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Vaccino anti Covid, fabbriche già in moto: prime dosi pronte a novembre

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 7 Set. 2020 alle 09:17 Aggiornato il 7 Set. 2020 alle 16:10
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Vaccino anti Covid, prime dosi pronte a novembre

Le prime dosi del vaccino contro il Covid di Oxford, affidato alla produzione dell’anglo-svedese AstraZeneca, dovrebbero essere messe in commercio a novembre. Molti dettagli “dipenderanno dai risultati della fase tre delle sperimentazioni, quella conclusiva”, ha dichiarato a Repubblica Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute Roberto Speranza, ma le prime due fasi sono state promettenti. Tanto da indurre Speranza ad annunciarne l’arrivo entro l’anno.

“Sul vaccino anti Covid stiamo investendo il più che possiamo e penso che le energie che si stanno mettendo in campo porteranno presto a risultati incoraggianti, io sono ottimista”, ha detto il Ministro alla Festa del Fatto Quotidiano. “Abbiamo un contratto con AstraZeneca, e se dovesse andar bene le prime dosi ci saranno consegnate già alla fine dell’anno”, ha proseguito Speranza. Il vaccino di Oxford, ritenuto il più avanzato e promettente, dovrebbe essere distribuito prima agli operatori sanitari e poi alle forze dell’ordine, mentre per gli anziani bisognerà attendere i risultati di alcuni test. Ma la priorità dovrebbe essere data agli ospiti delle Rsa.

La somministrazione dovrebbe avvenire con una puntura, e molto probabilmente sarà necessario un richiamo a uno o due mesi di distanza: dipenderà dall’esito della fase tre delle sperimentazioni, a cui hanno preso parte 50 mila volontari tra Gran Bretagna, Brasile e Stati Uniti. Intanto la produzione di AstraZeneca è già in moto in alcuni stabilimenti del mondo, e in Italia è stata affidata all’Irbm di Pomezia: circa 10 milioni di dosi, di cui due destinate all’Italia, dovrebbero essere immediatamente pronte. L’accordo per la produzione di quelle commerciali è invece ancora in fase di negoziazione.

Ogni dose di AstraZeneca costerà 2,5 euro, ma in attesa della messa a punto uno dei temi più delicati è la possibilità che i test finali falliscano, con l’incognita di chi si farà carico delle eventuali spese di rimborso. “Gli accordi fra governi e aziende prevedono una condivisione del rischio. Se i vaccini si riveleranno inefficaci, la spesa per lo sviluppo e le dosi prodotte in anticipo verrebbe in parte coperta dai governi”, ha spiegato Ricciardi. Ma a differenza degli Stati Uniti, pronti a coprire ogni costo, l’Europa offre un’assicurazione solo parziale.

Nel frattempo, il nostro continente ha già firmato o sta per concludere accordi con altre 6 aziende europee, americane e cinesi. “CanSino è una ditta cinese che sta per terminare la fase tre, con i test condotti in buona parte sui militari dell’Armata Rossa. Se i dati saranno buoni, il vaccino potrà essere commercializzato anche da noi, con l’autorizzazione dell’Ema”, ha continuato il consulente del governo. In questo modo entro la primavera 2021 l’Europa dovrebbe assicurarsi 1,2 miliardi di dosi dai vari produttori.

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