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Coronavirus, il farmaco che “lo annienta in 48 ore”. Ma solo in laboratorio: lo studio dai ricercatori australiani

Gli scienziati dell'Università Monash di Clayton, in Australia, hanno provato che l'ivermectina, un antiparassitario con proprietà antivirali già utilizzato per la cura di altre patologie, è capace di impedire al coronavirus Sars-CoV-2 di replicarsi nelle cellule in vitro. Adesso bisognerà testarne l'efficacia sull'uomo

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 5 Apr. 2020 alle 17:11 Aggiornato il 6 Apr. 2020 alle 01:01
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Immagine di copertina
Credit: ANSA

Ivermectina, il farmaco che “uccide il Coronavirus  in 48 ore”

L’ivermectina è il farmaco antiparassitario con proprietà antivirali che nelle ultime ore sta aprendo nuove possibilità nella lotta al coronavirus Sars-CoV-2, non solo perché ha dimostrato di poter sconfiggere il virus in laboratorio, ma perché è già in uso per la cura di altre epidemie o malattie parassitarie e considerato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) tra i farmaci più sicuri.

La sua efficacia nella cura del Coronavirus è ancora da verificare in modo definitivo e testare sull’uomo, ma gli scienziati dell’Università Monash di Clayton, autori della ricerca “The FDA-approved Drug Ivermectin inhibits the replication of SARS-CoV-2 in vitro“, pubblicata sulla rivista Antiviral Research, hanno mostrato che in sole 48 è in grado annientare del tutto il virus responsabile della Covid-19, impedendogli di replicarsi nelle cellule. Essendosi trattato di un test in provetta, per dimostrare la reale capacità dell’ivermectina di contrastare l’infezione causata dal patogeno bisognerà condurre ulteriori studi sull’uomo, ma è utile ricordare che il farmaco viene già adoperato nella cura di altre malattie.

L’ivermectina fa parte della famiglia delle avermectine, scoperte dagli scienziati Satoshi Ōmura e William Cecil Campbell, che proprio per l’efficacia dei medicinali nel proteggere intere comunità da malattie gravi sono stati insigniti del premio Nobel per la Medicina nel 2015. Il farmaco viene utilizzato con successo contro diverse patologie parassitarie causate da artropodi e nematodi, come i pidocchi, la scabbia o la cecità fluviale, e studi più recenti ne hanno fatto emergere le proprietà antivirali, grazie alle quali l’ivermectina potrebbe agire anche nella cura dell’Hiv.

Proprio in virtù di queste proprietà gli scienziati dell’Università Monash di Clayton, che hanno lavorato a stretto contatto con i colleghi del Victorian Infectious Diseases Reference Laboratory, presso il Royal Melbourne Hospital, hanno deciso di testarne l’efficacia anche contro virus a Rna come il coronavirus Sars-CoV-2. “Abbiamo scoperto che anche una singola dose potrebbe essenzialmente rimuovere tutto l’Rna virale in 48 ore, e che anche a 24 ore si è verificata una riduzione davvero significativa”, ha dichiarato la dottoressa Kylie Wagstaff, ricercatrice presso il Monash Biomedicine Discovery Institute (BDI), in un comunicato stampa diffuso dall’istituto.

Il farmaco antiparassitario fa già parte dell’elenco dei cosiddetti “farmaci essenziali” dell’Oms ed è già ampiamente approvato dalle principali agenzie dedicate alla regolamentazione dei farmaci, tra cui l’Fda americana e l’italiana Aifa, perché considerato tra i più sicuri. “L’ivermectina è ampiamente utilizzata e considerata un farmaco sicuro, dobbiamo capire ora se il dosaggio a cui puoi usarlo negli esseri umani sarà efficace, questo è il prossimo passo” ha spiegato la dottoressa Wagstaff.

Eppure in Italia l’utilizzo dell’ivermectina nella cura di patologie è ancora limitato, come emerso nel 2015 dalla denuncia del dottor Zeno Bisoffi, direttore del Centro di Malattie Tropicali dell’Ospedale di Negrar, nel Veronese. Il medico sottolineò la paradossale situazione per cui l’ivermectina, pur essendo riconosciuta dall’Agenzia Europea per i Medicinali (Ema) e utilizzata in molti Paesi per scongiurare l’allarme scabbia, in Italia veniva adoperata solo per curare le infiammazioni cutanee. L’Aifa infatti ha autorizzato l’uso di farmaci a base di ivermectina per gli animali e, sotto forma di crema, per la cura della pelle, ma non per quella di malattie più gravi. Per il momento è necessario attendere l’approvazione dei primi studi clinici per sapere se ci sarà un riscontro positivo per quanto riguarda la cura del Coronavirus.

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