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“I nostri figli non fanno quello che sanno”, la riflessione di un padre su Famiglia Cristiana dopo l’incidente di Roma

Lo psicoterapeuta Alberto Pellai commenta la tragedia avvenuta a Corso Francia, a Roma: "Siamo tutti genitori di Gaia, Camilla e Pietro"

Di Anna Ditta
Pubblicato il 26 Dic. 2019 alle 13:44
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Immagine di copertina

“I nostri figli non fanno quello che sanno”, la riflessione di un padre su Famiglia Cristiana dopo l’incidente di Roma

“Sappiamo che anche i nostri figli disattendono le nostre raccomandazioni. Un appello agli amici: aiutateci, dissuadete i vostri amici quando stanno per fare una sciocchezza che può costare la vita”. Sono le parole di Alberto Pellai, psicoterapeuta e padre, che ha commentato in un articolo pubblicato su Famiglia Cristiana l’incidente avvenuto a Roma la notte del 22 dicembre, costato la vita alle 16enni Gaia e Camilla.

“Ogni volta che vediamo figli di altri genitori, ai quali il destino riserva una morte così atroce e assurda, non possiamo non sentirci chiamati in causa ed empatizzare immediatamente con il loro dolore infinito”, scrive Pellai. “Ci sentiamo sconvolti perché sappiamo che potrebbe capitare ai nostri figli, in ogni istante. È questo il primo pensiero che ci viene in mente”.

L’autore sottolinea che la tragedia avvenuta la notte del 22 dicembre a Corso Francia “è piena di elementi prevenibili, su cui però tutti i protagonisti sono andati via “scialli” (come dicono loro).Le ragazze sono state travolte, perché (sembra, in base a quanto riportato dai media) hanno attraversato col semaforo rosso, in una notte buia e piena di pioggia su una strada caratterizzata dall’alta velocità delle auto che la percorrono. Il ragazzo che le ha travolte era un neopatentato che (sembra, sempre in base a quanto riportato dai media) si trovava al volante dopo aver consumato bevande alcoliche e sostanze ad azione psicotropa”.

“Sono più che certo che i genitori dei tre giovanissimi coinvolti abbiano provato nel corso della loro crescita a seminare nei figli tutte quelle informazioni preventive che sabato sera loro hanno sistematicamente disatteso”, prosegue Pellai. “Da quando un bambino ha 3 anni gli insegniamo a non attraversare col rosso, a fare attenzione quando si muove su una strada affollata. Non c’è mamma o papà che non lo faccia. E quando poi i nostri figli diventano maggiorenni, nessun adulto mette nelle loro mani le chiavi di un’auto, senza aver prima fatto un milione di raccomandazioni”.

Lo psicoterapeuta sostiene che “purtroppo i nostri figli non fanno quello che “sanno”. Il fatto che noi adulti gli diciamo le cose giuste, non è garanzia che loro poi le mettano in atto. Penso che la vera rivoluzione possa avvenire solo se, all’interno del loro gruppo dei pari, ci sono altri amici e amiche che sanno rinforzare il messaggio preventivo promosso in famiglia”.

Ai nomi delle due ragazze rimaste uccise sabato, l’autore aggiunge anche quello di Pietro Genovese, ventenne figlio del noto regista Paolo Genovese. Dopo aver investito le ragazze con la sua auto, Pietro si è fermato per soccorrerle e ora è indagato a piede libero. Aveva un tasso alcolemico di 1,4 (il limite per la guida è di 0,50) ed è risultato non negativo ai test sull’assunzione di droghe.

“Anche se Pietro è vivo, sono più che certo che i suoi genitori soffrono dello stesso dolore di quelli di Camilla e Gaia”, sostiene Pellai. “Mi unisco – e penso di interpretare lo spirito di tutte le mamme e i papà che leggono – anzi, ci uniamo al loro fianco. E dentro a quel dolore che sembra non avere confine, piangiamo con loro”.

Infine, l’autore rivolge un appello ai figli e ai loro amici: “Speriamo che i nostri figli, guardando le nostre lacrime, comprendano che, quando gli diciamo cosa è bene fare e perché, non lo facciamo perché siamo spinti dal desiderio di essere rompiscatole”, conclude. “E speriamo che imparino anche loro ad essere un po’ più “rompiscatole” con se stessi e con i loro amici, ogni volta che, nella leggerezza, assumono un rischio – grande o piccolo che sia – che può valere una vita”.

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