari manteniamo le distanze di sicurezza. Grazie”. E dopo aver spinto via, ai lati, Deputato e conduttrice, si impossessa del microfono e dice: “Vorrei aggiungere una cosa: vorrei mandare il messaggio che rispetto le distanze di sicurezza perché è fondamentale. Perché ho avuto anche un parente che è stato male per questo, e quindi preferirei portare rispetto”.

A questo punto Sgarbi, invece di farsi lanciare un Devoto-Oli per cercare il significato della parola “rispetto”, sommessamente invitato dal co-conduttore a non dare fuoco alle polveri (“No,
Vittorio, ti prego…”), si fa passare il microfono e chiosa: “No no, sono perfettamente d’accordo: mi aspettavo qualche altra cosa. L’ha detto Borrelli. Io non porto la mascherina perché rispetto la distanza di sicurezza. Ed è bene stare a distanza: non va bene amarsi troppo”.

Finale un po’ surreale, con lo scaltro agitatore delle folle che stranamente si vede costretto ad abbozzare di fronte al buon senso, ma che – provocato – si lascia andare soltanto dietro le quinte, indossando una mascherina nera raffigurante una capra. Che gli dà il destro per lanciarsi nella sua più nota, reiterata invocazione ormai da avanspettacolo.

Comunque sia, un plauso a Sara Serraiocco (nel 2017 è stata anche tra i protagonisti di “Non è un paese per giovani” di Giovanni Veronesi), per aver ammansito il Leone duro (ogni riferimento a citazioni bossiane è chiaramente voluto) della politica italiana. L’uomo che in piena, virulenta pandemia, mentre il bollettino dei morti saliva giorno per giorno, in un video passato alla storia del peggio della Repubblica, invitava gli italiani ad andare a Vo’, uno tra i comuni più colpiti dal virus. Lo stesso Sgarbi che a causa di quel video fu costretto poi a scusarsi a capo chino. Lo stesso che ora ha ripreso invece vigore nella sua tracotanza un tanto al chilo. Per fortuna è arrivato quel meraviglioso scricciolo a rimetterlo in riga.

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