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Gino Strada a TPI: “La crisi di governo? Una farsa, con 600 morti al giorno si litiga per un ministero in più”

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 14 Gen. 2021 alle 18:28 Aggiornato il 14 Gen. 2021 alle 20:33
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Credit: ansa foto

“Non si capisce il senso dell’aprire una crisi, non si capiscono proprio i contenuti. Qui non siamo di fronte a una pandemia, siamo di fronte a una sindemia. La sindemia è la compresenza simultanea di due malattie che si aggravano a vicenda: una è la malattia virale, un’altra è quella sociale”. Gino Strada, fondatore di Emergency, oggi impegnato anche nel sostegno agli ospedali calabresi, fa il punto a TPI su due condizioni che mettono in ginocchio l’Italia: da una parte la pandemia che conta oggi, giovedì 14 gennaio, 17.246 i nuovi casi e 522 i morti, dall’altro lo stato di salute della società afflitta da una povertà dilagante e la crisi di governo in atto.

Come stanno andando le cose in Calabria, com’è la situazione rispetto a quando avete iniziato?
Abbiamo messo a punto questo reparto Covid a Crotone, il secondo dell’ospedale. È un reparto con 23 letti. La protezione civile ha montato due tende, una serve per la vestizione e svestizione del personale nel reparto, l’altra ha una riserva di 8 letti. In questo momento ci sono 7 malati, speriamo che non aumentino però è stata un’operazione anche di prevenzione, perché se dovesse esserci una nuova ondata, un nuovo picco, siamo pronti senza andare ad appesantire il lavoro del pronto soccorso.

A livello regionale come sta andando con Longo?
I rapporti sono buoni, l’ho sentito pochi giorni fa, gli ho rinnovato la nostra disponibilità ad altri interventi in altri posti. Però dovrebbe indicarceli lui, finora è stato concentrato sugli aspetti di riorganizzazione amministrativa a Catanzaro. Non ha ancora avuto tempo di farsi un giro in tutti gli ospedali, anche in quelli chiusi, dei quali la gente chiede la riapertura.

Secondo lei qual è la strategia per affrontare il Covid dopo un anno di conoscenza del virus?
La strategia dovrebbe essere quella di organizzare una medicina del territorio, il 95% dei malati possono curarsi a casa, ma curarsi a casa non significa un fai-da-te, ma avere una medicina territoriale che possa intervenire, suggerire, formare sulle indicazioni terapeutiche.

L’Italia sta facendo bene?
L’Italia è stata distrutta, andrebbe ricostruita, perché è un aspetto fondamentale quello della medicina del territorio. Ci si concentra sempre sulla medicina pensando agli ospedali, non è così. L’attenzione agli ospedali è per i privati con un interesse economico. L’ospedale rende di più di un ambulatorio. Mentre da un punto di vista sociale è fondamentale avere una medicina del territorio che funzioni. Adesso si sta cercando di mettere in piedi queste Usca che dovrebbero essere dei team mobili che si occupano di monitorare e curare le persone con forme di malattia non gravi da richiedere l’ospedalizzazione, ma anche lì c’è un grosso ritardo.

Questione vaccini, tra le regioni che sono rimaste indietro sulla tabella di marcia troviamo proprio la Calabria (35,5% di dosi usate). Come spiega questo ritardo?
È la conseguenza della povertà della medicina territoriale. In generale io credo che i vaccini debbano essere gratuiti. I tamponi non lo sono ancora, bisogna pagare per avere dei responsi a breve termine. Sui vaccini bisognerebbe vedere dove vanno tutte queste dosi: il Canada ha comprato dosi per vaccinare 5 volte tutta la popolazione, non se ne capisce il senso. In compenso la maggior parte dei Paesi africani non ha potuto permettersi di comprare i vaccini. Se non si risolve la situazione globalmente, non si risolve nemmeno qui nei paesi ricchi d’Europa, le persone si muovono, viaggiano.

Lei non si è ancora vaccinato?
No, sto aspettando che mi chiamino, spero che mi chiamino, qualche elemento per essere vaccinato ce l’ho.

In piena pandemia si è aperta una questione politica grave, lei cosa ne pensa?
Vediamo come evolve questa specie di farsa. È una farsa. Non si capisce il senso dell’aprire una crisi, non si capiscono proprio i contenuti. Qui non siamo di fronte a una pandemia, siamo di fronte a una sindemia. La sindemia è la compresenza simultanea di due malattie che si aggravano a vicenda: una è la malattia virale, un’altra è quella sociale. Perché quando si sono persi centinaia di migliaia di posti di lavoro, si sono chiusi esercizi e c’è gente che fa la fila per un pasto vuol dire che c’è un’altra malattia che si aggiunge, si aggravano a vicenda. Chi si ammala di più sono gli strati sociali più deboli, bisognerebbe intervenire molto più efficacemente di come si è fatto finora. Non avrei mai pensato che Emergency avrebbe dovuto distribuire in Italia pacchi alimentari alla popolazione, cosa che stiamo facendo in diverse località: Milano, Napoli, Roma, Catanzaro, Piacenza. Non avrei mai pensato una cosa del genere. Con 5-600 morti al giorno si sta lì a discutere di un ministero in più o in meno. Questa crisi e questo disastro sociale continuerà per anni, non si risolverà in due mesi. Continuerà anche dopo la fine della pandemia.

Lei crede nel vaccino ma non la ritiene la panacea di tutti i mali.
Sono convinto che il Coronavirus ce l’avremo tra i piedi ancora per un paio d’anni. Le mutazioni sono normali, i vaccini coprono comunque a meno che non si tratti di grandissime mutazioni. I vaccini funzioneranno sicuramente, ma non si riuscirà ad estirpare il Covid prima di un paio d’anni. C’è bisogno di una stabilità politica che sia efficace per accelerare gli aiuti a tutti quelli che sono in difficoltà. Non si può fare una programmazione a 5 anni.

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