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Coronavirus, quali sono i farmaci utili sperimentati finora

Di Almerico Bartoli
Pubblicato il 23 Mar. 2020 alle 11:38
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Coronavirus farmaci: quali stanno funzionando?

Oggi il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha annunciato in una diretta su Facebook che verrà avviata la sperimentazione di un farmaco giapponese contro il Covid-19, il Favipiravir o Favilavir (nome commerciale Avigan), un farmaco antivirale sviluppato dalla Fujifilm Toyama Chemical (una compagnia della Fujifilm) e approvato in Giappone nel 2014 già sperimentato nello stesso anno contro l’Ebola in Africa. Si tratta un derivato della pirazinecarbossammide che agisce sull’RNA impedendo la replicazione dei geni del virus all’interno delle cellule infettate.

Mercoledì il governo cinese ha annunciato che uno studio clinico preliminare completato su 80 pazienti ha generato risultati promettenti sulla sua efficacia contro la malattia del neocoronavirus (COVID-19) sui malati con sintomi lievi o moderati, attraendo l’interesse della comunità scientifica e facendo balzare le azioni della compagnia del 15 percento.

“Il Favipiravir non ha dimostrato effetti collaterali e ha prodotto risultati interessanti negli studi clinici condotti nell’ospedale Zhonghan dell’Università di Wuhan e nell’Ospedale popolare di Shenzhen,” ha riferito Zhang Xinmin, direttore del Centro nazionale per lo Sviluppo delle biotecnologie – un’ala del ministero della Scienza e della Tecnologia cinese – aggiungendo che i pazienti positivi al virus dopo la somministrazione del farmaco sono risultati negativi in una media di quattro giorni, rispetto alla media di 11 giorni nella guarigione degli altri pazienti. Inoltre, i raggi X hanno confermato miglioramenti nelle condizioni dei polmoni in circa il 91 percento dei pazienti curati con il Favipravir, rispetto al 62 percento dei pazienti a cui non era stato somministrato, secondo il comunicato.

Il governo cinese ha aggiunto che al fine di bloccare la conversione di pazienti leggeri e moderati in pazienti gravi, si concentrerà sulla promozione del Favipiravir e della medicina tradizionale cinese mentre per il trattamento di pazienti gravi e critici, si concentrerà invece sulla promozione de farmaco immunodperessore tocilizumab, aggiungendo che finora le applicazioni cliniche su cellule staminali e fegati artificiali hanno prodotto risultati promettenti nel “ridurre efficacemente la grave risposta infiammatoria causata dal neocoronavirus nei pazienti, diminuire le lesioni polmonari, migliorare la funzione polmonare, proteggere e riparare i polmoni, con un effetto positivo sulla riduzione della fibrosi polmonare nei pazienti.”

In risposta alla diffusione della notizia questa settimana la Commissione dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha riferito che il farmaco non è autorizzato in Europa né negli Stati Uniti – per essere utilizzato su larga scala nei pazienti con Covid-19 è necessaria un’approvazione governativa giapponese – e oggi l’Agenzia ha ribadito che non esistono studi clinici pubblicati relativi all’efficacia e alla sicurezza del farmaco.

“Mancano dati sulla reale efficacia nell’uso clinico e sulla evoluzione della malattia e sebbene i dati disponibili sembrino suggerire una potenziale attività di favipiravir, in particolare per quanto riguarda la velocità di scomparsa del virus dal sangue e su alcuni aspetti radiologici, mancano dati sulla reale efficacia nell’uso clinico e sulla evoluzione della malattia. Gli stessi autori [dello studio cinese] hanno riportato come limitazioni dello studio che la relazione tra titolo virale e prognosi clinica non è stata ben chiarita e che, non trattandosi di uno studio clinico controllato, ci potrebbero essere inevitabili distorsioni di selezione nel reclutamento dei pazienti.”

In seguito alla dichiarazione di Zaia tuttavia, in una nota oggi l’Agenzia ha precisato che domani, lunedì 23 marzo, “la Commissione tecnico-scientifica dell’Aifa si esprimerà in modo più approfondito rispetto alle evidenze disponibili per il medicinale favipiravir.”

La Società Italiana di Farmacologia (Sif) oggi ha riferito che i farmaci normalmente usati per l’influenza di tipo A e B quali il Favipiravir sono stati testati, oltre a farmaci molto vecchi come l’antimalarico clorochina, o farmaci anti-HIV, gli antivirali Saquinavir, Indinavir, Lopinavir e Ritonavir, oltre al Tocilizumab, un anticorpo monoclonale normalmente usato per il trattamento di alcune forme di artrite, secondo quanto riportato dal Gazzettino di Venezia.

La Sif ha sottolinea tuttavia che «la fase è ancora quella di studio» ma che c’è «una coalizione scientifica mondiale per trovare rapidamente soluzioni adeguate».

“Ci troviamo di fronte al tentativo di utilizzare principi attivi già pronti e sono in corso studi clinici su farmaci come Baloxavir Marboxil, Oseltamivir e Umifenovir che presumibilmente daranno il loro responso entro il mese di maggio. Sembrano essere promettenti anche i risultati attesi dal farmaco Remdesivir che si è dimostrato utile nel suo impiego per Ebola,” ha sottolineato la Società, “i cui risultati si attendono per fine aprile.”

La Sif ha ribadito che i vaccini rappresentano ad ogni modo la soluzione migliore per il trattamento delle epidemie virali perché abbattono la diffusione dell’infezione. Molti di essi sono in fase di sviluppo e per alcuni sono state richieste le dovute autorizzazioni per provarli sull’uomo, ma “serve tempo per metterli a punto”.

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