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Il piano di Renzi ora si complica: vince solo se salta Conte

Di Luca Telese
Pubblicato il 13 Gen. 2021 alle 20:18
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Immagine di copertina
Illustrazione di Emanuele Fucecchi

Alla fine Bruto ha colpito: Italia Viva ritira le sue ministre, la crisi è aperta una volta per tutte, il governo Conte bis è stato disarcionato. E oggi Matteo Renzi – sotto i riflettori – sembrava quasi sollevato, leggermente euforico.

Che bello tornare come ai vecchi tempi. La folla dei cronisti, lui che ci parla dando a tutti del tu: “Fate pure sette-otto domande, poi io rispondo a tutti…”. Oppure: “La domanda di Bertazzoni, come dicevi Luca…?”. E il cronista di PiazzaPulita: “Aveva paura di perdere la faccia?”. E Renzi: “No, io non ho paura di perdere la faccia”.

Quindi il crescendo: “Il re è nudo, guardate che ci vuole coraggio a dimettersi e a lasciare le poltrone”. Infine l’ultima risposta sul futuro: “Non ci sono preclusioni sul presidente del Consiglio”.

Dice che non ha avuto contatti con Conte, ripete che si voterà solo nel 2023. Ma intanto, in mezzo a mille richieste – la Bellanova si spinge fino a chiedere l’Alta velocità Roma-Lecce – c’è una richiesta che alza l’asticella fino alla soglia di non recepibilità: “Non prendere il Mes è da irresponsabili, noi ci siamo se c’è il Mes”. Il ché è come porre un veto al M5S, che su questo punto – come è noto – è indisponibile.

Il punto è questo: dopo tanti annunci, Renzi non ha ascoltato nessuna richiesta di essere prudente, nessun appello, e ha ritirato la sua delegazione. Adesso – tattica a parte – è come sospeso nel vuoto. E deve sperare di riuscire a portare a casa il suo vero obiettivo: far cadere il governo giallorosso, cambiare maggioranza, passare ad un governo istituzionale.

È vero che tecnicamente non ha chiuso alla possibilità di un nuovo governo con la stessa maggioranza. Ma le condizioni che abbiamo ricordato sembrano fatte apposta per rendere questa impresa difficile.

Certo, adesso ci sono i riflettori: lo spazio mediatico, le luci, la soddisfazione dei titoloni. Ma alla fine è chiaro che per poter vincere la partita che ha ingaggiato – per non caderci, nel vuoto – l’uomo di Rignano ha una sola possibilità: riuscire a portare a casa, come un trofeo, lo scalpo di Giuseppe Conte.

Non ci sono altri esiti possibili, il resto sono schermaglie. Non ci sono subordinate. Non ci sono appoggi esterni. È mors tua vita mea. E ieri (malgrado qualche tono di lieve dissimulazione) era del tutto chiaro.

Se Conte riuscirà comunque a portare a casa una fiducia, invece, avrà perso Renzi. Se la maggioranza sopravvive a questa pugnalata, Italia Viva avrà sbagliato i suoi calcoli. Se il mondo sopravvive senza di lui, Renzi avrà perso.

Se si va al voto, Renzi avrà perso, e il suo partito rischierà di scomparire. Per riuscire nel suo azzardo, quindi, Renzi deve portare a casa il risultato di distruggere. C’è da augurarsi- ancora una volta – che le sue aspettative siano deluse.

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